Mettiate il caso di essere investitori in una delle aziende internazionali che ritenete più solide ed affidabili nel portafoglio borsistico mondiale. Un bel giorno e senza nessuna avvisaglia il CEO vi racconta che a causa di un possibile problema in una filiale che incide per l’1% sui margini del Gruppo quest’anno non si potranno distribuire dividendi. Le notizie vengono enfatizzate così che il titolo perde il 20%, alcuni top manager vengono rimossi e tutta l’attenzione viene focalizzata sui problemi della filiale con l’obiettivo forse di distoglierla dal vertice mondiale. I profitti erano gonfiati, i conti del gruppo disastrati e la colpa tutta del management italiano. Nelle scorse settimane diversi organi di informazione pubblicano la notizia dell’azzeramento dei manager italiani di British Telecom dopo le conclusioni di un’indagine interna condotta insieme alla società di revisione KPGM: la divisione italiana avrebbe truccato i conti per gonfiare i guadagni, costringendo la casa madre ad abbassare il valore di Bt Italia di 530 milioni di sterline.
Alla diffusione di questa scoperta il titolo, quotato a Londra, ha perso il 20%. Sembrerebbe tutto fin troppo semplice: conti truccati, Bt corre ai ripari e rimuove i manager responsabili dei conti gonfiati. Eppure con il passare dei giorni la questione sembra farsi più complicata. L’annuncio di Bt in cui sostiene che non ci saranno profitti nel 2017 e neanche nel 2018 ed il crollo in borsa possono essere giustificati solo con quanto emerso nella divisione italiana che incide soltanto per l’1% nei margini del gruppo?
Bt Italia avrebbe gonfiato i profitti per un numero imprecisato di anni tanto da portare ad una svalutazione del bilancio complessivo di British Telecom, tra errori e cambi di principi contabili, di oltre 610 milioni di euro. Ma dov’erano i revisori, il collegio sindacale, gli auditor interni? E l’affidabilità di sistemi aziendali e dei processi e delle procedure standard? Fin da subito l’amministratore delegato Gavin Patterson ha puntato il dito sulla divisione italiana: “Siamo profondamente delusi dalle pratiche improprie rilevate nel nostro business italiano”. L’azzeramento del management potrebbe essere la mossa che anticipa un disimpegno in Italia come uno degli effetti della Brexit?
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Gli utili trimestrali al 31 dicembre avevano visto una flessione del 37% e l’utile netto era diminuito del 53%. La perdita di alcuni clienti internazionali dovuta proprio alla Brexit sembra una delle cause principali del peggioramento dei conti, ma sembra molto più semplice trovare nella filiale italiana il capro espiatorio. Cosa accadrà ora? Intanto Bt ha nominato Andrea Giovanni Bono nuovo country manager della divisione italiana. L’impegno e gli investimenti in Italia saranno rilanciati oppure ridotti e azzerrati? La situazione è “completamente sotto controllo” ha aggiunto Patterson attribuendo la vicenda dei conti gonfiati ad un manipolo di persone che sono state allontanate. Tra gli osservatori c’è già chi prevede l’abbandono dell’Italia come John Foley analista di Reutersbreakingviews.
Sul Financial Times Michael Skapinker sposta le responsabilità sul vertice di Bt Group: se Patterson fosse stato più presente in Italia probabilmente avrebbe scoperto molto prima quello che non andava. O, forse, aggiungiamo noi, non avrebbe avuto scuse e si sarebbe dovuto assumere le proprie responsabilità, visto inoltre che tutte le filiali del gruppo (Italia compresa) sono soggette a continui controlli e visite in tutte le aree aziendali e le funzioni di staff (incluso la Finanza e l’Amministrazione) sono sotto il controllo diretto di Londra.
Dopo qualche giorno di riflessione anche per la stampa inglese, dunque, gli errori più gravi sono stati quelli della casa madre che negli anni non si è ‘’accorta’’ di niente prima di intervenire limitandosi a rimuovere il management italiano. Considerato che Bt Italia è uno dei maggiori fornitori di connettività per la pubblica amministrazione ci si sarebbe aspettati qualche parola da parte delle istituzioni e della politica in difesa di quei manager mandati a casa da un giorno all’altro e che sembrano essere diventati gli unici (forse inconsapevoli?) responsabili delle brutte acque in cui è piombata Bt.
Fabio Frabetti
