Il caro gasolio mette sotto pressione le imprese di autotrasporto: secondo ANITA, il carburante incide ormai per il 38% sui costi di gestione e l’extra-rete è diventata più cara della pompa. Il presidente Riccardo Morelli, intervistato da Affaritaliani, chiede interventi strutturali al governo e chiarisce la posizione dell’associazione sulle recenti proteste.
Il carburante passa dal 30 al 38% delle spese: l’extra-rete costa più della pompa
Un aumento del 33,6% del prezzo del gasolio tra febbraio e ottobre, un rincaro dei costi di esercizio delle imprese pari al 10,1% e un carburante che arriva a rappresentare il 38% delle spese di gestione, contro il 30% iniziale. Sono i numeri forniti da Riccardo Morelli, presidente di ANITA, l’associazione delle imprese di autotrasporto e logistica aderente a Confindustria, per descrivere le conseguenze del caro carburante su un settore già alle prese con costi elevati e margini sempre più ridotti.
Gli aiuti annunciati dal governo vengono accolti positivamente, ma per Morelli occorrono interventi capaci di proteggere le imprese anche dalle future oscillazioni dei prezzi. Tra le richieste ci sono il rafforzamento del credito d’imposta, un’applicazione più efficace della fuel surcharge, che permette di adeguare i corrispettivi del trasporto ai rincari del gasolio, e un intervento sull’extra-rete, il mercato utilizzato dalle aziende per rifornire le proprie flotte, dove oggi i prezzi risultano superiori a quelli praticati alla pompa.
Nell’intervista ad Affaritaliani, il presidente di ANITA affronta anche il tema del rinnovo dei mezzi, della digitalizzazione e dell’aumento del costo del lavoro. E, dopo le proteste degli autotrasportatori e i blocchi che hanno interrotto le forniture in diverse aree del Paese, chiarisce che l’associazione non ha mai aderito alla mobilitazione, preferendo il confronto con il governo per ottenere risposte concrete senza compromettere la continuità delle filiere produttive e distributive.
L’intervista a Riccardo Morelli, presidente ANITA
Dopo gli aiuti annunciati dal governo, le risorse stanziate sono sufficienti ad affrontare il caro-gasolio oppure servono interventi strutturali? Quali misure ritenete indispensabili?
Le risorse stanziate rappresentano un sostegno importante, ma la risposta al caro gasolio deve poter correre più dell’emergenza. Abbiamo apprezzato la disponibilità del Governo a proseguire il confronto avviato a maggio: ora occorre dare rapida attuazione agli interventi annunciati, a partire dall’extra-rete, costruendo al contempo risposte sistemiche che permettano alle imprese di affrontare anche le future oscillazioni dei prezzi. Sul fronte degli interventi immediati, lo strumento più pragmatico è il credito d’imposta gasolio, rafforzato nelle risorse per il periodo da marzo ad agosto e al quale sono stati destinati fondi ulteriori per coprire settembre e l’inizio di ottobre. Quanto alle soluzioni strutturali, è essenziale rendere più incisiva l’applicazione della clausola di adeguamento dei corrispettivi alle variazioni del prezzo del gasolio, la cosiddetta fuel surcharge. Gli aumenti del carburante non possono ricadere interamente sui trasportatori: devono trovare un riconoscimento nei corrispettivi del servizio per preservare la stabilità economica delle imprese. Resta inoltre indispensabile intervenire sul costo del gasolio acquistato in extra-rete, il canale utilizzato dalle imprese per rifornire le proprie flotte e che prima del conflitto offriva condizioni economiche sostenibili. Oggi queste condizioni sono venute meno e i prezzi dell’extra-rete risultano superiori a quelli praticati alla pompa, con continue oscillazioni che rendono difficile programmare i costi. Per questo chiediamo che l’intervento di Palazzo Chigi nei confronti delle compagnie petrolifere produca rapidamente risultati concreti anche su questo canale.
Quanto pesa oggi il costo del carburante sui bilanci delle imprese di autotrasporto e quante aziende rischiano di lavorare in perdita se i prezzi restano su questi livelli?
Pesa molto più di ieri. Il gasolio rappresenta una componente fondamentale dei costi di esercizio di un’impresa di autotrasporto ed è la voce più esposta alle oscillazioni di mercato. Considerata un’incidenza iniziale del 30%, l’incremento sul prezzo del carburante registrato tra febbraio e ottobre è del 33,6% e corrisponde a un aumento dei costi di esercizio delle imprese pari al 10,1%. In questo, l’incidenza del carburante sulle spese di gestione lievita, passando dal 30 al 38%. Un extracosto che si ripete a ogni rifornimento e si moltiplica per i mezzi della flotta. Non abbiamo una stima consolidata del numero di aziende esposte, ma il rischio è concreto per le imprese che non riescono ad adeguare tempestivamente i corrispettivi del trasporto all’aumento dei costi: quando questo squilibrio persiste, i margini si riducono fino a compromettere la sostenibilità del servizio.
Oltre al gasolio, quali sono i principali costi che stanno mettendo in difficoltà il settore e quali interventi chiedete per garantire la sostenibilità economica delle imprese?
Nella durezza dello scenario, segnato dal perdurare dell’incertezza e dalla crisi energetica, gli sforzi delle imprese proseguono nella transizione ambientale e nella digitalizzazione. Per questo è urgente emanare i decreti attuativi del fondo autotrasporto per il rinnovo del parco veicolare, così da mettere in circolo nuove risorse utili a rafforzare l’autonomia energetica e la competitività del settore nel rispetto della neutralità tecnologica, e altrettanto importante dare continuità alla transizione digitale affinché tutto il sistema logistico diventi interoperabile. Va affrontato, con riferimento alla figura professionale degli autisti, anche il tema dell’elevato costo del lavoro che negli ultimi anni ha registrato un incremento costante per effetto del crescente mismatch tra domanda e offerta.
Dopo la sospensione dei blocchi, considerate chiusa la mobilitazione oppure, senza risposte concrete del governo, il settore potrebbe tornare a protestare? Quali condizioni servono per scongiurare nuove agitazioni?
ANITA non ha mai aderito alle proteste, sostenendo dall’inizio della crisi la via della responsabilità e il valore del dialogo. È la strada che continuiamo a perseguire, con la fermezza che richiede la situazione delle imprese. Nel frattempo, gli sviluppi degli ultimi giorni ci hanno dimostrato la bontà delle nostre posizioni: l’approccio responsabile dimostrato dall’Associazione sin dall’inizio dell’emergenza ha permesso alla categoria di poggiare le fondamenta per costruire risposte concrete, che garantiscano la tenuta finanziaria delle imprese, la continuità delle filiere produttive e distributive e la tutela dei bisogni della collettività. Oggi, dunque, mantenere aperto il dialogo fra Istituzioni e associazioni di categoria appare ai nostri occhi come la cura efficace per scongiurare nuove interruzioni delle filiere produttive e distributive. Lo sviluppo del settore deve essere sostenuto dalla crescita dimensionale delle imprese e dal loro rafforzamento patrimoniale e finanziario. Un’altra leva fondamentale per accelerarne la crescita è perseguire l’obiettivo di un mercato sempre più efficiente, attraverso misure che favoriscano la regolarità dell’autotrasporto. Questa è una condizione fondamentale per garantire il corretto funzionamento dello stesso, assicurando condizioni di parità tra gli operatori economici e contrastando fenomeni di abusivismo, dumping sociale e concorrenza sleale.
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