Brand o brand…elli / Sony, si chiude un’era con l’addio ai CD per PlayStation: la storia del marchio nato per sbaglio più di trent’anni fa
Per tutti gli appassionati di videogiochi si chiude un’era. La giapponese Sony ha annunciato che a partire da gennaio del 2028 non produrrà più dischi fisici per i nuovi videogiochi della sua console, la PlayStation. Tra circa un anno e mezzo si potranno quindi acquistare i titoli solo sullo store online o nei negozi, dove gli utenti troveranno la classica scatola ma con un codice all’interno anziché il disco. L’azienda ha spiegato che la scelta è legata alla crescente domanda di acquisti digitali da parte dei consumatori, sottolineando che circa l’80% dei giochi venduti per PlayStation 5 viene ormai acquistato in formato digitale. Alcuni giocatori, però, continuano a preferire i dischi fisici perché possono essere rivenduti o collezionati. Sony ha precisato che i giochi pubblicati prima del 2028, così come i titoli già esistenti, continueranno a essere disponibili nei loro formati attuali.
La tendenza riguarda del resto tutto il settore: anche l’attesissimo Gta 6 sarà pubblicato solo in digitale, con le edizioni fisiche in commercio che conterranno un codice di download anziché un disco di gioco. Sony ha inoltre annunciato la chiusura dei negozi digitali per PlayStation 3 e PlayStation Vita entro la metà del prossimo anno: gli utenti non potranno più acquistare titoli digitali per queste piattaforme, anche se le librerie già acquistate resteranno accessibili. Le operazioni di dismissione partiranno nell’agosto 2026 in mercati selezionati dell’America Centrale, per poi estendersi al resto dell’America Latina e al Medio Oriente entro fine anno, fino alla chiusura globale prevista per luglio 2027.
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Una svolta epocale per un’azienda nata analogica
Che sia proprio Sony a chiudere l’era del disco fisico ha un che di paradossale, se si guarda alla sua storia. Sony Interactive Entertainment nasce infatti il 16 novembre 1993 a Tokyo, fondata da Ken Kutaragi – passato alla storia come il “padre della PlayStation” – proprio a partire da un progetto legato ai supporti fisici: la prima PlayStation doveva essere un lettore CD per il Super Nintendo, sviluppato con Nintendo come risposta al Sega Mega CD. Quando Nintendo cancella segretamente l’accordo, Sony trasforma il progetto in una console autonoma, dando involontariamente il via a uno dei marchi più redditizi della storia dell’intrattenimento, un marchio costruito per oltre trent’anni proprio sul disco come formato di riferimento.
Da lì la crescita è rapida. La PlayStation 2, uscita nel 2000, diventa ancora oggi la console più venduta di sempre, complice anche la sua capacità di riprodurre DVD – una funzione che nel 2003 porta alla variante PSX, mai arrivata fuori dal Giappone per gli alti costi. Seguono la PlayStation 3, con la potente CPU Cell e il supporto al 3D, e la PlayStation 4 del 2013, che riavvicina l’architettura della console a quella di un PC standard grazie ai componenti AMD. Nel 2020 arriva infine la PlayStation 5, proposta fin da subito in doppia versione, standard e “Digital Edition” – un dettaglio che, con il senno di poi, anticipa proprio la direzione presa oggi in modo definitivo.
Non solo console da salotto: Sony ha provato più volte a conquistare anche il mercato portatile, storicamente dominato da Nintendo. Dopo la piccola PocketStation del 1999, arriva nel 2004 la PSP, seguita nel 2011 da PS Vita, uscita di produzione nel 2019, segnando il ritiro di Sony da questo segmento. Sul piano societario, il cambiamento più significativo arriva nel 2016, quando la sede centrale globale viene trasferita da Tokyo a San Mateo, in California, pur mantenendo uffici chiave in Giappone e nel Regno Unito. Alla guida dell’azienda si sono succedute negli anni figure storiche del brand come Kazuo Hirai, Andrew House, John Kodera e Jim Ryan, fino all’attuale Presidente e CEO Hideaki Nishino, in carica dal 1° aprile 2025, colui che ora si trova a guidare Sony proprio nel passaggio che chiude, dopo tre decenni, il capitolo del disco fisico.

