Del Vecchio jr lascia EssilorLuxottica: l’addio tra ambizioni, investimenti e troppa fretta
Caro Leonardo Maria, ti scrivo dandoti del tu, anche se non ci conosciamo. E te lo scrivo con una certa serenità, perché non c’è nulla di personale in quello che sto per dirti. Anzi, se c’è una cosa che vorrei evitare è proprio il moralismo. Tu hai 31 anni. È un’età nella quale, per la maggior parte delle persone, si sta ancora cercando di capire quale sarà il proprio posto nel mondo. T
u, invece, da qualche anno ti sei trovato a essere uno degli eredi di uno dei più grandi patrimoni imprenditoriali italiani. Una fortuna enorme che hai scelto, legittimamente, di non viverla nell’ombra. Hai costruito il tuo personaggio pubblico, hai fatto investimenti molto visibili, sei entrato nella ristorazione, nell’hospitality, nei media, hai comprato il Twiga, sei entrato ne Il Giornale, poi nel gruppo QN, hai investito in Acqua di Fiuggi, hai costruito una galassia di attività intorno alla tua LMDV.
Insomma, hai deciso molto presto di essere protagonista e va benissimo. Solo che, quando scegli di essere protagonista, devi anche accettare che qualcuno possa osservarti e dirti: piano. Perché oggi leggo che lasci EssilorLuxottica, dove a 31 anni ricoprivi già incarichi che, per un comune mortale, sarebbero probabilmente arrivati dopo qualche decennio di carriera. Chief strategy officer del gruppo e presidente di Ray-Ban, incarichi importanti, prestigiosi, certamente meritati anche per le capacità che nessuno ha motivo di mettere in discussione.
Ma sarebbe ipocrita non riconoscere che il cognome ha avuto, nella tua traiettoria, un peso che per gli altri trentunenni semplicemente non esiste. Questo non è un rimprovero, è una fortuna. Proprio per questo, forse, richiederebbe anche una gigantesca dose di prudenza. Nella lettera con cui annunci le tue dimissioni dagli incarichi in EssilorLuxottica dici che l’azienda si sarebbe allontanata dalle persone, che l’entusiasmo non sarebbe più quello di prima, che il senso di appartenenza sarebbe diminuito, che la distanza si sentirebbe. Sono parole importanti. Ma permettimi una domanda: dopo quanto tempo si può parlare così di un’azienda costruita da tuo padre? Il rischio, caro Leonardo Maria, è che a 31 anni tu sembri già parlare come un uomo arrivato alla fine di una lunga carriera manageriale, dopo aver attraversato tutte le stagioni dell’impresa mentre invece sei appena all’inizio.
C’è poi un’altra questione, ancora più delicata. In questi anni hai avuto un ruolo molto attivo nella partita per la successione e per il futuro di Delfin. Anche in questo caso, tutto legittimo e comprensibile. Ma proprio perché hai scelto di giocare una partita così importante e così esposta, forse sarebbe stato utile accompagnarla con un po’ più di silenzio. Tuo padre, Leonardo Del Vecchio, ha lavorato, ha costruito, ha sbagliato, ha ricominciato, così ha avuto il tempo di diventare Leonardo Del Vecchio.
Tu hai avuto, invece, qualcosa che tuo padre non ha avuto nella stessa misura: una fortuna ereditaria gigantesca che ti ha consentito di partire già da una posizione che altri impiegherebbero intere vite a raggiungere. Non c’è niente di male, ma proprio per questo sarebbe bello vederti, ogni tanto, fare una cosa che oggi sembra quasi rivoluzionaria: stare più in silenzio. Lasciare che siano i risultati a parlare. Oggi sembra esserci, nella tua storia, una certa ansia di posizionamento nel business, nei media, nell’immagine pubblica.
Il rischio è che la costruzione del personaggio finisca per correre più veloce della costruzione dell’imprenditore. Sarebbe un peccato, perché hai capitale, opportunità, relazioni, accesso, educazione, un cognome che apre praticamente qualsiasi porta. Allora il mio consiglio, se posso permettermi di dartelo, è molto semplice: rallenta. Non devi dimostrare tutto a 31 anni.


