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Dalla Confindustria schiaffo al governo: giù le stime sul Pil

“L’economia italiana, anziché accelerare sta rallentando, il mancato decollo della ripartenza resta un vero rebus”. È quanto emerge dallo scenario economico del Centro studi di Confindustria

«L’economia italiana, anziché accelerare sta rallentando», il «mancato decollo della ripartenza resta un vero rebus». È quanto emerge dallo scenario economico del Centro studi di Confindustria, secondo cui «la ripartenza dell’economia italiana non ha avuto nei mesi estivi lo slancio atteso». Il Csc guidato, da Luca Paolazzi, rivede al ribasso le previsioni per il Pil italiano, stimando che il 2015 chiuda con un +0,8% (rispetto al precedente +1,0% elaborato a settembre) e indicando una crescita dell’1,4% nel 2016 (dal precedente +1,5%) e dell’1,3% nel 2017.

«Occorre constatare – aggiunge viale dell’Astronomia – che l’uscita dalla seconda recessione, pur in un quadro esterno nettamente migliore che in passato, è stata più lenta rispetto alla risalita seguita alla fine della prima (tra 2008 e 2009). Secondo Confindustria, «le ragioni per cui non si riesce a prendere il vento favorevole sono legate al fatto che ci sono comportamenti più prudenti, si tende a essere meno risoluti. C’è un tasso di risparmio molto basso, che è ai minimi storici. Per noi resta un mistero questo rallentamento. Pensiamo che nel corso di questo autunno ci sia una ripresa di slancio legata ai giudizi sugli ordini delle imprese che producono beni di consumo». «Noi rimaniamo convinti – ha puntualizzato Paolazzi – che l’economia italiana vada meglio di ciò che le statistiche dicono». Il quadro globale rimane nel complesso «molto favorevole».

E i risultati positivi si vedono già sul mercato del lavoro. Il Centro studi di Confindustria vede in discesa il tasso di disoccupazione, che indica in calo al 12% nel 2015 (in miglioramento dal 12,2% stimato a settembre), all’11,6% nel 2016 (dall’11,8%) e all’11,1% nel 2017. Nel triennio, stima il Csc, «saranno creati 650mila posti di lavoro, che portano a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare», dal 2014.

Se si dimezzasse l’evasione e si restituissero ai contribuenti, attraverso l’abbassamento delle aliquote, le risorse recuperate, si avrebbe un 3,1% di maggiore Pil e oltre 335mila occupati aggiuntivi. Il Centro studi di Confindustria stima che l’evasione fiscale e contributiva in Italia ammonti a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. Al fisco vengono sottratti quasi 40 miliardi di Iva, 23,4 di Irpef, 5,2 di Ires, 3 di Irap, 16,3 di altre imposte indirette e 34,4 di contributi previdenziali. «L’evasione fiscale e contributiva – scrivono gli economisti di viale dell’Astronomia – blocca lo sviluppo economico e civile perche’ penalizza l’equita’, distorce la concorrenza, viola il patto sociale, peggiora il rapporto tra cittadini e Stato e riduce la solidarietà».

La lotta all’evasione, prosegue il CsC, «è parte integrante e imprescindibile di un coerente programma di risanamento, anche morale, e di rinascita strutturale dell’economia italiana. È essa stessa una riforma in sè».