Agosto è iniziato con una costante già ampiamente percepita a luglio, il caldo da record in Italia. L’afa naturalmente ha delle conseguenze, non solo sulla salute delle persone ma anche sul cibo. Gli eventi estremi costano quest’anno 1,5 miliardi tra spese per la messa in sicurezza dei campi e ore di lavoro non svolto. Una “tassa” – riporta La Repubblica – che colpisce i simboli della cucina nostrana. Dal riso al grano, fino al latte. Con queste temperature, che in alcune zone dell’Italia superano addirittura i 40°, il cibo ne subisce conseguenze dirette.
Frutta e verdura, ad esempio, maturano in tempi molto più brevi, latticini e prodotti freschi diventano più delicati durante il trasporto e perfino la conservazione domestica richiede qualche attenzione in più. Il risultato è un aumento del rischio di spreco alimentare proprio nei mesi in cui si acquistano più prodotti freschi. Anche la disposizione degli alimenti fa la differenza. Mele, banane e pomodori producono etilene, un gas naturale che accelera la maturazione di altri frutti. Tenerli separati da pesche, albicocche, meloni e avocado aiuta a prolungarne la conservazione. Allo stesso tempo è utile ricordare che non tutta la frutta deve necessariamente stare in frigorifero: pesche molto mature o frutti di bosco possono trarne beneficio, mentre banane e frutti tropicali tendono a perdere qualità.
Anche pianificare la spesa con maggiore frequenza, acquistando quantità più contenute di prodotti freschi durante le settimane più calde. Anche conservare gli avanzi in contenitori bassi e ben chiusi permette di raffreddarli più rapidamente e mantenerli sicuri più a lungo.

