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Coronavirus: Prosciutto di Parma, vendite giù del 35%

Covid-19 mette in ginocchio anche le eccellenze italiane. Consorzio di Parma: “La sfida è salvare le nostre aziende”

Coronavirus: Prosciutto di Parma, vendite giù del 35%
prosciutto parma

Coronavirus: Prosciutto di Parma, vendite giù del 35%. Il Covid-19 sta mietendo vittime anche tra le eccellenze italiane

Il Consorzio del Prosciutto di Parma, in un’intervista per “la Repubblica”, parla di una “crisi senza precedenti”.  Il Covid-19 sta mietendo vittime anche tra le eccellenze italiane

Tremila addetti nella filiera e 140 aziende produttrici. Una storia fatta di estrema eccellenza, un brand conosciuto in tutto il Mondo, un prodotto che ogni famiglia italiana ha assaporato. Eppure il Consorzio Prosciutto di Parma sta vivendo gravemente i sintomi economici della Pandemia:

“Stiamo vivendo una crisi senza precedenti nella nostra storia che sta comportando ad oggi una perdita complessiva di almeno il 30% del nostro fatturato. Addirittura per la prima volta alcune nostre aziende hanno chiesto l’accesso alla cassa integrazione per i propri dipendenti”.

Il mercato interno soffre, sia per la chiusura di Hotel, catering, ristoranti, sia evidentemente per una propensione minore al consumo, che genera una mancanza di liquidità a catena. Il Consorzio denuncia un calo del 35% nelle vendite interne, e del 30% sull’estero.

Ovviamente con effetti a catena: “Il tutto con ripercussioni sugli altri anelli a monte della filiera, la macellazione e il sistema dell’allevamento.” Parole drammatiche, che fanno riflettere quando si tratta di un fiore all’occhiello del marchio Made in Italy: “La sfida oggi è davvero quella di salvare le nostre aziende”.

Da considerare poi la tipicità del settore merceologico. I beni deperibili, a breve consumazione, non si recuperano mai più per quel che concerne i mesi d’invenduto. Mentre in una fornitura di frigoriferi ad esempio, ciò che rimane in magazzino potrà essere spedito 2 mesi più in là, ciò che si è prodotto e non consumato nell’alimentazione inevitabilmente va perduto.

Un po’ come il dramma dei Bar, il cliente anche s’è tornato al banco dopo il lockdown, non per questo si berrà 20 caffè al giorno per recuperare il pregresso. Visto che il food è una pepita d’oro per la nostra Economia, serviranno davvero azioni politiche a salvaguardia del settore.