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C’è anche un Sud che non piange e avanza. Di Pietro Mancini

A Napoli sono nate 23 aziende, guidate da giovani titolari, molto più che nelle metropoli del Nord. E l’area, dove l’incidenza dell’imprenditoria giovanile è maggiore, è quella di Reggio Calabria. Finalmente, una classifica, dove il Sud non è relegato all’ultimo posto. Questi dati, pubblicati dal “Corriere della Sera“, dimostrano che non ci sono solo ombre, “cattedrali nel deserto”, lutti, mafie e rassegnazione nelle regioni meridionali. E dovrebbero sollecitare l’attenzione, in termini nuovi e dinamici, rispetto al passato, del governo, delle industrie e dei sindacati sui problemi del Sud, non presenti tra le priorità, indicate alla Leopolda di Firenze e nella manifestazione della CGIL a Roma.

Quella del Mezzogiorno non è, solo, una “questione criminale”. E Matteo Renzi presti maggiore attenzione alla recente riflessione di uno studioso, il prof. Franco Cassano : in tempi di internazionalizzazione dell’economia, l’unità del Paese può essere salvata solo dal rilancio dell’autonomia del Sud. E la questione meridionale deve, finalmente, uscire dai polverosi “libri dei sogni” dei governi e dei sindacati, con una serie di impegni mai mantenuti. Ma deve rinascere, al di là della cornice nazionale, come il fulcro della “questione mediterranea”. Un percorso, certo, difficile ma, a Ventotene, il grande europeista, Altiero Spinelli, scrisse “Il Manifesto per un’Europa libera e unita”, nel 1941, quando il Vecchio Continente era squassato, oltre che dalla crisi economica, da una tremenda guerra, con decine di milioni di morti.

Pietro Mancini