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Confindustria,”politica smarrita, senza idee”. Il discorso di Bonomi post-voto

Le parole a braccio del neo-presidente di Viale dell’Astronomia subito dopo la lettura dell’esito del voto in Sala Pininfarina in Confindustria

Confindustria,”politica smarrita, senza idee”. Il discorso di Bonomi post-voto
Carlo Bonomi

Affaritaliani.it pubblica in esclusiva qui sotto la parte principale del discorso fatto a braccio dal presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, chiamato a parlare davanti ai 180 membri del Consiglio generale collegati in videoconferenza dopo che il presidente ancora in carica Vincenzo Boccia ha letto i risultati della votazione. Alla fine Bonomi ha anche ringraziato la sfidante Licia Mattioli per aver contribuito ad “arricchire il dibattito all’interno della Confindustria”. 

Care colleghe e cari colleghi, 
Vi ringrazio veramente di cuore per l’indicazione che avete voluto dare, ne sono onorato. Ci tengo a dire che ho affrontato questi ultimi mesi con molta attenzione a quello che era il ruolo che pensavo di assumere. Ho cercato in maniera molto coscienziosa di rispettare tutte le regole, perché credo che quando si vive una comunità il senso di risiedere in quella comunità è proprio il rispetto delle sue regole. È ovvio che quest’ultime ultime settimane hanno segnato il fatto che queste regole forse hanno necessità di una revisione, ma comunque ritengo che quando ci si candida ad essere presidente di una comunità quelle regole vadano rispettate. Sono molto combattuto nelle mie emozioni personali, non ve lo nascondo: da una parte una gioia personale per questo risultato che però scema subito molto velocemente perché non posso non ricordare la situazione che oggi tutti i nostri colleghi imprenditori stanno vivendo in Italia una situazione molto molto particolare e io non posso non tenerne conto se penso di assumere la presidenza di questa comunità.

Quindi di sicuro oggi non è tempo di gioire. Ho ascoltato i vostri interventi nel Consiglio generale e tutti disegnavano, ovviamente, la preoccupazione per il futuro e quindi voglio subito fare un appello: dobbiamo metterci immediatamente al più presto in condizioni operative tali da consentirci di affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è di fronte a noi, che è quella di continuare a portare come diceva Enzo prima la posizione di Confindustria su tutti i tavoli necessari rispetto a una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento e non hai idea della strada che deve percorrere questo Paese. Credo proprio che sia questo la strada che dobbiamo seguire, quella cioè del metodo, prima delle date. L’Italia è stata posta in un regime fortemente restrittivo, duramente restrittivo, mentre i nostri concorrenti oggi in Europa, lo ricordavate anche voi nei vostri interventi, continuano a produrre in molti settori. E ancora oggi noi non abbiamo bene i dati.

Ci dicono dati aggregati e non riusciamo a capire nella realtà cosa sta succedendo. Non abbiamo ancora dispositivi di protezione, se vogliamo pensare di riaprire, facevamo prima due calcoli, come poter garantire a tutti dispositivi di protezione individuali e con Regioni che proseguono con modelli diversi?

Abbiamo ben chiaro quindi che non si può andare avanti ad usare anacronistici codice Ateco che non rappresentano quella che è la manifattura dell’Industria. Questo è il modello di riapertura in sicurezza a cui dobbiamo puntare. Vanno benissimo i comitati di esperti. Ma la loro proliferazione senza chiare attribuzioni non può essere uno scudo dietro cui nascondersi per rinviare decisioni che devono essere assunte su basi chiare, e con tempi rapidissimi. Senza calendari diversi da regione a regione.

Il tempo è nostro nemico. Non solo nei settori del turismo e della ristorazione ma anche più in generale della domanda interna. Il tempo rischia di disattivare la nostra presenza nelle catene internazionali di fornitura e del valore. Il mondo ripartirà trainato da chi ne sarà protagonista.

Serve dunque un calendario di ripresa in sicurezza metodologicamente chiaro, funzionale al raggiungimento di due obiettivi: riaprire la produzione perché solo essa dà reddito e lavoro, non certo lo Stato come molti vorrebbero dimenticando che non ha le risorse; e farlo evitando una seconda ondata di contagio, che ci porterebbe a nuove misure di chiusura a quel punto ancor più disastrose.

Gli anni di fronte a noi devono essere vissuti da parte nostra con la stessa dedizione e passione civile che le imprese portarono nella ricostruzione italiana.  Per questo, ci sarà bisogno dell’impegno di tutti. E insieme dovremo cambiare anche noi imprese, se vogliamo che cambi l’Italia.

Ringrazio Licia per aver voluto confrontarsi, per aver voluto arricchire di idee questa campagna elettorale. Avrei voluta averla qui al mio fianco ma credo che sia dovuta partire per un problema di orario. Ci tenevo, e sono sicuro che lei avrebbe accettato, perché sarebbe stato un grande segnale, ma è un segnale che comunque c’è, perché noi imprenditori, la nostra comunità… Confindustria è questa. Ci confrontiamo, ci confrontiamo duramente, ma un momento dopo siamo tutti insieme e dobbiamo esserlo. Uniti a maggior ragione adesso perchè il Paese richiede un ceto imprenditoriale che si assuma le responsabilità, come si è sempre assunto, ma come deve fare oggi a maggior ragione, per segnare la via di questo Paese per portarlo nel futuro.