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Economia

"Sono anni – dice Guido Carella, presidente Manageritalia – che in tema di lavoro lottiamo contro i mulini a vento. Per un lavoro più produttivo, appagante e diffuso bisogna creare le condizioni perché crescano e si sviluppino settori e business ad alto valore aggiunto, innovazione, gestione manageriale, flessibilità organizzativa e tanto altro. Dobbiamo difendere non il posto, ma il lavoro, meglio la professionalità degli italiani, perché siano protagonisti insieme alle nostre imprese dell’indispensabile ripresa della competitività e crescita".

Alcuni dati raccolti da Manageritalia in occasione del 1° maggio danno l’idea di quanto dobbiamo cambiare.

Pochissime aziende hanno un’organizzazione del lavoro adeguata ad un’economia della conoscenza che richiede engagement e collaborazione a tutti i livelli. Una recente indagine di AstraRicerche per Manageritalia dice che solo due terzi delle aziende intervistate puntano su innovazione, di processo/organizzativa (67,9%) e/o di prodotto/servizio (67,6%), e collaborazione interna (66,7%). Poco più di un terzo punta sul benessere dei lavoratori (42,6%). Solo il 14,3% delle nostre aziende fa periodiche indagini di clima, contro il 50,7% di quelle estere. E, a corollario del tutto, solo il 35,7% ha un’attività strutturata di comunicazione interna, a fronte del 74% delle aziende estere. E questo avviene in aziende che hanno manager all’interno, immaginiamoci dove non ce ne sono.

La flessibilità oraria e organizzativa latita. Si tende ancora a valutare le ore di lavoro fatte, piuttosto che i risultati raggiuti e quindi il merito. Il lavoro part time coinvolge in Italia solo il 5,9% degli uomini (media UE27 9%) e il 29,3% delle donne (media UE27 32,1%). E il 63,8% degli uomini e il 50,2% delle donne dichiara che è una scelta involontaria. La banca delle ore coinvolge solo l’1,1% dei lavoratori italiani, a fronte di una media europea del 10,3% e del 23,2% in Germania (Eurostat 2011). Solo il 24% delle aziende italiane sopra i 9 dipendenti utilizza meeting e/o gruppi di lavoro per coinvolgere i dipendenti sull’organizzazione del lavoro, contro una media UE del 41%, e il 79% della Svezia e il 45% di Germania e il 43% di Francia e Regno Unito.

E tanto si spiega con il fatto che pochissime aziende hanno una vera gestione manageriale: in Italia nel settore privato abbiamo 1 dirigente ogni 100 dipendenti, contro più di 3 di Francia a Germania. Solo 43mila aziende sulle 210mila con più di 10 dipendenti hanno all’interno 1 dirigente e/o un quadro e quelle che hanno un dirigente sono 32mila. Le nostre imprese familiari hanno nel 66% dei casi management composto da soli familiari dell’imprenditore, contro il 28% della Germania, il 25% della Francia e il 10% dell’UK (Eurofound 2013).

La vera e unica festa del lavoro che possiamo e dobbiamo fare in Italia – chiude Carella – è cambiarlo in meglio. Dobbiamo creare le condizioni perché l’economia possa ripartire e voltare pagina grazie allo sviluppo di settori nei quali siamo forti, della crescita di altri che sono e saranno al centro della creazione del valore, di un mondo del lavoro più capace di guardare alla produttività e al benessere, puntando sulla crescita e sul coinvolgimento dei lavoratori. Certo, la politica deve fare tanto e il Job Act è un primo importante passo, ma serve molto di più. Ma altrettanto e ancor di più devono fare i sindacati, gli imprenditori e i manager. E per farlo dobbiamo tutti voltare pagina, cambiare i paradigmi che ci guidano e lavorare insieme. Perché oggi la produttività dipende quasi unicamente dalla qualità del capitale umano, dall’innovazione e dall’organizzazione manageriale delle imprese. Perché produttività e benessere dei lavoratori e delle imprese vanno a braccetto, perché la retribuzione non può essere solo monetaria e il welfare contrattuale e aziendale è fattore fondamentale per avere un’organizzazione basata su merito e risultati, flessibilità e collaborazione, managerialità e innovazione. Perché la flessibilità deve essere innovazione organizzativa e non nuova precarietà. Perché le vere tutele oggi stanno nel garantire la professionalità con la formazione, il benessere con la conciliazione ecc. A tutto vantaggio del benessere e della produttività degli individui, ma anche e soprattutto delle aziende.

Manageritalia e i manager sono in prima fila nel pretendere e guidare questo cambiamento che passa per una concezione e organizzazione del lavoro del tutto diversa da quella attuale. Noi abbiamo già cominciato da tempo e cerchiamo alleati.

A riprova dell’impegno in questo senso, Manageritalia organizza il 6 maggio a Roma (ore 18.00 - Tempio di Adriano - Piazza di Pietra) un incontro sul tema La valorizzazione del patrimonio aziendale per l’occupazione, il benessere e la produttività. Tappa finale di un progetto sviluppato con Cibiesse (la business school del Centro Formazione Management del Terziario) e con il contributo di Fondir (Fondo paritetico per la formazione dei dirigenti del terziario ) negli ultimi anni.

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