Il caldo record spinge i cittadini Ue a comprare nuovi impianti di aria condizionata
Le ondate di calore che stanno interessando l’Europa stanno spingendo un numero sempre maggiore di cittadini ad acquistare un impianto di aria condizionata. Tuttavia, la diffusione dei condizionatori continua a essere frenata da norme urbanistiche, vincoli legati alla tutela del patrimonio storico, regolamenti condominiali e, in alcuni Paesi, anche dalla carenza di installatori specializzati. A fotografare la situazione nei diversi Paesi dell’Unione europea è un servizio pubblicato da Il Sole 24 Ore nell’ambito del progetto internazionale PULSE.
“Le ondate di calore che stanno investendo l’Europa stanno cambiando il modo in cui gli europei vivono le proprie case”, si legge nel servizio. “Se fino a pochi anni fa l’aria condizionata era considerata un lusso o un’esigenza limitata ai Paesi mediterranei, oggi è diventata una necessità in gran parte del continente”. Il ritardo europeo nella diffusione degli impianti, però, non è legato soltanto al clima del passato: a pesare sono anche i vincoli urbanistici, le norme per la tutela del patrimonio storico, i regolamenti condominiali e, in alcuni casi, perfino l’opposizione dei vicini di casa.
La situazione in Europa
Il servizio analizza quindi le diverse situazioni nei Paesi europei. L’Austria rappresenta uno degli esempi più significativi. Per chi vive in un appartamento, installare un condizionatore fisso può trasformarsi in un lungo percorso amministrativo. Se l’abitazione è in affitto è necessario ottenere il consenso del proprietario; nei condomini, invece, l’installazione dell’unità esterna viene spesso considerata una modifica della facciata e richiede l’approvazione degli altri condomini. In caso di opposizione resta la possibilità di rivolgersi al giudice, ma dimostrare che l’intervento risponde a un “interesse importante” non è semplice. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono i regolamenti edilizi dei singoli Länder e le norme che tutelano i centri storici.
Molto diversa è la situazione nella Repubblica Ceca, dove fino a pochi anni fa l’aria condizionata era poco diffusa al di fuori di centri commerciali, uffici e mezzi pubblici. A modificare rapidamente il mercato sono stati soprattutto due fattori: l’aumento delle temperature estive e la diffusione dello smart working dopo la pandemia. Trascorrere più tempo in casa durante i mesi più caldi ha infatti spinto molte famiglie a investire nel raffrescamento domestico. Secondo il servizio, le differenze tra i vari Paesi raccontano una trasformazione comune. Nei Paesi dell’Europa centrale il principale ostacolo è rappresentato dalle normative: molti edifici sono stati progettati per un clima più fresco e le leggi rendono complesso intervenire sulle facciate. Nei Paesi mediterranei, invece, la sfida consiste nel conciliare la crescente domanda di raffrescamento con la tutela di un patrimonio storico unico al mondo. Nei Paesi baltici pesano soprattutto la burocrazia e la carenza di manodopera specializzata.
Il quadro che emerge è lo stesso in tutta Europa: mentre il cambiamento climatico rende il raffrescamento sempre più necessario, le città europee continuano a essere progettate per un clima che ormai non esiste più.

