Brand o brand...elli / Legami, da una cinghia per i libri alle mani di De Agostini: la storia del brand che profuma d'infanzia - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 14:17

Brand o brand...elli / Legami, da una cinghia per i libri alle mani di De Agostini: la storia del brand che profuma d'infanzia

Partito da un garage, arrivato nei mall internazionali: Legami cresce, convince De Agostini e ora guarda a Dubai. La storia

di Elisa Mancini

De Agostini mette le mani su Legami: la storia del brand fondato da Alberto Fassi

Ci sono odori che ti riportano a quando eri bambino, a settembre, con l'ansia del ritorno a scuola e la voglia matta di riempire lo zaino di penne e del diario più in trend dell'anno. Legami ha proprio quell’odore lì: di carta, colori e di qualcosa che ti fa venire voglia di aprire un quaderno nuovo, e forse è anche un po' quello che ha fatto della società bergamasca di cancelleria e articoli da regalo la sua identà; un carattere così forte che anche De Agostini, il gruppo controllato dalle famiglie Boroli e Drago, ha fiutato l'affare. Ha preso il 42% e si è piazzato al fianco del fondatore, Alberto Fassi, rilevando la quota nelle mani del fondo Flexible Capital Fund di DeA Capital.

Questa, però, non è la solita favoletta della startup nata con la benedizione di capitali, ma un racconto che ha il sapore di riscatto personale. Tutto è cominciato nel 2003 ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo, quando l’imprenditore Alberto Fassi, all'epoca ex consulente di KPMG, e con una carriera già spianata alle spalle, decise di dire addio al mondo della finanza per inseguire un'idea che gli frullava in testa da tempo, già dai tempi dell'università.

Fassi, innamorato della sua vecchia cinghia per i libri, capì che il settore della cartoleria era asfittico, statico, ingessato in accessori standard, quasi anonimi. E allora lì, in quell'apparente monotonia, capiì che c'era il modo di poter ribaltare il tavolo Allora per il progetto conclusivo di un master in creatività decise di rimettere mano proprio a quella vecchia cinghia: la smontò, la ridisegnò, le diede una nuova vita, e investendo i soldi della sua liquidazione, trasformò l'idea in un prodotto vero. Contro ogni logica, funzionò: ne vendé migliaia, e così nacque R&D S.r.l. (Ricerca e Sviluppo), poi Legami, un nome che giocava sul duplice significato di "lègami" (il libro) e "legàmi" (le relazioni umane). Una doppia anima che conteneva già la formula del successo: ogni prodotto doveva trasmettere un sentimento positivo.

Ma la vera svolta, quella che ha trasformato l’odore di carta fresca nel profumo di un successo globale arriva nel 2016. In quell'anno, Alto Partners, attraverso il fondo Alto Capital III, e Cube3 entrano nel capitale con una quota di minoranza (rispettivamente il 39% e il 3%); non soldi buttati a pioggia, ma un 'operazione mirata a dare muscoli all'azienda con un aumento di capitale volto a finanziare lo sviluppo retail (aperture di negozi monomarca) e soprattutto rafforzare la struttura manageriale, con l'inserimento di figure chiave come un Direttore Generale e un Direttore Finanziario.

Fu una vittoria da subito. Al momento dell'ingresso del fondo, Legami fatturava circa 12 milioni di euro; sette anni dopo, al momento dell'exit, il fatturato era schizzato a 75 milioni; il personale era passato da 38 a 198 dipendenti e i negozi monomarca da 3 a 28. Il tutto nonostante una pandemia e una rete retail piazzata soprattutto in stazioni e aeroporti, i primi luoghi a fermarsi quando il mondo si è bloccato.

Ad oggi la gamma conta oltre 15 categorie e migliaia di articoli: agende, quaderni, tazze, penne, planner, giochi, accessori tech e borse che Legami vende attraverso negozi propri e grandi catene di distribuzione come Mondadori, Feltrinelli, Giunti, Rinascente e Coin. È presente in oltre 50 paesi, e l'estero pesa ormai più del 40% del fatturato fatturato estero che supera il 40%. Ma non è solo business, perché Legami ha fatto anche della sostenibilità uno dei suoi pilastri portanti: energia verde, carta riciclata, filiera controllata, compensazione delle emissioni di CO2. Sono pochi i brand italiani che ad oggi possono dire lo stesso, e non per marketing, ma con l’impegno quotidiano di chi sa che il futuro è fatto anche di scelte non sempre commerciali. E adesso? Adesso si punta dritti al Medio Oriente: si parte da Dubai, con una partnership con Azadea, che porterà all'apertura di una rete di negozi in franchising in tutto il Golfo Persico. 

Con Legami, quel pezzo di stoffa colorato, nato per tenere insieme i libri, e che ai suoi tempi era già un manifesto, oggi, dopo vent’anni, riaccende ancora le stesse sensazioni. "Le emozioni le capiscono tutti", dice lo stesso Fassi,  quindi, se vi capita di incrociare un prodotto Legami, non pensate solo a una semplice penna o a un’agenda ben fatta, dentro c’è una storia: un garage bergamasco, un’intuizione, anni di lavoro, sudore, e tentativi. È una pagina d’Italia che sa crescere, reinventarsi e, soprattutto, non ha paura di osare davvero.