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Economia
berlusconi de benedetti

Nessuna sorpresa: Fininvest dovrà pagare 541 alla Cir di Carlo De Benedetti. Accogliendo la richiesta del procuratore generale, la Corte di Cassazione ha ridotto lievemente la sanzione comminata in appello, pari a 564 milioni.

La terza sezione civile ha infatti confermato la condanna inflitta alla Fininvest dai giudici milanesi a versare un risarcimento alla Cir per la vicenda del Lodo Mondadori. La Suprema Corte  ha condiviso quasi totalmente le conclusioni dei giudici del merito, accogliendo solo uno dei motivi di ricorso presentati dalla Fininvest. Per questo ci sarà una leggera riduzione del risarcimento, quantificata in 46,5 miliardi delle vecchie lire, circa 23 milioni di euro.

La pronuncia con cui la Corte d'appello di Roma, nel 1991, annullo' il lodo arbitrale favorevole alla Cir di De Benedetti per il controllo della Mondadori fu una sentenza "corrotta" che provoco' un "danno ingiusto", scrive la terza sezione civile della Cassazione. La Suprema Corte parla di un "atto doloso", cioe' il "comportamento corrotto del giudice Metta", che "cagiona ad altri" (la Cir) un "evento di danno (la sentenza corrotta) ingiusto", conseguente alla "ingiusta alterazione delle posizioni contrattuali" da cui scaturisce una "conseguenza dannosa risarcibile", cioe' la "transazione stipulata a diverse e pregiudizievoli condizioni". Per i giudici di piazza Cavour, vi e' un "doppio e necessario nesso di causalita', materiale (che lega la condotta all'evento) e giuridico (che lega l'evento di danno alla conseguenza dannosa risarcibile) volto a ledere un interesse giuridicamente rilevante del danneggiato", cioe' il suo "diritto a stipulare una transazione priva del condizionamento scaturente della sentenza corrotta, il cui aspetto speculare si identifica nell'indebolimento della posizione contrattuale in corso di trattative e di stipula della convenzione negoziale".

L'unico tra i motivi del ricorso accolto è il 13esimo. I giudici hanno annullato "senza rinvio" il punto della sentenza d'appello "contenente la liquidazione del danno in via equitativa come stimata nella misura del 15 per cento del danno patrimoniale gia' liquidato". Un passaggio che, secondo Fininvest comportava "violazione e/o falsa applicazione" di alcuni articoli del codice civile "in punto di valutazione con criterio equitativo del danno ulteriore" conseguente "alla pretesa diversita' di situazione di mercato in cui ebbe a versare la Cir in epoca immediatamente precedente il deposito del lodo". Una valutazione, secondo i giudici di Cassazione, "del tutto ipotetica", relativa "ad un riconoscimento di un danno a sua volta del tutto ipotetico, non essendo legittimamente predicabile, se non in via di mera illazione, una potenziale diversità di posizioni contrattuali conseguenti al deposito del lodo arbitrale, a tacer d'altro - si legge nella sentenza n. 21255 - per il carattere della non definitività di tale decisione".

Nel corso dei tre gradi di giudizio, la sanzione è andata via via alleggerendosi. In primo grado il Biscione era stato condannato a sborsare 749,9 milioni, diventati 564,2 in appello e 541 in via definitiva.

La Cassazione ha inziato il procedimento lo scorso 27 giugno. Fininvest aveva già consegnato nel 2011 la somma a Cir, che però l'aveva congelata proprio in attesa della sentenza definitiva. Si chiude così la cosiddetta guerra di Segrate, iniziata tra i due imprenditori negli anni '80, quando Fininvest, Cir la famiglia Formenton controllavano ciascuno circa un terzo delle azioni della casa editrice Mondadori. Nel 1988, Cir e Formenton formalizzarono un accordo che prevedeva la cessione delle azioni di famiglia al gruppo guidato da Carlo De Benedetti. L'editore di Repubblica non aveva però fattoi conti con Berlusconi, che convinse i Formenton a cambiare fronte e vendere le proprie azioni a Fininvest. Fu l'operazione che portò nella mani del Cavaliere il gruppo Mondadori, del quale ancora oggi detiene il controllo. Ma fu anche l'inizio di una contesa giudiziaria durata un quarto di secolo.

BERLUSCONI - La valutazione operata dai giudici d'appello di "elementi e argomenti di prova", ai soli "fini civilistici di ricondurre alla societa' Fininvest la responsabilita' del fatto corruttivo imputabile anche al dottor Berlusconi, senza alcuna ulteriore finalita' di ripercorrere le tappe di un giudizio penale ormai concluso irrevocabilmente", risulta "esente da vizi logico giuridici e correttamente motivata", sottolineano i giudici. Tra le circostanze su cui la Corte d'appello ha basato la sua convinzione, la Cassazione ricorda la "deposizione resa in sede penale dal teste Ariosto, che dichiarava di aver appreso dall'avvocato Previti, in piu' occasioni, la circostanza dell'esistenza di fondi illimitati messi a sua disposizione dal dottor Berlusconi al fine di corrompere magistrati, negli anni '86, '87 e '88, e di aver assistito personalmente alla consegna di denaro ad un magistrato a nome Squillante da parte di Previti e Pacifico", nonche' il "proscioglimento per prescrizione del dottor Berlusconi dal reato di corruzione" e la "destinazione finale delle somme versate sul conto estero", ossia "la corruzione di un magistrato finalizzata alla spartizione della Mondadori", di "rilevanza talmente evidente - ricordano gli 'alti' giudici - non solo negli assetti economici, ma anche politici generali (alla luce degli interventi del presidente del Consiglio dell'epoca, Andreotti) da escludere che l'organo di vertice Fininvest non fosse a conoscenza della dazione e della sua finalita'".

CESARE PREVITI - Quanto al ruolo di Cesare Previti, questi "doveva ritenersi organicamente inserito nella struttura aziendale" della Fininvest e "non occasionalmente investito di incarichi legali conseguenti alle incombenze demandategli". Tra queste, "rientravano anche l'attivita' di corruzione di alcuni magistrati, attuate allo scopo di conseguire illeciti vantaggi per l'azienda nella quale Previti svolgeva i suoi compiti e la sua attivita'". I supremi giudici, dunque, sottolineano "l'inconferenza della doglianza relativa alla pretesa impredicabilita' del necessario rischio tipico connaturato al conferimento di incarichi legali con riferimento all'attivita' di corruzione - si legge nella sentenza - ben altro essendo risultato il 'rischio tipico' cui volontariamente e consapevolmente il soggetto si era andato esponendo nello svolgere tale illecita' attivita' nell'evidente e non dubitabile interesse della Fininvest". Dunque, conclude la Cassazione, "la riferibilita' della condotta dell'avvocato Previti alla Fininvest risulta operata in evidente sintonia con i principi piu' volte affermati" dalla Corte, in tema di responsabilita' degli enti.

DE BENEDETTI - "Prendo atto con soddisfazione che dopo piu' di vent'anni viene definitivamente acclarata la gravita' dello scippo che la CIR, attraverso la mia persona, subi' a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall'impegnarsi in politica". E' il commento di Carlo De Benedetti alla pronuncia della Corte di Cassazione."La spartizione del Gruppo Mondadori-Espresso avvenne - aggiunge De Benedetti - a condizioni per me molto sfavorevoli per un grave motivo che all'epoca nessuno conosceva". "Ci sono voluti sei gradi di giudizio, tre penali e tre civili, per arrivare a questa inappellabile decisione. La cifra definita - prosegue - e' importante, ma occorre tener conto che essa e' composta per meno di un terzo dal danno riconosciuto e per piu' dei due terzi dal semplice meccanismo di interessi e inflazione dovuto ai vent'anni trascorsi". "Questo percorso l'ho compiuto in solitaria e desidero ringraziare gli avvocati e i consulenti che a suo tempo ho scelto per la collaborazione che mi hanno sempre fornito". "Questa cifra e' destinata alla CIR e non a me, neanche indirettamente, avendo recentemente donato ai miei tre figli il controllo del Gruppo. A me - conclude De Benedetti - rimane la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato. Avro' modo di ritornare sull'argomento".

MARINA BERLUSCONI - "Da vent'anni certa magistratura assieme al gruppo editoriale di Carlo De Benedetti tentano di eliminare dalla scena politica mio padre aggredendolo su tutti i fronti", afferma in una nota Marina Berlusconi. "E ora la magistratura ci impone definitivamente di finanziare proprio il gruppo De Benedetti, per un importo spropositato, infinitamente superiore al valore della partecipazione Fininvest nella Mondadori. Tutto cio' e' compatibile con la democrazia? Davvero si puo' far finta di niente di fronte ad una simile anomalia?", conclude la presidente di Fininvest.

COMMENTI - Le dichiarazioni politiche non si sono fatte attendere. La sentenza sul Lodo Mondadori e' "sproporzionata nelle sue dimensioni e conferma che nei confronti di Silvio Berlusconi c'e' un attacco al politico e all'imprenditore. L'azienda ricorrera' nelle sedi internazionali", ha annunciato Angelino Alfano a Porta a Porta. Per il coordinatore del Pdl Sandro Bondi "in Italia nessuno più è al sicuro". E per il deputato azzurro Luca D'Alessandro si tratta di un "golpe rosso". "Il gruppo editoriale di De Benedetti da oggi puó contare su strumenti economico finanziari in più per perseguire il vano tentativo di annientare Berlusconi e il suo movimento" cosi' l'on. Laura Ravetto che aggiunge "Questo l'effetto di una sentenza che entra pesantemente nell'agone del confronto politico e nella competizione tra gruppi editoriali".

IN BORSA -Nessuno scossone sui titoli della galassia Berlusconi. Mondadori, in linea con l'andamento di giornata, guadagna in chiusura lo 0,09% a 1,062 euro. Mediaset chiude con un calo dello 0,59%. Decolla invece Cir, che fa segnare un progresso del 6,89% a 1,22 euro.

 

 

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