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Economia

Di Nicolò Boggian*

Il capitale umano e il valore di un individuo, fatti di competenze, idee e capacità, sono quei fattori che rendono il mondo più bello - grazie all'invenzione di nuovi prodotti, nuovi servizi e nuove soluzioni ai problemi -, più giusto - consentendo al più umile e povero di emanciparsi e di aiutare poi gli altri - e più ricco, stimolando una corretta gestione delle risorse e con una ripartizione equa dei costi collettivi, naturali ed economici che lo sostengono.

Nonostante la semplicità di questa visione, il ragionamento sul valore dell'individuo - più o meno integrato in un network di relazione - viene spesso visto come corollario a problematiche ritenute più serie, quali risorse finanziarie, politiche industriali e sistemi di potere.

Gli ultimi dati Ocse, invece, mostrano nell'Unione Europea una forte correlazione tra le scelte di investimento sulle persone e risultati economici delle nazioni.
In futuro, leve quali investimento, formazione e valorizzazione del capitale umano diventeranno sempre più importanti, a causa soprattutto dell'inevitabile livellamento delle condizioni di vita tra i vari Paesi, dell'impossibilità di gestire l'economia in modo monopolistico e di imporre misure nazionali di svalutazione della moneta e di protezione dei mercati, in aggiunta alla sempre più incisiva guerra ai “paradisi fiscali”.

L'attrazione dei “talenti” e la creazione di un contesto favorevole al crescere e germogliare del capitale umano sono già ora fattori strategici essenziali al fine di garantire prosperità economica, stabilità e benessere all'interno di comunità, istituzioni e aziende.

Alcune delle osservazioni che seguiranno sono soprattutto focalizzate sulla situazione dell'Italia, Paese che fatica a valorizzare le sue “risorse umane” anche con alti titoli di studio ( Eurostat) , a causa della grande difficoltà a smantellare una specifica forma mentis che rende gli individui, le aziende e le istituzioni “deboli” dipendenti e dalla protezione dello Stato.
Che cosa devono fare allora uno Stato, un'azienda e un individuo per valorizzare il proprio capitale umano?

Le protezioni e le tutele economiche, finanziarie e legali dello Stato servono a sviluppare il potenziale delle persone e del contesto in cui operano?
A mio giudizio no, o comunque spesso producono effetti controproducenti.
Se, infatti, una base minima di supporto economico è indispensabile per attivare il potenziale del Paese, un abuso del sostegno diventa una “droga” da cui diventa faticoso a liberarsi.

Vediamo nel concreto - seppur in modo sintetico - quale cambio di prospettiva sia necessario in Italia e quali condizioni possano stimolare il capitale umano in generale.
Per quanto riguarda la Società nel complesso, il tema è passare da un sistema di rendite di posizione legali, familiari e corporative a percorsi di mobilità sociale e di opportunità.

In particolare, un sistema d'istruzione di qualità, meno tasse sul lavoro e sull'impresa e più sulla proprietà e sulle rendite, in aggiunta al ricambio nelle posizioni di vertice, sono condizioni che favoriscono il capitale umano. Allo stesso tempo sono preferibili politiche attive di sostegno al lavoro, meno monopoli, aiuti di Stato e più concorrenza.

Relativamente ad Aziende e Istituzioni, invece, è necessario passare dal dominio della burocrazia e da chi interpreta leggi poco trasparenti, centralizzate e rigide a Ruoli organizzativi con maggiore libertà e responsabilità individuale e collettiva nello scegliere metodi, risorse e persone per raggiungere il risultato.
A questo proposito controlli ex post sulle performance, sulla distribuzione delle risorse e sui risultati sono preferibili al posto di controlli ex ante sia nel pubblico che nel privato. Migliori procedure di selezione e più responsabilità sociale nelle attività e nella comunicazione sono fondamentali, così come valutare e retribuire le persone per obiettivi di medio/lungo periodo chiari, garantendo un ricambio se i risultati non fossero positivi.

Per quanto riguarda gli Individui, si tratta di diffondere una cultura che passi dalla lotta per diritti collettivi inalienabili, senza doveri, a una maggiore responsabilità nella valorizzazione del proprio capitale umano e del proprio valore.
Questo valore si accresce nella capacità di confrontarsi e condividere con altri, relazioni, contenuti e idee, ma non gode di misure passive di sostegno al reddito e di una mentalità autoassolutoria che giustifica i giovani per non prendersi responsabilità e i più anziani per non potersi reinventare nel momento del bisogno.
Proprio in un momento di straordinaria apertura della globalizzazione e di grandi opportunità, nonostante le comprensibili difficoltà di contesto, creare le condizioni collettive ed individuali per l'accrescimento del capitale umano rappresenta la principale chiave di successo per un individuo, un'azienda e un Paese.

* Atti del convegno 'Quale Italia?'

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