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Economia
TOMASO  MARZOTTO CAOTORTA

L'Angel investing? Un fenomeno in forte crescita che può abbattere il monopolio dei finanziamenti bancari e aiutare le Pmi soprattutto in questo periodo di crisi e di stretta del credito.

Questo tipo di investimento è parte integrante di un più ampio comparto denominato “Early Stage”, che oggi in Italia vale 169 milioni di euro  suddiviso in 502 operazioni all’interno del quale il peso degli investimenti dei Business Angels, costituisce una parte importante e fa parte di un network europeo (EBAN) voluto dalla Commissione europea

Tomaso Marzotto Caotorta (nella foto), segretario generale di Iban, l'associazione italiana dei Business Angels, ad Affaritaliani.it ne spiega i vantaggi.

L'INTERVISTA

Il mercato italiano del capitale di rischio informale è un’opportunità per le start up?
"In effetti questo risulta dai dati che abbiamo presentato proprio di recente sugli investimenti per le start up  e la nostra indagine che raccoglie i dati  raccolti, tra l’altro, tramite un questionario on line, nel periodo dal 14 gennaio al 28 marzo 2013 sull’attività dei Business Angels".

Chi sono i Business Angels? 
"Sono ex titolari di impresa, managers in attività o in pensione, che dispongono di mezzi finanziari (anche limitati), di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Hanno il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l’interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell’uscita; l’obiettivo dei Business Angels è quello di contribuire alla riuscita economica di un’azienda ed alla creazione di nuova occupazione".

Cos’è  la vostra associazione?
"La nostra associazione,  Italian Business Angel Network, è senza scopo di lucro, ufficialmente riconosciuta e con personalità giuridica; fondata il 15 marzo 1999 a seguito del Progetto DG Impresa promosso dalla Commissione europea. L’Associazione coordina e sviluppa l’attività di investimento nel capitale di rischio di piccole imprese da parte di investitori informali (termine anglosassone ‘Business Angels’). All’interno del contesto nazionale si pone come punto di riferimento per gli investitori privati, per i network nazionali (BAN) e per i Club di Investitori, mentre a livello europeo fa capo ad EBAN, Associazione europea dei circuiti dei business angels (www.iban.it)".

Chi può creare e gestire un B.A.N. (Business Angels Network)?
"Possono essere soggetti promotori e attori del network locale: persone fisiche, come i Business Angels, particolarmente attivi nella zona e/o impegnati in associazioni o enti locali; enti e/o organizzazioni come le Camere di Commercio, i Business Innovation Centre (BIC), le associazioni industriali, le agenzie di sviluppo locale, le agenzie per il lavoro, le banche, le società attive nel capitale di rischio o nel temporary management, le società di consulenza, gli studi di avvocati e commercialisti, ecc".

Quali sono le attività e il ruolo di IBAN?
"Sviluppiamo  e coordiniamo l’attività di investimento nel capitale di rischio in Italia e in Europa da parte degli investitori informali; Incoraggiamo lo scambio di esperienze tra i B.A.N.; promuoviamo il riconoscimento dei Business Angels e dei B.A.N. come soggetti di politica economica; organizziamo incontri dei Business Angels, degli imprenditori, dei neo-imprenditori e delle aziende; contribuiamo alla realizzazione di programmi locali/nazionali/comunitari finalizzati alla creazione e allo sviluppo di un ambiente favorevole all’attività degli investitori informali; manteniamo gli opportuni contatti con le organizzazioni internazionali e non, per la realizzazione dei sopracitati obiettivi. Inoltre, l’Associazione Italiana dei Business Angels cura l’attività culturale, associativa, editoriale; costituisce comitati o gruppi di studio e di ricerca e svolge qualsiasi altra azione che si riconosca utile, lecita ed aderente agli scopi dell’Associazione".

Come si organizzano i Business Angels?
"È previsto che i Business Angels si organizzino in Club tra Business Angels o in reti locali, conosciute come B.A.N. (Business Angels Network); i B.A.N. sono delle strutture permanenti che consentono ai Business Angels di incontrare imprenditori alla ricerca di capitale e di competenze manageriali".

A cosa serve la rete dei Business Angels?
"Il successo di una pmi dipende: da un buon Business Plan; dai mezzi finanziari disponibili; dalla capacità dell’imprenditore. I dati della nostra indagine SURVEY 2012 evidenziano che l’Angel Investing è parte integrante di un più ampio comparto denominato “Early Stage”, che oggi in Italia vale 169 milioni di euro suddiviso in 502 operazioni all’interno del quale il peso degli investimenti dei Business Angels, costituisce una parte importante. Investitori  informali nel capitale di rischio è la definizione italiana del termine anglosassone Business Angels. I  Business Angels che hanno compilato la Survey 2012 sono stati 262, suddivisi in Soci diretti e indiretti appartenenti a Club e BAN associati e terze parti individuate dall’Associazione IBAN. Gli importi investiti  si attestano a  33.810.000 euro  a fronte di 94 start up su cui si è investito. Ogni rete locale si attiene rigidamente alle regole di comportamento indicate dalle associazioni italiana (IBAN) ed europea (EBAN) dei Business Angels voluta dalla Commissione europea".

Dei 1.963 progetti esaminati dalla vostra indagine solo il 18 per cento sono stati oggetto di investimento da parte dei dichiaranti. Questo evidenzia il crescente rigore del processo di  selezione dei progetti in circolazione?
"Sì. Era il 23 per cento l’anno precedente. Si punta maggiormente alla qualità a discapito della quantità. La Survey 2012 riconferma il rafforzamento delle operazioni in “cordate” di investitori, che permette agli Angels, da un lato, di raccogliere importi più elevati per gli investimenti in start up più strutturate, dall’altro, di diversificare il rischio e i settori d’investimento. A conferma di quanto sopra indicato si evidenzia la forte polarizzazione verso gli investimenti individuali di piccolo importo; infatti oltre i due terzi dei BA (76%) hanno investito meno del 10% del proprio patrimonio liquido e disponibile e circa il 76% delle operazioni è stato inferiore a  60.000 €; all’interno di questo range il peso della classe       < 15.000 € è significativamente aumentata nel 2012".

business angel

 

Quali sono i settori di investimento?
"Delle società oggetto di investimento circa l’ 80% sono start up innovative ai sensi del Dec. Sviluppo bis del 2012 . Circa i settori merceologici d’investimento, i fondi investiti dai BA  hanno visto quest’anno al primo posto “Energia e ambiente”, seguito da “ICT”e “Med Tech” . Tutti settori caratterizzati da un elevato potenziale di crescita grazie al loro contenuto di elevata innovazione".

Cinzia Boschiero

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Tags:
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