Benetton ad un bivio: a tre mesi di distanza dalla scomparsa di Gilberto, la famiglia di Ponzano Veneto pare divisa su chi possa prenderne il testimone ai vertici della holding capogruppo Edizione Srl e si fa strada l’idea di nominare non più un familiare ma un manager, per i più esterno al gruppo, per superare ogni possibile contrapposizione tra i quattro rami familiari.

Ancora più importante, occorrerà capire se i Benetton preferiranno in tutto e per tutto il “modello Agnelli”, portando in borsa Edizione così come gli Agnelli fecero con Exor, o preferiranno imitare chi come gli eredi Gavio quota sì le partecipate, ma preferisce conservare lo status di società privata non quotata per la holding di partecipazione ai vertici del gruppo, aprendo il capitale a un socio finanziario forte come il fondo di private equity Ardian.
Due strade che comportano anche due diverse necessità. Lo sbarco in borsa, prevederebbe la massimizzazione della valutazione di mercato di Edizione. Exor, ad esempio, aveva a fine giugno scorso un Net asset value (Nav), ossia un patrimonio netto, di 23,9 miliardi di dollari (oltre 21 miliardi di euro).

A quella data Edizione segnalava un Nav di 12,14 miliardi di euro, ma dopo la tragedia del ponte Morandi e il crollo delle quotazioni di Atlantia (che da sola rappresentava 6,15 miliardi di Nav per Edizione mentre oggi non arriva a 5 miliardi) si stima possa essere calato sui 10-10,5 miliardi. Visto che Exor capitalizza in borsa circa 13,15 miliardi vuol dire che il mercato applica uno sconto sul Nav del 37%-38% circa che applicato a Edizione comporterebbe una capitalizzazione attorno a 6,25-6,5 miliardi di euro.
Gli Agnelli controllano direttamente il 53% di Exor, che in pancia ha un ulteriore 2% di azioni proprie, con Harris Associates al 7,4% e Southeastern AM al 3% circa, mentre poco meno del 35% è flottante sul mercato. Se i Benetton fossero pronti a costituire un flottante tra il 35% e il 45% potrebbero incassare tra 2 e 3 miliardi di euro circa. L’ipotesi alternativa, ossia l’apertura del capitale della holding ad altri soci privati, dovrebbe necessariamente essere in grado di procurare altrettanti mezzi.
*BRPAGE*
Chi potrebbe essere interessato? Visto che in finanza nulla avviene per caso e che i rapporti pregressi contano, Ponzano Veneto potrebbe tornare a bussare a soggetti simili se non identici a quelli a cui si era rivolta nel 2007, ossia a Mediobanca, Goldman Sachs e Gic (il fondo sovrano di Singapore), entrati all’epoca nel capitale di Sintonia, poi divenuta Edizione, con un’iniezione di 2 miliardi di euro (di cui 336 milioni apportati da Mediobanca, 700 milioni da Goldman Sachs e 1 miliardo da Gic).
Quell’accordo si sciolse nel 2014, col conferimento ai quattro soci di partecipazioni in Atlantia proporzionali alla quota di ciascuno in Sintonia: i Benetton, tramite Edizione, sono ancora in possesso del loro 30,25%, Gic ugualmente è sempre socio con l’8,14% e sembra dunque poter essere un partner naturale per Edizione. Goldman Sachs col tempo ha invece ridotto la sua quota (originariamente al 4,55%) sotto la soglia rilevante del 3%, mentre nulla è dato sapere delle partecipazioni di Mediobanca (fin dall’inizio pari al 2,71% e dunque sotto la soglia rilevante).
Se Goldman Sachs e Mediobanca non fossero interessati a fare da sponda ai Benetton per rilanciare gli investimenti di Edizione o delle sue principali partecipate come Autogrill (controllata al 50,1% e che pare interessata alla francese Areas, attiva nella ristorazione aeroportuale e che potrebbe valere 1,2-1,3 miliardi), ai Benetton non mancherebbero comunque alternative.
Già per la cessione di un 12% circa di Autostrade per l’Italia nel 2017 si fecero avanti una cordata composta da Allianz Group, EdF Invest e Dif Infrastructure (che tramite Appia Investment è attualmente socia al 6,94%) e il fondo infrastrutturale cinese Silk Road Fund (5%), sborsando senza batter ciglio 1,5 miliardi. Altri potenziali soci finanziari potrebbero infine essere gli americani di Lazard Asset Management Llc o gli inglesi di Hsbc, entrambi attualmente soci al 5% circa di Atlantia. Tutti nomi di primo piano della finanza mondiale, che non avrebbero difficoltà, se interessati, a staccare un assegno da 500 milioni a un miliardo a testa per essere della partita.
Luca Spoldi

