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Economia

di Sergio Luciano

 

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“Pensa, hanno intervistato perfino me sul derivato Santorini, non sanno più chi intervistare”, gli avevo scritto un mese fa, giocandomela sulla falsariga dell’autoironia, che sapevo essergli affine. E lui m’aveva riposto, sempre per e-mail: “Hanno scoperto adesso i derivati!”: in questa battuta, tagliente e amara, che trasudava però anche una trattenuta esasperazione, c’era molto di David Rossi – il capo della comunicazione del Monte dei Paschi che si è suicidato a Siena ieri sera. David per me era un amico, come lo si può essere in un mondo di relazioni affrettate e superficiali dove però si riesce pur sempre a percepire una differenza, magari impalpabile, tra i rapporti di puro interesse e quelli che riescono, sia pur minimamente, ad andare oltre. Me l’aveva presentato, e caldeggiato, un’altra amica, una brava collega giornalistica del genere “rompicoglioni” – quello che scarseggia e servirebbe in dosi massicce al mondo dell’informazione - spiegandomi: “E’ uno serio: difende il suo punto, ma correttamente, e se hai ragione tu, lo ammette”.

 

Ultima ora/ Spunta una lunga telefonata di Rossi poco prima del suicidio. Una chiamata non con la moglie, azione che potrebbe far luce sulla vicenda

Già: perché David Rossi era leale. Con gli amici, col suo lavoro, con la sua azienda. Se si è suicidato così, se ha un senso attinente al suo gesto finale quel biglietto accartocciato, “Ho fatto una cavolata”, che gli inquirenti hanno trovato nel cestino del suo ufficio, questo senso è da cercare forse in quell’esasperazione, in quella saturazione, in quell’isolamento biasimato che da qualche mese aveva trasformato la sua posizione professionale, da invidiata e certo interessante che era, in una specie di colonna infame. Di questa “cavolata” forse si saprà, si capirà tra breve. Di certo si sa già che tante, e gravi – gravissime – ne hanno commesse o lasciate commettere, di cavolate, i suoi capi degli anni d’oro, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. Ai quali David aveva fatto in un certo senso da balia, trasformando un toscanaccio ruvido come Vigni in una persona quasi cordiale e un furbo ed estroverso ma arruffato avvocato calabrese come Mussari in un personaggio di standing sufficiente ad essere eletto a rappresentare tutta la categoria da gente di palato difficile come Bazoli o Profumo.

Dietro la resistibile ascesa di questi leader c’era anche la professionalità di Rossi, un uomo laconico, concreto, a tratti sbrigativo e quasi grezzo, ma lucido e fattivo. Uno che aveva sovvertito le usanze felpate della comunicazione bancaria – suscitando in Abi non pochi mal di pancia – e aveva incoraggiato Mussari a cambiare tono, ad abbandonare il “banchierese” e a parlare spesso in modo da farsi capire da tutti, criticando la Bce, alludendo polemicamente alla stessa Banca d’Italia, schierandosi contro il premier in carica Berlusconi, insomma facendo tutte quelle uscite che, due o tre anni, fa avevano trasformato il presidente del Montepaschi in un personaggio pubblico.

Poi David s’era innamorato di una comunicazione d’impresa innovativa negli strumenti – innanzitutto internet – e nei contenuti, che aveva contribuito a rendere la banca più antica del mondo uno dei marchi più popolari d’Italia e, forse – almeno nel settore – dei meno antipatici. Aveva sposato con convinzione il progetto dei vini e dell’abbigliamento marchiati 1472, l’anno di fondazione del Monte dei Paschi, una storia commerciale di successo, sostenuta senza spendere i soldi della banca ma puntando sulle partnership di vari imprenditori privati. Era stato il “suo” progetto, ed aveva avuto successo: “Pensa, in due mesi, 5000 bottiglie vendute on-line”, mi aveva confidato poco tempo dopo il “lancio” con un’emozione malcelata da quel suo understatement che traeva in inganno, incastrandolo forse - per alcuni – in un’immagine algida che non rispondeva alla sua vera personalità.

Pur non indagato per i fatti del Monte, si era visto perquisire l’ufficio una decina di giorni fa. Era bersagliato di telefonate, sotto pressione come mai nella vita, era comprensibilmente preoccupato per il suo futuro professionale, amareggiato perché la buona immagine raggiunta dal Montepaschi prima della crisi potesse oggi essere concepita non per quel che era, cioè il frutto del suo ottimo lavoro, ma come una tessera importante nel mosaico delle truffe. Era depresso, evidentemente, per questo.

Esistono codici universali per interpretare un’idea, un progetto, una visione”, aveva scritto nel sito del suo progetto, www.1472.it: “Questi codici si chiamano valori. Sono il frutto del lavoro delle persone, dell'impegno e dei sacrifici quotidiani. I valori di 1472 sono quelli che hanno permesso a Banca Monte dei Paschi di Siena di essere oggi la più antica banca del mondo ancora in attività. Sono i valori del territorio, dell'amore per la terra. Sono il rispetto per la storia e la passione per il futuro, l'innovazione e la tradizione. 1472 significa ricerca, attenzione ai dettagli, identità condivisa. Significa responsabilità e solidarietà”.

Nessun uomo si deve suicidare, e un uomo che la pensava così meno di tutti. Ma la vita terrena, David, è solo un derivato dello spirito, che le sopravvive, e lo spirito non può essere perquisito, irriso, vilipeso per una cavolata fatta o non impedita, per un’incomprensione, per un tradimento. Lo spirito sopravvive e concede a tutti noi una seconda occasione. Che la tua ti renda giustizia.

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