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Economia
Cannabis, l’industria della droga leggera fattura in Usa come la Coca-Cola

Cannabis, in Usa il consumo ha superato quello dell'alcol giornaliero

Il consumo “ricreativo” e "terapeutico" di marijuana negli Stati Uniti ha superato, per la prima volta, l’uso giornaliero di alcol a livello nazionale. E non è un dato da poco in un paese che, per la storia, molto spesso è stato proibizionista. Nelle strade della Florida è abbastanza usuale sentire il profumo inconfondibile della Cannabis ma ora pure New York non è da meno, e lo stesso vale per Chicago, Los Angeles, Atlanta e San Francisco. Secondo “Gallup”, dal 2013 i fumatori abituali di marijuana sono più che raddoppiati rispetto al 7% del 2013. Adesso si parla del 17%, intorno ai   44 milioni. A cosa è dovuta questa valanga in crescita? Tutto è partito dal Colorado, apripista della legalizzazione dell’uso cosiddetto “ricreativo”. Da lì in poi ben 40 Stati hanno dato l’ok all’uso medicinale e 24 a quello ricreativo. Questo boom ha portato benefici molteplici soprattutto per l’industria del settore e per le entrate fiscali del Governo.

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Cannabis, l'industria fatturerà 40 miliardi di dollari nel 2024

Secondo Statista, nel 2024 l’industria della cannabis fatturerà 40 miliardi di dollari (7,6 miliardi nel 2016) e nel 2028 circa 67 miliardi. Lo stesso fatturato annuale in Usa della Coca Cola. Senza tralasciare il boom per l’erario. Nel 2014 70 milioni di dollari all’anno (per la cannabis terapeutica). Nel 2023 più di 4 miliardi di dollari di imposte. E migliaia di posti di lavoro. Certamente è cambiato, dal 2014, il “sentiment” dell’opinione pubblica sulla Cannabis in generale. Nel 2000 il 30% era favorevole alla legalizzazione, oggi è quasi il 70% degli americani. L’industria della Cannabis fattura miliardi ed è in crescita. L'obiettivo delle aziende è quello di venderne sempre di più insieme a prodotti derivati, contenenti THC, dalle caramelle alle  bevande, indistinguibili dalle caramelle e bibite rivolte ai minori.

Cannabis, i rischi per la salute minori di quelli legati ad alcol e tabacco

Le criticità però sulla salute sono sempre diverse e mai dimenticate. Molti sanitari sono convinti che, oltre agli effetti di rilassamento, riduzione dell’ansia, di aiuto del sonno e dell’aprirsi maggiormente alle relazioni sociali ce ne possono essere altri non altrettanto buoni. Ad esempio, la cannabis comprometterebbe la coordinazione psicomotoria, indispensabile alla guida. Alcuni studi hanno rivelato una interazione tra la legalizzazione e l’aumento delle morti per incidenti stradali (+10%). E gli stessi sanitari parlano di dipendenza e salute mentale. Aumentando infatti i livelli di THC (componente psichedelica attiva della cannabis) crescono i pericoli. Il contenuto di THC è passato da una media del 4% nel 1995 al 17% nel 2017. Oli e altri prodotti legali arrivano persino al 90%. Secondo studi (pochi per la verità) i  casi più estremi di psicosi e suicidio legati al consumo di Cannabis sarebbero in aumento, soprattutto nelle persone che hanno iniziato da giovani anche se la genetica ha una parte importante.

Per contro molti riconoscono come il consumo moderato di marijuana sia notevolmente a basso rischio a livello fisico, psicologico o sociale rispetto ad altre droghe più forti o a tabacco e alcol. Un altro aspetto di cui bisognerà tenere conto in questa “nuova onda” di libertà sono i 32.000 detenuti in carcere che oggi, non sarebbero entrati in carcere. Lo stesso Joe Biden, a sorpresa, ne ha parlato sostenendo che “Nessuno dovrebbe essere incarcerato per l’uso o il possesso di marijuana”. In un anno elettorale, detenuti, giovani e afroamericani e latini rappresentano un bacino di voti troppo ghiotto per essere dimenticato. Si parla (anche se poco) anche di una possibile ordinanza per rilasciare migliaia di prigionieri detenuti per reati minori. Sta di fatto che elezioni o meno il boom della Cannabis in America è appena iniziato.

 

 

 

 

 

 

 






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