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Economia
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In 5 anni, dal 2010 al 2014, i lavoratori statali hanno visto e vedranno andare in fumo complessivamente 4.100 euro. La stima è fornita dal coordinatore del Dipartimento del pubblico impiego della Cgil, Michele Gentile, dopo il via libera definitivo da parte del Cdm al regolamento che proroga al prossimo anno il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti.

Non è l'unico allarma. Entro la fine dell'anno rischiano il rinnovo circa 150.000 persone. Sono lavoratori che si occupano di servizi essenziali, se non verranno rinnovati scoppierà un doppio problema sociale, per il loro futuro ma anche per i cittadini. Infatti, se non saranno fatti provvedimenti ad hoc, chi ha il contratto in scadenza il 31 dicembre e ha superato i tre anni con proroga, dovrà andare a casa lasciando scoperti servizi "stabili" della p.a.: il governo deve intervenire "con la stessa solerzia" con cui ha prorogato il blocco dei contratti e degli scatti di stipendio". Nel dettaglio i tempi determinati al 2011 sono 86.467 e lo stesso rischio c'e' anche per i co.co.co (42.409) e in misura minore per i lavoratori interinali (9.346) e per gli addetti a lavori socialmente utili (17.998).

I precari della p.a., in particolare i tempi determinati e co.co.co, spiega Gentile "coprono lavori stabili senza i quali le amministrazioni pubbliche non andrebbero avanti. Dunque di fatto sono tempi indeterminati senza diritti. Lavoratori precari per servizi duraturi e questa e' la peculiarita' del sistema pubblico rispetto a quello privato". Di qui la necessita' "di mantenere il rapporto di lavoro anche oltre la scadenza ma nello stesso tempo occorre, come fece Prodi nel 2006-2007, individuare percorsi rispettosi dei principi costituzionali che pero' rendano duraturo questo rapporto di lavoro". Fino a oggi, sottolinea il sindacalista, "abbiamo avuto gli stessi servizi pubblici con minor numero di persone e con molti rapporti di lavoro precari che alla loro scadenza determinano la chiusura dei servizi. Questo e' inaccettabile e deve finire. Altrimenti si determinera' un doppio problema sociale, per i cittadini e per questi lavoratori". Occorre "con la massima urgenza costruire un percorso che riapra le assunzioni a tempo indeterminato con scelte mirate e che riveda lo sblocco dei contratti di lavoro a tempo determinato nonche' la chiusura di quell'obbrobrio giuridico rappresentato dai vincitori di concorso che non possono essere assunti. Ci saremmo aspettati che, con la stessa solerzia con cui il governo si e' fatto carico del provvedimento del blocco dei contratti varato da Berlusconi nel 2011, avesse affrontato anche il tema dei precari che resta comunque, insieme al rinnovo dei contratti, l'obiettivo politico dell'autunno".

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