L’economia italiana chiuderà il 2026 meglio delle attese, con una crescita del Pil stimata all’1%. Ma il Centro Studi Confindustria lancia l’allarme sul prossimo anno: il rincaro di petrolio, gas ed elettricità, insieme all’inflazione e ai tassi d’interesse, potrebbe frenare ulteriormente l’economia. Nello scenario energetico più sfavorevole esaminato, la crescita del 2027 rischia di azzerarsi.
Il petrolio oltre i cento dollari e le bollette più care frenano le prospettive per famiglie e aziende
Il prezzo dell’elettricità in Italia è stato superiore del 35% rispetto alla Germania nei primi nove mesi del 2026. A settembre ha raggiunto un picco di 208 euro per megawattora, contro i 114 euro di febbraio. Sono alcuni dei dati che il Centro Studi Confindustria mette al centro del rapporto di previsione d’autunno, indicando nell’energia la principale vulnerabilità dell’economia italiana.
Il rapporto contiene anche una revisione positiva delle stime di crescita per l’anno in corso. Il Pil italiano è atteso in aumento dell’1% nel 2026, mezzo punto percentuale in più rispetto alla previsione formulata a marzo. Una crescita che Confindustria considera comunque “fragile” e “sostanzialmente in linea con la variazione gia’ acquisita, ossia quella che si registrerebbe a fine anno in presenza di una crescita congiunturale nulla nei due trimestri restanti (senza la correzione per i giorni lavorativi)”.
Le prospettive peggiorano guardando al 2027, quando i rincari dell’energia, l’inflazione e i tassi d’interesse più elevati continueranno a frenare consumi e investimenti. A settembre l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2%, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie proprio negli ultimi mesi dell’anno.
Petrolio e gas alle stelle, la crescita del 2027 rischia di azzerarsi
A settembre il petrolio Brent è arrivato a una media di 102 dollari al barile, contro i 62 dollari di dicembre 2025. Nello stesso mese il gas europeo ha raggiunto i 77 euro per megawattora, rispetto ai 33 euro di febbraio, toccando i livelli più alti dalla fine del 2022. Anche il prezzo della benzina in Italia è aumentato del 26% rispetto al minimo di gennaio.
I rincari incidono direttamente sui costi delle aziende. Rispetto a sei anni fa, il peso delle spese energetiche sui costi totali delle imprese è cresciuto del 34,5%, con un incremento del 40% per la manifattura.
Il Centro Studi ha elaborato anche uno scenario di rischio per il prossimo anno. Con il Brent a circa 126 dollari al barile in media nel 2027, rispetto ai 75 dollari ipotizzati nello scenario di base, la crescita del Pil prevista per il prossimo anno potrebbe azzerarsi.
Si tratta di una simulazione legata a un ulteriore aumento dei prezzi energetici, non della previsione principale formulata da Confindustria.
Stretto di Hormuz, il rischio di esaurire le riserve entro maggio
Le previsioni del Centro Studi si basano sull’ipotesi che, dopo le elezioni americane di metà mandato, venga individuata una soluzione alla guerra tra Stati Uniti e Iran, consentendo da gennaio una progressiva normalizzazione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.
La durata del blocco è determinante per la disponibilità di petrolio sui mercati internazionali.
“Il protrarsi della chiusura dello Stretto sarebbe sostenibile fino a maggio prossimo, utilizzando tutte le riserve strategiche e commerciali mondiali. Superato quel mese senza un reale sblocco dello Stretto – sottolinea il Csc – sarebbe difficile approvvigionarsi e salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima”.
Confindustria precisa inoltre che le proprie previsioni non incorporano gli effetti della clausola nazionale di salvaguardia destinata a finanziare maggiori spese per la difesa e la sicurezza energetica, pari a 14,4 miliardi di euro per il biennio 2026-2027.
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