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Economia

Rcs Mediagroup in alto mare il primo giorno dell’aumento di capitale da 421 milioni (di cui 400 milioni tramite emissione di nuovi titoli ordinari a 1,235 euro l’uno) ed in attesa che domani il Cda si riunisca per esaminare le offerte per le dieci testate poste in vendita e per le quali secondo voci di mercato esisterebbero tre proposte (di Guido Veneziani, di Prs Communications e di Visibilia). Sul tavolo del Cda, ricordavano già stamane gli analisti di Websim, che sul titolo hanno un giudizio negativo, “poco interessante”, con target price di 3,67 euro, complice anche uno scenario macro di settore “fortemente penalizzante”, vi sarebbero anche l’ipotesi di scorporo e vendita della divisione collezionabili (ossia il marchio Fabbri), la vendita della partecipazione in Dada e quella del circuito radiofonico Finelco, oltre che dell’immobile di via San Marco.
Come da manuale nei casi di aumenti fortemente diluitivi (come è questo di Rcs) a Piazza Affari il titolo finisce sospeso per eccesso di rialzo a metà giornata, con un prezzo teorico di 2,178 euro (pari al 31,5% di rialzo rispetto alla chiusura di venerdì), controbilanciato peraltro dal crollo dei diritti sospesi a loro volta ma al ribasso (-35,8% con un teorico di 1,396 euro). Andamento diametralmente opposto ed ancora più accentuato nel caso dei titoli di risparmio: le azioni sono sospese ad un teorico di 0,7 euro (+63,4%), i diritti crollano ad un altrettanto teorico 0,165 euro (-63,25%).

Fatti due calcoli si arriva nel caso dei titoli ordinari a 3,574 euro (venerdì sera prima che i diritti fossero separati dalle azioni il titolo Rcs ordinario ha chiuso a 3,56 euro), ovvero a 0,865 euro nel caso di Rcs risparmio (che venerdì avevano chiuso a 0,75 euro). In entrambi i casi, dunque, chi venerdì aveva in mano i titoli e oggi può vendere azioni e diritti segna nel complesso un guadagno: merito probabilmente delle ultime adesioni all’operazione che dovrebbero consentire ai “pattisti”, di mantenersi comunque sopra il 51% post aumento, anche se vi sono residue incertezze sia su Giuseppe Rotelli (16,6% del capitale, orientato a sottoscrivere in larga parte la propria quota) sia su Diego Della Valle (8,7%, che oltre alla propria quota potrebbe essere tentato dal sottoscrivere parte dell’eventuale inoptato).

Se il re delle cliniche milanesi dovesse non sottoscrivere per intero i propri titoli e il patron del gruppo Tod’s facesse invece incetta di diritti si potrebbe arrivare a un ribaltone nel libro soci con Della Valle vicino al 17% e Rotelli che potrebbe scivolare sotto al 15%-16%, ma l’ipotesi non comporterebbe comunque, nell’immediato, alcun ribaltamento sul ponte di comando del gruppo editoriale, dato che i pattisti, ora al 58,1% del capitale di Rcs, possono contare anche sul supporto della Erfin della famiglia Bertazzoni (soci all’1,23%), della Sinpar dei Lucchini (2%) e della Italmobiliare dei Pesenti (anche se solo parzialmente, in modo da ridurre la quota, oggi al 7,4%, al 3,75% post aumento).

In tutto dei 400 milioni di aumento per la tranche di titoli ordinari risultano ormai garantite sottoscrizioni per 389 milioni di euro (di cui 204,6 dai pattisti e 184,5 milioni dalle banche del consorzio di garanzia): quanto basta per restare sopra il 51%, rendendo l’operazione poco attraente sotto il profilo della futura contendibilità della società ma sufficientemente interessante per gli arbitraggisti che guardano al prezzo dell’aumento di 1,235 euro (e al rapporto di 3 nuove azioni ordinarie ogni titolo posseduto) per cercare di trarre vantaggio tra gli eventuali scarti di valore tra diritti e azioni nell’arco dell’operatività giornaliera. Per il resto si vedrà, a partire da domani, anche se dagli analisti continuano a giungere inviti alla prudenza per non dire espliciti suggerimenti a non prendere parte all’operazione, in attesa di vedere come andrà a finire.

Luca Spoldi

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