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Siamo in emergenza, ci vuole grande coesione nazionale

di Angelo Maria Perrino

Qualche lettore mi aveva criticato perché in un mio precedente intervento della vigilia avevo definito, al di là del merito giuridico, la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi una iattura per il Paese. Una iattura politica, ovviamente.

 
I fatti hanno dimostrato che la mia previsione era giusta. Il governo Letta-Alfano, l’unico possibile con questo parlamento, ne è uscito destabilizzato proprio mentre cercava di decollare cavalcando i primi vagiti di una pur debole ripresa economica. I falchi dei due schieramenti hanno trovato ottimi argomenti per incrociare le armi e rilanciare le liti tra comari, si fa sempre più difficile mediare e trovare i punti di equilibrio politico-istituzionale in grado di scongiurare il tilt del sistema complessivo della governance, preludio sicuro al default finanziario.

Gli ultimi dati di Bankitalia sono allarmanti: il debito pubblico cresce e rischia di finire fuori controllo. Mai come ora si avverte il rischio Grecia. Ma a fronte di questo la classe politica, egoista e dissennata, privilegia il marketing e ogni partito lavora per il proprio posizionamento (c’è sempre alle viste un appuntamento elettorale, ora le europee e magari le politiche anticipate) e non per il bene della nazione.

Riusciamo a fermarci sull’orlo del precipizio? Riusciamo a rispolverare quell’orgoglio nazionale che in passato ci ha consentito di superare altre emergenze nazionali?

 
Ci vuole coesione e pazienza. Ci vuole buonsenso e capacità di mediazione, bisogna evidenziare e valorizzare i punti di incontro tra i partiti e minimizzare i punti di rottura, approntando un serio piano di riforme, da quella della giustizia a quella del mercato del lavoro. E ci vogliono misure urgenti per rilanciare la crescita.

Diversamente nessuno si illuda: non ci saranno vincitori, perderemo tutti. E non c’e’ tempo da perdere.

 

(scritto per La discussione)