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Carburante, Marsiglia, presidente di Federpetroli: “Con Hormuz aperto benzina e gasolio possono calare fino a 30 centesimi”

Il presidente di Federpetroli vede margini di ribasso, ma avverte sui rischi del deal Usa-Iran e sugli impianti colpiti nel Golfo

Carburante, Marsiglia, presidente di Federpetroli: “Con Hormuz aperto benzina e gasolio possono calare fino a 30 centesimi”

Benzina e gasolio sono in calo da dieci giorni e Federpetroli vede altri margini se Hormuz tornerà a funzionare con flussi stabili. Michele Marsiglia parla di un possibile ribasso da 20-30 centesimi al litro, ma avverte sui dubbi dell’accordo Usa-Iran e sui danni agli impianti energetici del Golfo.

Gasolio a 1,919 euro e super a 1,809, ma la ripresa del Golfo richiederà mesi

La riapertura dello Stretto di Hormuz può alleggerire ancora il conto alla pompa. Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, vede spazio per un nuovo calo di benzina e gasolio se il transito delle petroliere tornerà stabile dopo settimane di tensioni in Medioriente.

Il rinvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, arrivato dopo i raid israeliani nel sud del Libano, non ha tolto fiducia agli indici del greggio. Wti e Brent si muovono in una fascia compresa tra 76 e 77 dollari al barile, mentre il mercato interno dei carburanti ha già iniziato a correggere.

Marsiglia lega il movimento dei prezzi alla normalizzazione dei flussi energetici: “Quasi ogni giorno, da dieci giorni a questa parte, gasolio e benzina super sono in costante calo, il primo attorno a 1,919 euro per litro, la super a 1,809 – dice all’Adnkronos il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia – Con l’apertura dello Stretto di Hormuz e un flusso stabile di petroliere in transito, penso che i prezzi potranno diminuire ancora di 20 o 30 centesimi senza alcun problema”.

Federpetroli resta prudente sui contenuti dell’accordo. I quattordici punti del deal non convincono del tutto la federazione, soprattutto per la richiesta di rimozione totale delle sanzioni all’Iran. Se Teheran tornasse a vendere liberamente greggio, cambierebbero quote di mercato e approvvigionamento petrolifero del Medioriente. Secondo Marsiglia, l’Iran “diventerà uno dei paesi dell’Opec con la più alta produzione petrolifera, si redistribuiranno le quote di mercato e l’approvvigionamento petrolifero del Medioriente”. Il peso di Hormuz aumenterebbe ancora. Oggi dallo Stretto passa circa il 20% del greggio, ma con il ritorno pieno del petrolio iraniano la quota potrebbe salire fino al 47%. Marsiglia lo dice in modo diretto: “Hormuz diventerà ancora più fondamentale – sottolinea Marsiglia -. L’Iran ha avuto la produzione rimasta bloccata per quasi 20 anni, nonostante vendesse alla Cina”.

La ripartenza non dipende solo dalle navi. Durante i 110 giorni di conflitto, droni e missili iraniani hanno colpito infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo. Il Qatar ha stimato che per ricostruire gli impianti danneggiati “ci vorranno tra i 6 e i 12 mesi”. I danni alle installazioni di raffinazione del gas avevano costretto Doha a sospendere temporaneamente la produzione di greggio e Gnl, con un effetto immediato sui prezzi del gas in Europa. Gli attacchi hanno coinvolto anche Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Marsiglia avverte che il ritorno alla piena efficienza sarà più lungo: “Prima di uno o due anni non recupereremo l’operatività ottimale che c’era prima della guerra, e sono stati colpiti impianti di raffinazione e non pozzi petroliferi”.

Federpetroli guarda anche al fondo privato da 300 miliardi previsto per stimolare gli investimenti nella ricostruzione. Marsiglia teme che una forte prevalenza di capitali americani possa escludere le aziende europee: “Se questi fondi provenissero dai soli Stati Uniti – aggiunge Marsiglia – significherebbe che le aziende italiane ed europee non potranno partecipare a queste gare. Siamo in attesa della ricostruzione, ma ci sarà spazio per tutti o solo per le imprese americane? Si rischia un blocco degli investimenti”. Resta poi la variabile israeliana. Per Marsiglia l’accordo avrebbe dovuto coinvolgere anche Israele: “Siamo dell’opinione che l’accordo andasse fatto interpellando il governo israeliano”. Se i raid in Libano dovessero continuare, secondo il presidente di Federpetroli “il problema non verrebbe risolto” perché l’intesa “è legato al comportamento bellico di Israele nel Medioriente”.

Il calo dei carburanti, quindi, dipende da tre passaggi concreti: petroliere in transito senza interruzioni, ricostruzione degli impianti colpiti e stabilità militare nell’area. Senza questi elementi, la discesa di benzina e gasolio rischia di fermarsi prima di arrivare ai 20-30 centesimi indicati da Federpetroli.

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