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Casi e casini di Borsa/ Camfin smentisce, nessuna Opa allo studio. Ma il titolo continua a salire a Piazza Affari


 

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Rally di Camfin a Piazza Affari. I portavoce di Marco Tronchetti Provera smentiscono: al momento “non sussistono trattative avanzate o prossime alla conclusione nè tantomeno accordi anche solo preliminari riguardanti gli assetti proprietari del gruppo”.

Nulla di nuovo, insomma, che possa giustificare l’andamento del titolo in Borsa, passato dagli 0,75 euro di venerdì scorso a 0,7885 euro mercoledì, per poi ricadere ieri sui 75 centesimi e rimbalzare nuovamente 0,79 euro per azione (+5,33%).

Un andamento nervoso che si spiega sia con l’elevata volatilità del mercato italiano, su cui gli investitori sembrano stare alleggerendo le posizioni in vista di un possibile stallo che uscisse dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi sia con le voci tornate a circolare in merito a novità relative alla catena di controllo a monte di Pirelli & C.

Dopo il report con cui Mediobanca Securities ha ipotizzato un matrimonio tra Pirelli & C. e Brembo che potrebbe rafforzare industrialmente il gruppo e risolvere le questioni tra Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza, oggi indiscrezioni parlano di quattro investitori esteri pronti ad affiancare Mtp Sapa, holding del presidente di Pirelli cui fa capo il 54,9% di Gpi, scatola nella quale sono presenti anche i Malacalza (col 30,94%) e che controlla il 42,65% di Camfin (società a cui fa capo il 26,19% di Pirelli & C. e nella quale i Malacalza sono soci al 12,37%).

L’idea, secondo i rumors, sarebbe di lanciare attraverso una Newco un’Opa sulla stessa Camfin, sempre che i Malacalza, famiglia di imprenditori originari di Bobbio (PC), attivi nel settore autostradale sin dagli anni Sessanta e poi entrati in quello dell’acciaio negli anni Ottanta, per diversificare ulteriormente negli ultimi due decenni anche nell’energia e nel settore immobiliare, chiamati da Tronchetti Provera a far parte dei “soci forti” della propria galassia societaria nel 2010, non si mettano di traverso.

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Tronchetti Provera splFoto LaPresse

Se non ci saranno nuovi scontri tra i soci (le banche pronte a sostenere l’operazione avrebbero già espresso un parere di massima positivo, cosa del resto logica visto che il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera è al momento tra quelli più in salute e meno indebitati in Italia) l’operazione potrebbe partire in tempi relativamente brevi.

A che costo? Visto che un anno fa il titolo Camfin quotava appena sopra i 30 centesimi  e che i Malacalza per il loro 12,37% di Camfin hanno pagato meno di 35 milioni di euro (mentre oggi la quota in Borsa vale circa 75 milioni, con la partecipazione in Gpi che vale altri 80 milioni abbondanti) difficile ipotizzare “premi” particolari rispetto alle quotazioni correnti.

Salire dal 42,65% al 100% di Camfin costerebbe circa 350 milioni alle quotazioni odierne e, anche ammettendo un premio attorno al 15%, non si supererebbero i 400 milioni. Con un pacchetto di nuovi soci finanziari per Tronchetti Provera l’esborso potrebbe ridursi anche sotto il centinaio di milioni (che in caso di adesione non totale all’offerta e di mantenimento del titolo sul listino andrebbero ulteriormente riducendosi). Tutto sommato un’ipotesi credibile anche in assenza di trattative ufficiali, a qualunque stadio.

Luca Spoldi