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Bpm-Banco, Saviotti: “Nessun licenziamento”. Titoli ko in Borsa

Piano per una maxi riduzione (10 miliardi) delle sofferenze

Messo alla spalle il via libera alla fusione, per Bpm e il Banco Popolare ora è il momento del piano industriale che dovrà essere pronto entro la fine di aprile. Linee strategiche, sui cui inizierà il lavoro dopo Pasqua, che passeranno attraverso un incisivo programma di riduzione dei “non performing loans”. L’obiettivo è di un taglio fino a 10 miliardi di euro entro il 2019. Allo stesso tempo il matrimonio, che darà vita alla terza banca italiana, non porterà in ‘dote’ licenziamenti. “Non ci sarà alcun intervento drammatico sul personale”, è stata la rassicurazione del Ceo di Verona, Pier Francesco Saviotti. “Nel Banco in questi sei anni – ha ricordato in conferenza stampa – abbiamo ridotto il personale di oltre 4mila unità, senza un’ora di sciopero ricorrendo ai fondi di solidarietà e agli incentivi all’esodo.

E anche in questo caso avverrà la stessa cosa”. Il piano, secondo fonti sindacali, potrebbe portare ad oltre un migliaio di esuberi. Ma quel che brucia a Saviotti è la ricapitalizzazione. “Ho contestato l’aumento di capitale nella convinzione che, insieme, le due banche avessero la capacità di gestire i non performing loans” ma ”di fronte a una posizione che non permetteva alternative siamo andati incontro alle richieste del regolatore. Una richiesta che – ha sottolineato il banchiere – mi è sembrata e mi sembra tuttora eccessiva”. Il punto è che, comunque, il l’aumento si farà ma la riserva sul diritto di opzione verrà sciolta solo all’ultimo momento. “Un miliardo entrerà in cassa prima delle fusione ed è sicuro perché abbiamo già la copertura di Mediobanca e Merrill Lynch”, ha spiegato Saviotti evidenziando che “con questa decisione i livelli di copertura del nuovo gruppo diventano rilevanti”.

Nel frattempo con la fusione tra Bpm e Banco, per usare le parole del Ceo di Piazza Meda Giuseppe Castagna, nasce un gruppo “solido, aggregante, protagonista nel sistema del Paese”. La Borsa però non sembra aver raccolto. E in un mercato già debole, i titoli – alla vigilia sospesi per tutta la giornata – hanno chiuso pesantemente (Bpm -5,3%, Banco Popolare -4,8%) anche perché la strada per la definitiva aggregazione è ancora lunga e ostacoli dalla assemblea della Milano, da sempre molta calda, potrebbero non mancare. Tuttavia Castagna è apparso fiducioso rilevando che è stata fatta “una fusione interessante per tutti gli stakeholder”.

Da parte dei sindacati che lo hanno incontrato nel pomeriggio, il giudizio resta sospeso in attesa del piano industriale, anche se c’è una certa garanzia sugli esuberi che, lato Bpm, dovrebbero essere solo qualche centinaia. Le due banche, comunque, dovranno andare velocemente anche perché entro aprile dovranno essere pronte sia la due diligence sia il piano industriale. Mentre non c’è nessun obbligo di vendita degli asset: “E’ ovvio che ci saranno razionalizzazioni, ma normali, qualche sinergia è possibile farla”, ha spiegato Castagna sottolineando poi che “non è nostra intenzione di pensare ad altre aggregazioni”. Anche perché l’impegno ora non manca ed è “molto gravoso”.