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Economia
Confindustria, Caporetto per Vacchi in Lombardia. Rumors : in Veneto si scalda Baban

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

QUI VENETO/ Mentre Roberto Zuccato fa filtrare di non essere della partita, fra il timore e lo sgomento dei suoi associati, pare che in Veneto con un sorprendente carpiato Alberto Baban, talentuoso e ambizioso presidente della Piccola Industria di Confindustria, voglia farsi avanti, dimostrando di non aver abbandonato il suo sogno di succedere a Squinzi.

Nonostante infatti sia stato riconfermato a fatica qualche mese fa rischiando addirittura di non ottenere il voto favorevole dei colleghi al nuovo biennio del proprio mandato, non pago di questa debacle, secondo ancuni rumors confindustriali che Affaritaliani.it ha raccolto dal comitato di presidenza della Piccola in corso oggi a Novara, pare che Baban mediterebbe di autorilanciare la propria candidatura alla presidenza di Confindustria il 4 febbraio, in occasione del consiglio centrale.

Assenza diplomatica di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, ieri sera alla cena milanese organizzata in gran segreto da Alberto Ribolla  per  il sostegno unitario di Confindustria Lombardia alla candidatura dell'emiliano Alberto Vacchi, presidente di Unindustria Bologna che vuole raccogliere il testimone da Giorgio Squinzi. Motivazione ufficiale dell'assenza: indisposizione. Lettura politica: Rocca non vuole compromettersi con un candidato che pare avere pochissime chances di vittoria.

Per l'asse Assolombarda-Bergamo-Varese che ha ottenuto un niet totale alla candidatura del montezemoliano Vacchi dalle altre territoriali lombarde si tratta di una totale Caporetto. Le territoriali si sono riservate di poter liberamente dibattere e discutere al proprio interno la questione della successione alla presidenza di Confindustria, per poi assumere, sempre liberamente e in totale autonomia, le proprie scelte. Un modo elegante per dire: "Noi, il vosto candidato Vacchi non lo voteremo mai".  Volti spenti e rabbuiati dei presenti Galizzi e Ribolla che per l'ennesima volta vede sfumare così in un battibaleno il suo sogno di far parte della squadra dei vicepresidenti di Viale dell'Astronomia. Sogno accarezzato da tempo e che anche questa volta svanisce nel nulla. 

Dopo soltanto tre giorni dalla sua discesa in campo ufficiale, la candidatura dell'emiliano Vacchi rischia di essere già bruciata. Due gli errori fondamentali: il doppio endorsement in suo favore di Fiom e Cgil e di quello del mondo politico, fra cui l'ex premier Romano Prodi e il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Plausi risuonati come eresie per il sistema confindustriale: com'è noto, gli imprenditori italiani non gradiscono indebite interferenze della politica nelle proprie vicende, rivendicando sempre la più totale autonomia di scelta in casa propria.

Particolarmente critico nei confronti del disegno montezemoliano e rocchiano è stato il bresciano Marco Bonometti, che, secondo rumors insistenti, potrebbe anche candidarsi dopo l'insediamento dei saggi il 28 gennaio. Al di là del fatto che viene chiamato il "Landini di Confindustria", ieri sera, nei giri di tavolo fra i commensali, sarebbe stata sottolineata la visione critica di Vacchi nei confronti del Jobs Act, ultima riforma del lavoro che finalmente dopo anni di lobby la confederazione di Squinzi è riuscita a portare a casa. Un punto fermo da cui non tornare indietro. Lo stesso motivo per il quale Federmeccanica avrebbe invitato il proprio presidente Fabio Storchi a candidarsi. 

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