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Economia
Carige,banchieri sempre più freddi. Per il salvataggio modello Vicenza. Rumors

Banca Carige piace a Banca Bper? La banca emiliana fa filtrare che non esistono i presupposti (sia in termini di derisking sia di coerenza con gli obiettivi di crescita industriale e di mantenimento di una solida posizione patrimoniale per il gruppo emiliano) e il mercato torna a guardare a chi potrebbe offrirsi al “sacrificio” di rilevare la banca ligure. Sacrificio che potrebbe essere reso più agevole grazie ad una “dote”. Un'operazione quindi simile a quanto avvenuto per le banche venete con Intesa-Sanpaolo. 

banca carige crolla
 

Al di là dei fondi, infatti, le principali banche italiane sono apparse sinora molto fredde. Unicredit, che per alcuni pure ha dato un’occhiata al dossier, non è mai entrata in partita anche perché da banca commerciale paneuropea l'Italia non è nel mirino. Intesa Sanpaolo, intervenuta nel caso di Veneto Banca e di Popolare di Vicenza, avrebbe gentilmente declinato l’offerta, Mps ha tutti altri grattacapi per la testa essendo impegnato nell’ulteriore pulizia di bilancio (in particolare si lavora alla cessione di un portafoglio di “unlikely to pay” del settore agricolo da 600 milioni di euro che pare interessare a Dobank e Illimity).

Resterebbero almeno due soggetti potenzialmente adatti ad una “soluzione di mercato” che eviti il ricorso ad una nuova ricapitalizzazione precauzionale, ipotesi che tra l’altro si scontrerebbe con la necessità di ottenere un via libera tutt’altro che scontato dalle autorità europee: Ubi Banca e Banco Bpm. Il numero uno di Ubi Banca, Victor Massiah, continua ad “auspicare” proprio una soluzione di mercato e aspetta “nei prossimi giorni le novità che porteranno i commissari”.

pietro modiano ape
 

Massiah ha ricordato che Ubi Banca è “doppiamente interessata” affinché si trovi una soluzione di mercato perché fa parte anche di Fitd, che rischia in caso di ricapitalizzazione precauzionale di veder evaporare i 320 milioni di euro di bond Tier 2 sottoscritto a fine 2018.

Più defilato Giuseppe Castagna, numero uno di Banco Bpm, che dopo aver ammesso a marzo che “ci fu un contatto” all’inizio del 2015, ha precisto che non esistono ancora le condizioni per procedere a un’eventuale integrazione. Una posizione che sembra aver mantenuto fino a pochi giorni fa visto che a fine maggio ribadì che nonostante gli sforzi per il salvataggio di Carige fossero concentrati sulla ricerca di una soluzione di mercato “al momento non ci sono banche interessate”.

Nè Massiah né Castagna si sono azzardati a fare ipotesi su come potrebbe essere congegnata la “soluzione di mercato”. Secondo alcune indiscrezioni, per destare interesse si starebbe valutando una vendita con “dote”. In sostanza l’acquirente verrebbe compensato per i rischi a cui si esporrebbe, così come lo fu Intesa Sanpaolo quando rilevò gli asset sani di Bpvi e Veneto Banca.

(Segue...)

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