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Cina,Ue aggira la scelta sullo status economia mercato.Altolà di Confindustria

Secondo la vice presidente di Viale dell’Astronomia Lisa Ferrarini Bruxelles deve fare attenzione a modificare le regole antidumping

Stretta tra la necessita’ di difendere l’industria europea dall’invasione di prodotti cinesi (anche high- tech) a prezzi di dumping e di mantenere relazioni economiche e finanziarie privilegiate con la Cina, la Commissione europea ha trovato una ‘terza via’ per aggirare la decisione sul riconoscimento dello status di economia di mercato. Cosi’ i commissari hanno concordato oggi di riformare le politiche di difesa commerciale da un lato modificando entro un anno la metodologia anti-dumping con un nuovo approccio che garantisca un “forte sistema di difesa commerciale” da pratiche sleali, dall’altro lato abolendo la lista dei paesi che sono considerati non essere “economia di mercato”. In sostanza, si tratta di permettere dazi piu’ rapidi e piu’ alti calcolati sulla base di calcoli riferiti a prezzi internazionali e non a quelli pratica in paesi terzi o in Cina.

I commissari europei hanno concordato che la modifica della metodologia si fondera’ sulla valutazione circa l’esistenza di distorsioni di mercato e entro fine anno presentera’ una proposta di modifica legislativa. Sul tavolo dei commissari europei tre opzioni: lasciare la legislazione europea cosi’ come e’ oggi; rimuovere la Cina dalla lista delle economie considerate non di mercato e applicare la metodologia standard per il calcolo dei dazi antidumping; cambiare metodologia con un nuovo approccio per assicurare un “forte sistema di difesa” commerciale contro l’invasione di merci sottocosto nel quadro degli accordi commerciali internazionali (Omc).

La Commissione ha scelto la terza opzione. “La Ue e’ il maggior partner commerciale mondiale, il nostro benessere e’ costruito sul commercio e siamo forti sostenitori del libero commercio e dei mercati aperti, pero’ il commercio deve essere equo – ha indicato la commissaria al commercio Cecilia Malmstrom -. L’attuale situazione di sovracapacita’ poduttiva; come nel settore siderurgico, mostra la necessita’ di avere strumenti di difesa efficaci per fronteggiare le distorsioni del mercato”. Intanto si tratta di adottare rapidamente la proposta del 2013 per rendere piu’ veloci le procedure anti-dumping e anti-sussidio e permettere alla Commissione di imporre dazi piu’ alti in certe circostanze.

Cio’ anche per superare la grande differenza che esiste tra l’approccio americano e l’approccio europeo: i dazi europei sono sotto il 50% mentre quelli Usa superano anche il 200%. Su questo c’e’ un appello all’urgenza agli Stati membri. L’abbandono della lista dei paesi considerati non economie di mercato a favore della valutazione se in un paese esistono distorsioni di mercato originate dall’influenza dello Stato e/o dalla fissazione di prezzi al di sotto del costo di produzione, in dica un approccio diverso da quello seguito finora: il principio della distorsione di mercato si applica a tutti i paesi.

Immediata la reazione della Confindustria. Secondo il vicepresidente dell’associazione degli imprenditori Lisa Ferrarini “il fatto che la Cina non sia un’economia di mercato non e’ una novita’. Siamo lieti che la Commissione lo abbia ribadito, ma piu’ che le definizioni ci interessano i cambiamenti nel regolamento antidumping. Con l’eccesso di capacita’ produttiva cinese, che oggi interessa la siderurgia, ma domani potrebbe toccare qualsiasi settore manifatturiero, l’antidumping Ue deve rimanere realmente efficace, non soltanto a parole”.

“Non abbiamo ancora visto una proposta tecnica”, ha aggiunto la Ferrarini. “Possiamo commentare soltanto le dichiarazioni e, purtroppo, non mancano i motivi di apprensione. Non e’ pensabile adottare nei confronti della Cina la stessa metodologia di calcolo del dumping che si usa per gli Stati Uniti e la Commissione lo sa bene visto che ha definito lei stessa i 5 criteri macroeconomici per distinguere le economie di mercato da quelle sussidiate dallo Stato. Criteri fondamentali che pero’ le dichiarazioni di oggi non menzionano come se l’Europa dovesse vergognarsi di esigere da tutti i suoi partner commerciali concorrenza leale. Il rischio e’ che la soluzione prospettata dalla Commissione dia luogo a un meccanismo talmente farraginoso e oneroso per le imprese europee da rivelarsi una concessione di fatto del Mes alla Cina”, ha concluso l’imprenditrice emiliana.