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Brand o brand…elli / Vendite in calo del 10%, chiusura di 160 negozi e lavoratori a rischio: la storia del colosso svedese H&M

Tra i punti vendita destinati alla chiusura figura lo store di Roma Tuscolana, la cui attività dovrebbe cessare a partire dal 10 maggio

Brand o brand…elli / Vendite in calo del 10%, chiusura di 160 negozi e lavoratori a rischio: la storia del colosso svedese H&M

Brand o brand…elli / La storia di H&M, il marchio svedese pronto a chiudere 160 negozi: la sfida della fast fashion passa sempre più dall’online

Il colosso svedese H&M ha annunciato la chiusura di circa 160 negozi nel corso del 2026, segnando un nuovo capitolo nella trasformazione del settore della fast fashion. Una decisione che arriva in un contesto di concorrenza sempre più aggressiva e di crescente spostamento dei consumi verso l’e-commerce. La strategia del gruppo punta infatti a rafforzare il canale digitale, già da tempo integrato con la rete dei punti vendita fisici. Tuttavia, il ridimensionamento degli store tradizionali appare inevitabile di fronte a un mercato che cambia rapidamente, dove piattaforme online e nuovi competitor stanno ridefinendo le regole del gioco.

Nel primo trimestre dell’anno, H&M ha registrato un calo delle vendite del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un lieve segnale di ripresa è arrivato a marzo, con un +1% a valuta costante, ma non sufficiente a invertire una tendenza complessivamente negativa. La riorganizzazione interesserà anche l’Italia. Tra i punti vendita destinati alla chiusura figura lo store di Roma Tuscolana, la cui attività dovrebbe cessare a partire dal 10 maggio. La decisione coinvolge direttamente 17 lavoratori a tempo indeterminato.

Dalle origini in Svezia all’espansione globale

La storia di H&M affonda le sue radici nel 1947, quando Erling Persson aprì il primo negozio a Västerås, in Svezia, con il nome di “Hennes” (in svedese “lei”), dedicato esclusivamente all’abbigliamento femminile. Negli anni successivi, il marchio iniziò a espandersi: nel 1964 arrivò in Norvegia e, nel 1968, l’acquisizione del rivenditore Mauritz Widforss a Stoccolma segnò una svolta decisiva. L’introduzione dell’abbigliamento maschile portò al cambio di nome in Hennes & Mauritz, da cui l’attuale acronimo H&M.

La società è stata quotata alla Borsa di Stoccolma nel 1974 e ha avviato la sua espansione internazionale nel 1976 con l’apertura del primo negozio fuori dalla Scandinavia, a Londra. Il debutto negli Stati Uniti risale invece al 31 marzo 2000, con l’apertura di uno store sulla Fifth Avenue di New York, simbolo dell’ingresso nel mercato globale. Già alla fine degli anni Novanta, H&M aveva intuito il potenziale del digitale: il lancio dell’e-commerce nel 1998 ha rappresentato uno dei primi passi verso quel modello omnicanale che oggi è diventato centrale nella strategia del gruppo.

Produzione globale e diversificazione

Nel corso degli anni, H&M ha costruito una catena di approvvigionamento globale, con forniture provenienti principalmente da Cina, Bangladesh e India. La sede resta in Svezia, mentre la produzione è affidata a una rete internazionale di fornitori e fabbriche. Nel 2008 l’azienda ha ampliato la propria offerta entrando nel settore dell’arredamento con H&M Home, inizialmente solo online e oggi presente anche in negozi fisici in tutto il mondo.

Parallelamente, il gruppo ha sviluppato diversi brand e concept store, tra cui COS, Weekday, Monki e Cheap Monday, rafforzando la propria presenza soprattutto nei mercati asiatici. Nel periodo tra il 2009 e il 2010, il marchio è stato inserito tra i più importanti al mondo dalla società di consulenza Interbrand, con un valore stimato tra i 12 e i 16 miliardi di dollari. Durante la pandemia di COVID-19, il gruppo ha chiuso circa 250 negozi a livello globale e ha accelerato ulteriormente la transizione verso l’online, registrando una diminuzione delle vendite del 34% su base annua. Nel 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, l’azienda ha deciso di ritirarsi dal mercato russo, chiudendo oltre 150 punti vendita. Una scelta che ha avuto un impatto rilevante, considerando che la Russia rappresentava il sesto mercato per il gruppo, pari al 4% delle vendite nel quarto trimestre del 2021.

Oggi, con la chiusura di 160 negozi, H&M conferma una traiettoria già avviata: meno punti vendita fisici e una presenza sempre più forte online. Una trasformazione che non riguarda solo il marchio svedese, ma l’intero settore della fast fashion, sempre più orientato verso un futuro digitale.

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