
In attesa di conoscere il volto del nuovo governo, il prossimo inquilino di Palazzo Chigi troverà sulla propria scrivania numerosi dossier “caldi”. Rinnovo dei vertici delle maggiori “ex” partecipazioni statali, a partire dalla Poste e dalle Ferrovie, ma anche frequenze tv, nuove infrastrutture, trasformazioni del settore creditizio e rilancio della crescita magari attraverso nuovi incentivi alle esportazioni sono tra i temi economici che non possono essere più a lungo rinviati. Il probabile addio del “terzetto” di uomini che da Via XX Settembre hanno gestito la maggior parte delle nomine di questi ultimi anni, ossia il ministro uscente dell’Economia e finanze, Vittorio Grilli (per lui sembra esclusa una riconferma al governo), il Ragioniere Generale dello Stato (già successore di Grillo su tale poltrona), Mario Canzio (che andrebbe in pensione), e Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto al ministero dell’Economia e finanze fin dai tempi di Giulio Tremonti (a sua volta dato in uscita) rende il dossier “nomine” il più caldo in assoluto e quello dai risvolti potenzialmente più imprevedibili.
In scadenza ci sono infatti poltrone e nomi “pesanti” come quelli di Lamberto Cardia, classe 1934, già presidente della Corte dei Conti prima e della Consob poi e dal giugno 2010 alla presidenza delle Ferrovie dello Stato, poltrona che dovrà lasciare a maggio salvo improbabili “prorogatio” (mentre potrebbe essere confermato l’amministratore delegato del gruppo, Mauro Moretti). Con Cardia potrebbero uscire anche alcuni consiglieri come Alberto Brandani o Stefano Zaninelli, ma i giochi sembrano ancora aperti.
In primavera scadono anche i vertici di Cassa depositi e prestiti, dove il presidente Franco Bassanini sembra avviato a una riconferma che invece non è data per scontata la riconferma di alcuni consiglieri tra cui l’ex numero uno dello Ior, il banchiere Ettore Gotti Tedeschi. C’è poi il dossier Finmeccanica: dimessosi l’ex presidente Giuseppe Orsi, la nomina di Alessandro Pansa ad amministratore delegato potrebbe non sembra aver chiuso la vicenda anche perché la presidenza è stata affidata solo ad interim all’ex ammiraglio Guido Venturoni, vicepresidente del gruppo. Così l’assemblea per il rinnovo del Cda, in calendario per l’anno venturo, potrebbe essere anticipata.
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A rischio “anticipo” sembrano anche le assemblee (attese nel 2014) per il rinnovo dei vertici di Poste Italiane, Fintecna, Eni, Enel e Terna (e a cascata centinaia di poltrone nei Cda delle rispettive controllate). Massimo Sarmi guida le Poste ormai da 12 anni, un “regno” che Bersani potrebbe considerare essere durato abbastanza a lungo, tanto più che in Cda siedono anche alcuni esponenti politici come l’ex senatrice di Forza Italia, Maria Claudia Ioannucci, e il leghista Antonio Mondardo che potrebbero perdere il posto.
Possibile addio anche per la coppia ai vertici di Terna, il presidente Luigi Roth e Flavio Cattaneo (amministratore delegato), dopo tre mandati, ma in questo caso non si escludono sorprese in senso opposto, specialmente se il nuovo governo dovesse concentrare la sua attenzione su pochi punti in vista di un ritorno alle urne in tempi molto anticipati rispetto alla scadenza naturale della legislatura, così come sembra destinato a mutare, ma all’ultimo potrebbe essere prorogato, il vertice di Fintecna, presieduta da Maurizio Prato (presidente anche del Poligrafico dello Stato) ed il cui amministratore delegato è Massimo Varazzani (uomo vicino all’ex ministro Giulio Tremonti).
Insomma: se il nuovo premier avrà tempo e non sarà distratto da più urgenti provvedimenti quella che si andrà ad aprire potrebbe essere una stagione di intenso rinnovamento dei vertici dei maggiori gruppi economici italiani che ricadono sotto l’influenza della pubblica amministrazione. Un passo importante in vista di un rilancio dell’economia di tutto il paese, se sarà gestito al meglio con la nomina di manager competenti e non solamente in base ad una logica di mera spartizione di poltrone.
Luca Spoldi
