Il tetto al prezzo dei carburanti deciso da Eni fa tirare un sospiro di sollievo agli automobilisti, ma solleva forti preoccupazioni tra i gestori degli impianti. Il price cap applicato da Enilive scatterà dal 28 settembre e avrà una durata iniziale di 30 giorni, con la possibilità di essere prorogato fino alla fine dell’anno: il limite è fissato a 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina.
Una misura che punta a contenere l’impatto del caro-carburanti, ma che secondo la Figisc, la federazione dei gestori di impianti aderente a Confcommercio, rischia di alterare gli equilibri del mercato. “Eni surroga lo Stato sulle accise. L’operazione sconvolge il mercato distributivo mettendo in scacco la rete di major e operatori indipendenti. Respirano i consumatori, soffrono di più i gestori”, si legge in un’analisi pubblicata dalla federazione. La Figisc paragona l’iniziativa di Eni a quella adottata in Francia da TotalEnergies, che nei mesi scorsi ha introdotto un tetto ai prezzi dei carburanti, successivamente prorogato.
“Ora è l’azienda pubblica a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato, sulla scia di quanto TotalEnergies ha fatto in Francia, acquisendo così volumi di vendite (tornano alla mente gli ‘scontoni’ dei week end estivi del 2012), gratitudine e meriti e, come sottoprodotto dell’operazione, mettendo all’angolo la discussione, peraltro spesso di facile presa demagogica, sulla tassazione dei sovraprofitti“, osserva la Figisc. In Francia, ricorda la federazione, la decisione di TotalEnergies ha provocato la reazione dei gestori indipendenti, che a luglio hanno presentato un esposto all’Antitrust francese sostenendo che l’iniziativa potesse alterare la concorrenza. La misura avrebbe inoltre avuto ripercussioni sulle giacenze, con alcuni distributori presi d’assalto e difficoltà di approvvigionamento.
L’allarme
Il timore principale della Figisc riguarda proprio l’impatto del price cap sulla rete di distributori indipendenti, che non avrebbero gli stessi margini di manovra di un grande gruppo. “Se l’operazione Eni può dare parziale sollievo ai consumatori stremati dall’escursione dei prezzi, tuttavia – si osserva – ha l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione: vi è chi ha subito sostenuto che si tratta di una operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale. E se questo ha senso per una buona parte della rete distributiva, fatta ormai da tanti operatori indipendenti che dovranno subire la concorrenza senza avere possibilità alcuna di rintuzzarla, la questione è anche: che faranno le altre major petrolifere, nuove e vecchie, presenti sul nostro mercato, spiazzate dalla mossa dell’Azienda di Stato?».
“Che ne sarà di tutti quei gestori che non sono Eni, che si troveranno, senza rete di protezione della loro compagnia, fuori mercato con un ennesimo colpo ad una sostenibilità economica già da anni in crisi, margini minimi legati ai litri venduti non al prezzo, e competitività già feroce e ora belluina?”, si chiede la Figisc. La federazione mette in guardia anche sui possibili effetti del tetto sui distributori Eni, alle prese con le proprie scorte di carburante. “E gli stessi gestori Eni, di cui si svalutano significativamente le giacenze (già svalutate quando le accise calavano), che faranno quando – come già successo da noi, ma proprio in questi giorni in Francia negli impianti TotalEnergies – sarà difficile far fronte ai rifornimenti? Certo questo ai consumatori non può importare di meno, ma il sistema distributivo è pur sempre un sistema economico che deve reggere”.
Le associazioni dei consumatori
Di segno opposto la posizione delle associazioni dei consumatori, che chiedono alle altre compagnie di adottare misure analoghe. “Ci sorprende il tempismo con cui Eni mette in campo l’iniziativa, forse per testimoniare che qualcosa si può fare, proprio in contemporanea con il dibattito sugli extraprofitti delle compagnie e società petrolifere”, ha detto il vicepresidente nazionale di Adoc, Alessandro Cafagna.
“Siamo rammaricati che sia il privato, anche se partecipato dallo Stato, a prendere iniziativa mentre continuiamo a sostenere che lavoratori, famiglie e cittadini chiedono strumenti strutturali“, la posizione di Adoc, secondo cui “è tempo di pensare ad una vera riforma del mercato energetico italiano”.
Anche Assoutenti giudica positivamente la decisione. “Finalmente qualcosa si muove sul fronte dei carburanti”, ha commentato il presidente Gabriele Melluso. Secondo l’associazione, il price cap è positivo per due ragioni: “In primo luogo consentirà risparmi immediati agli automobilisti che si riforniranno presso gli impianti Enilive, dall’altro potrebbe innescare una virtuosa spinta concorrenziale, spingendo le altre compagnie petrolifere ad adottare misure simili per non perdere fette di mercato”.


