Sono dodici gli istituti italiani tra quelli del Sud Europa che secondo l’analisi di Fitch Ratings restano ancora “a rischio” a causa di un rapporto crediti deteriorati (Npl+inadempienze probabili) / prestiti totali lordi troppo elevato e dunque, come altri istituti in particolare greci e ciprioti, dopo l’epilogo della vicenda Bpvi/Veneto Banca “sono sempre più sotto pressione affinché riducano gli elevati stock di crediti deteriorati”. Nel nostro Paese” il rapporto è tuttora pari a circa il doppio rispetto al target del 5,1% indicato dall’Autorità bancaria europea (Eba), con punte particolarmente elevate oltre che, in ordine di gravità, per Veneto Banca, Mps, Bpvi e Banca Carige, tutte con rapporti superiori al 30%, anche per Creval (che in questi giorni sta peraltro per cedere 1,5 miliardi di Npl così da dimezzare la propria esposizione), Bper Banca, Bnl, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca popolare di Spoleto, Banco Desio e Ubi Banca.
Tutte banche che, nonostante gli accantonamenti, le svalutazioni e le cessioni già effettuate presentano un rapporto tuttora superiore al 10% ossia, appunto, doppio rispetto agli obiettivi fissati dalle autorità europee. Fitch segnala come gli istituti tricolori si stiano muovendo per smaltire gli stock di crediti deteriorati, ma “le vendite e le cartolarizzazioni di Npl sono difficili da realizzare” e quasi “nessuna delle grandi transazioni annunciate è ancora stata chiusa”. Certo, grazie all’esempio di Unicredit, che ha potuto varare due maxi-cartolarizzazioni grazie al contestuale aumento di capitale da 17 miliardi, e di Mps, che a giorni dovrebbe finalizzare la vendita di 27 miliardi di Npl lordi a fronte dell’avvio della ricapitalizzazione precauzionale da 6,4 miliardi, gli esperti di Fitch Ratings si aspettano che “altre banche intraprendere questa via per proseguire la virtuosa via dello smaltimento degli Npl”.
Tuttavia aver accettato le richieste di Intesa Sanpaolo di trasferirle solo le attività “in bonis” lasciando fuori dal perimetro di consolidamento i debiti subordinati e la mole di Npl (18 miliardi lordi, ovvero 10 miliardi netti, da conferire alla bad bank assieme a 2 miliardi di partecipazioni, ndr) protegge “solo gli interessi degli obbligazionisti senior”, mentre allo Stato “andranno in carico circa 5,2 miliardi di euro, oltre ai 12 miliardi che faranno da garanzia ad Intesa Sanpaolo”, aggirando di fatto la direttiva BRRD che “era stata creata per proteggere i contribuenti dai costi dei fallimenti delle banche, costringendo i creditori a farsi carico dei costi”. Per evitare ulteriori “bis” ai danni dei contribuenti europei (anche italiani) c’è da attendere, secondo Fitch, che la Ue renda effettiva la richiesta di un requisito minimo “per i fondi propri e le passività idonee”, il cosidetto Mrel, la cui entrata in vigore è peraltro attesa non prima del 2022.
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Chissà se per allora le dodici banche italiane tuttora con un’esposizione da doppia a sestupla di quanto vorrebbe la Ue saranno riuscite a liberarsi del loro fardello di crediti più o meno marci. Crediti per inciso che il mercato (e il gruppo Unipol, che oggi ha deciso di conferire a una Newco che agirà da “bad bank” interna, 3 miliardi di Npl della controllata Unipol Banca) ritiene valgano mediamente il 20% del valore lordo di libro.
Visto che tutte le banche italiane hanno al momento una copertura degli Npl ampiamente inferiore all’80% significa prevedere ulteriori perdite ogni volta che questi asset saranno ceduti sul mercato. Il che a sua volta significa che praticamente solo chi (come ha deciso di fare Unipol) potrà compensare in tutto o in parte la minusvalenza con qualche altra plusvalenza, o (come sembrano poter fare Banca Carige e Creval) riuscirà a comporre portafogli di Npl più “appetibili” ed in grado di spuntare valutazioni superiori anche attorno al 30%-32% del valore lordo di libro, sarà disponibile a rompere gli indugi. Tutti gli altri continueranno a cercare di puntare i piedi, prendere tempo e sperare che tra un anno, o due, o tre, i prezzi possano essere risaliti abbastanza da rendere gestibile la “pulizia di bilancio”. Autorità europee permettendo, ovviamente.
Luca Spoldi

