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Economia
Cda sempre più rosa: le donne passate dal 5,9% al 23%

E' stata una legge, quella sulle quote di genere nelle societa' quotate e controllate, a cambiare verso virando sul femminile, al sistema di governance italiano. Ma dopo la legge, come afferma Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e teorica delle "quote" che hanno consentito l'ingresso di tante donne che, senza obbligo, sarebbero rimaste in panchina, ora bisogna cambiare la cultura e i comportamenti. "Matteo Renzi e' un grande innovatore, ha capito per primo che bisognava puntare sulle donne - afferma la Golfo presentando in anteprima all'Agi i sorprendenti dati di bilancio a due anni dall'entrata in vigore della legge - sono sicura comunque che il nostro lavoro legislativo gli abbia facilitato il compito".

Ecco allora i numeri elaborati dalla Fondazione Belisario sulla base delle rilevazioni Consob: nel 2009 le donne che sedevano nei cda erano appena il 5,9 per cento; nel 2010 salivano al 6,8 per passare al 7,4 nel 2011 fino al boom del maggio scorso quando si sono piu' che triplicate arrivando al 23 per cento. "Se fino al 2010 gli uomini sedevano nella maggioranza dei cda delle societa' italiane quotate, oggi il solo genere maschile rappresenta una frazione modesta pari al 12 per cento", sostiene Lella Golfo, "insomma siamo riuscite a scardinare i vecchi e usurati sistemi di cooptazione inducendo le imprese a confrontarsi con la questione delle pari opportunita' che sono legate alla maggiore meritocrazia e democrazia delle aziende stesse". 

Le prime societa' che si sono adeguate alla legge sono state le quotate e l'effetto benefico e' evidente dai numeri. Nelle 130 societa' (53 per cento del totale delle quotate) che si sono adeguate alla legge 120, la presenza femminile e' pari, infatti, al 26 per cento contro una media che nelle altre imprese si ferma tristemente al 15. Ancora piu' lampante il risultato prodotto dalla norma nelle aziende non quotate: la presenza delle donne e' superiore alla quota di 1/5 del board in 167 societa' (70 per cento del totale) ed ? superiore ad un terzo per altre 37 che rappresentano il 15 per cento. La distribuzione delle societa' per numero di donne in cda dimostra poi che almeno 3 donne sono presenti in 91 imprese pari al 38 per cento del totale. Ma alcune societa', poche in verita', hanno cercato di eludere la legge incorrendo nelle conseguenze esiziali che impongono lo scioglimento del consiglio entro sessanta giorni. Nel 2013 la Consob ha adottato, si legge nella ricerca, solo due provvedimenti di diffida nei confronti di societa' che si sono prontamente messe in regola.

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