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Caro energia, l’allarme dell’Irem: “Con la chiusura di Hormuz costi dei trasporti +60% e ritardi nelle forniture”

Ad Affaritaliani Giovanni Musso, Ceo presso Irem Spa e Vicepresidente sezione metalmeccanici Confindustria Siracusa

Caro energia, l’allarme dell’Irem: “Con la chiusura di Hormuz costi dei trasporti +60% e ritardi nelle forniture”

Crisi in Medio Oriente e caro energia, il Ceo di Irem Spa Giovanni Musso: “Sospendere il Patto di stabilità e le tasse sulle emissioni per dare ossigeno alle imprese”

La crisi iraniana e le nuove tensioni in Medio Oriente stanno ridisegnando lo scenario geopolitico globale, con effetti che si riflettono direttamente sull’economia reale e sui costi per le imprese. A sottolinearlo è Giovanni Musso, Ceo di Irem Spa e vicepresidente della sezione metalmeccanici di Confindustria Siracusa, che evidenzia come l’attuale fase di instabilità stia producendo un “ordine conflittuale” con impatti concreti su trasporti, energia e filiere produttive. “Preoccupa particolarmente la questione dello stretto di Hormuz, che ha causato un aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, con effetti diretti anche su biglietti aerei e trasporti. Pur non essendo una guerra che coinvolge direttamente il territorio italiano, genera una forte percezione di instabilità e soprattutto conseguenze economiche rilevanti”, dice Musso.

Secondo il manager, uno degli effetti più immediati riguarda la mobilità internazionale delle imprese: “Abbiamo registrato un aumento dei biglietti aerei, e questo è significativo perché ci spostiamo frequentemente all’estero. I costi di trasporto rappresentano una voce importante nella gestione aziendale. Ad esempio, abbiamo una società nell’Oman e stiamo riscontrando problemi nei trasporti di attrezzature verso l’Egitto a causa del conflitto. Via nave è impossibile e bisognerebbe ricorrere al trasporto terrestre, ma l’aumento dei costi arriva fino al 60% rispetto agli standard”.

Un quadro che si traduce in ritardi e rallentamenti delle commesse. “Si sta verificando un rallentamento del trasporto delle merci e dei materiali montati in Europa per la realizzazione dei progetti acquisiti. Questo comporta aumento dei costi, ritardi nelle consegne e un effetto a catena che rallenta la messa in opera dei progetti e genera ulteriori oneri”, spiega il dirigente.

Energia e politiche europee

Di fronte a questo scenario, per Musso è necessario un intervento coordinato anche a livello europeo. Nel breve periodo, sostiene, sarebbe opportuno “sospendere il meccanismo ETS, cioè le tasse sulle emissioni di CO₂, e allungare i tempi dei crediti d’imposta per i trasportatori, oltre a ridurre le accise”. Misure che inciderebbero sulle entrate pubbliche, ma che secondo il manager dovrebbero essere compensate da una strategia di investimento più ampia: “Servirebbe un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili e, in alcuni casi, anche uno sforamento del Patto di stabilità per mantenere la capacità di spesa e sostenere famiglie e cittadini”.

Nel medio e lungo periodo, il tema centrale resta quello dell’autonomia energetica. L’Italia, osserva Musso, dispone di risorse ancora parzialmente inutilizzate: “In Basilicata i giacimenti petroliferi sono sfruttati solo al 40%, e si potrebbe aumentare anche l’estrazione di gas al largo della Sicilia”. In questa direzione si muove anche l’azione del governo, che ha già autorizzato lo sfruttamento del giacimento Gemini.

“Lo Stato sta intervenendo: nel decreto bollette, ad esempio, è stata sospesa la chiusura di quattro centrali a carbone – una a Brindisi, una a Civitavecchia e due in Sardegna – che sarebbero dovute essere dismesse nel 2025: una scelta pragmatica. Parallelamente si sta puntando sulle bioraffinerie e su un approccio graduale alla decarbonizzazione, un modello di transizione graduale che non interrompa la capacità produttiva del sistema energetico. Aumentare la produzione interna di energia contribuisce al contenimento dei costi. Un Paese più indipendente energeticamente è anche un Paese più competitivo”, sottolinea.

La strategia energetica europea e italiana si sta inoltre orientando verso nuove tecnologie. “Si stanno aumentando gli investimenti sull’idrogeno, con circa 6 miliardi già deliberati a livello europeo”, afferma Musso. Tra i progetti in corso, anche il corridoio energetico che collegherà Nord Africa ed Europa: “Stiamo realizzando un condotto dalla Tunisia alla Sicilia per il trasporto dell’idrogeno, che arriverà fino ad Austria e Germania”. Infine, torna anche il dibattito sul nucleare, considerato un’opzione per rafforzare la sicurezza energetica nel lungo periodo. “Si sta puntando anche su questo fronte per il futuro, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità e l’indipendenza del sistema energetico”.

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