Sembra un tema su cui i grillini sono piuttosto defilati vista il complicato risiko per Palazzo Chigi che li attende. E, invece, il Movimento 5 Stelle ha già aperto da un po’ il dossier nomine pubbliche, tanto che il partito uscito vincitore dalle urne ha dimostrato subito consapevolezza sul proprio ruolo da kingmaker nella complessa partita dello spoil system delle poltrone di Stato. E’ stata una delle due menti economiche di punta del partito fondato da Beppe Grillo, ovvero Lorenzo Fioramonti, economista ora deputato e ministro in pectore dello Sviluppo economico nella squadra di Di Maio, ad alzare il velo sul tema. “Ho organizzato una serie di incontri paralleli con tecnici, esperti di sviluppo, attivisti della società civile e colleghi parlamentari. Abbiamo discusso delle prossime scadenze relative alle dirigenze delle autorità indipendenti e degli enti controllati-partecipati dallo Stato, su cui dovremo fare un lavoro meticoloso e strategico”, ha scritto infatti il tecnico che insegna all’Università di Pretoria.

Una delle nomine che sta più a cuore dei grillini è quella del Gse, il Gestore dei servizi energetici, che gestisce i fondi miliardari delle energie rinnovabili. Proprio su questa società, infatti, si dice che si concentrino le mire del M5S, che nella sua politica punta molto allo sviluppo dei settori “verdi” e sulle nuove fonti energetiche. In generale, la partita delle nomine nelle società pubbliche e nelle Authority si giocherà a giugno. Il premier uscente Paolo Gentiloni non vuole gestire il delicato dossier, prende tempo e, quindi, tutto quello che potrà essere rimandato lo sarà. Almeno fino a giugno, quando un nuovo esecutivo dovrebbe essere nel pieno dei suoi poteri.
O almeno così si spera. L’appuntamento più vicino è la scadenza dell’Authority per l’Energia, quella che oggi si chiama Arera. Un nodo fondamentale della macchina pubblica. L’Authority, scrive l’agenzia Mf-Dowjones, non può restare senza vertice nemmeno per un minuto, perchè ogni giorno deve prendere decisioni fondamentali sul sistema elettrico. L’attuale collegio, presieduto da Guido Bortoni, ha già ottenuto una proroga di 60 giorni dalla sua originaria decadenza, inizialmente prevista per l’l1 febbraio.

L’extra time concesso a Bortoni e agli altri commissari terminera’ il prossimo 11 aprile. Oltre quella data pero’, non sara’ possibile allungare ancora la permanenza dell’attuale collegio attraverso un semplice atto amministrativo, ma servira’ un decreto legge. Il governo e’ pronto ad emanarlo. Solo che per l’l1 aprile prossimo le commissioni non saranno ancora formate. La proroga di Bortoni e del collegio, dunque, potrebbe essere di tre-sei mesi, con un decreto legge che poi sarebbe lasciato morire in Parlamento.
Questo non significa, però, che dietro le quinte i partiti non si stiano già muovendo. I cinque posti di commissario dell’Authority verrebbero ripartiti in base al risultato elettorale: due al centrodestra, due al Movimento Cinque Stelle e uno al Pd, con la presidenza che potrebbe andare alla coalizione guidata da Matteo Salvini.
Per questa e per tutte le altre nomine pubbliche, Salvini e Silvio Berlusconi avrebbero deciso di procedere d’intesa, mettendo in piedi anche una sorta di cabina di regia della quale farebbero parte Giancarlo Giorgetti e Giulia Bongiorno per la Lega e Gianni Letta e Niccolo’ Ghedini per Forza Italia. Nel caso dell’Authority dell’energia i nomi che circolano per il centrodestra sono quello di Stefano Saglia, ex parlamentare grande esperto di energia, e di Stefano Besseghini, amministratore delegato di Rse. Il Pd, invece, potrebbe indicare il direttore del ministero dello Sviluppo economico, Sara Romano o, nel caso ci fosse uno spiraglio per mirare alla presidenza in un’ottica di consenso allargato, puntare su Federico Testa. Sul fronte dei Cinque Stelle, invece, ancora non ci sono indicazioni chiare.
La partita piu’ importante che si giochera’ quest’anno, pero’ riguarda la Cdp, la Cassa depositi e prestiti. Il Tesoro ha spostato l’assemblea alla fine di giugno per lasciare liberta’ di scelta al prossimo governo. La riconferma del Ceo Fabio Gallia sembra difficile, e lo stesso Gallia non sembrerebbe intenzionato a rimanere. Il presidente Claudio Costamagna, scelto dalle fondazioni, ha qualche chance in piu’ di riconferma. Se decidesse di lasciare, si potrebbe profilare l’arrivo di un profilo piu’ “politico”, come era stato nel caso di Franco Bassanini. Diverse candidature circolano in questi giorni per la carica di amministratore delegato, da quella di Dario Scannapieco della Bei, molto vicino a Mario Draghi, a quelle interne di Salvatore Sardo, attuale capo delle operazioni, a quella del Cfo Carlo Palermo.
Qualche mese in piu’ resta per scegliere, invece, il successore di Giovanni Pitruzzella all’Antitrust, il cui mandato scadra’ a novembre. Tra le nomine indirette, infine, spiccano quelle in Saipem, dove al posto del presidente Paolo Colombo dovrebbe arrivare Francesco Caio, l’ex amministratore delegato di Poste italiane.
