
Colpo di scena nelle vicende legate al gruppo Coppola: come segnala stamane un comunicato societario, il Tribunale di Milano si è pronunciato a favore del costruttore romano nella causa intentata contro la società Nuova Parva del gruppo Zunino, condannata a corrispondere a favore di Mib prima (società del Gruppo Coppola) 5,5 milioni di euro a titolo di risarcimento danni. La sentenza, sottolinea la nota, è destinata “ad avere altre conseguenze, avendo la stessa sancito, così come aveva già fatto la commissione tributaria di Milano, la responsabilità di Nuova Parva nell’aver causato con un’operazione fiscalmente illecita il debito d’imposta su Chiaravalle, società acquisita nel 2006 dal gruppo Coppola”.
Sempre Coppola (assistito dallo Studio Irti) aveva ottenuto qualche mese fa l’annullamento da parte della Corte di Cassazione della sentenza di fallimento della società Micop, fallimento da cui era scaturita la detenzione del costruttore (condannato nel febbraio del 2009 a 6 anni di carcere, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a 10 anni di interdizione dagli uffici direttivi), durata quasi due anni, e che aveva provocato “ingenti danni economici estesi a tutto il gruppo”. Micop era stata dichiarata fallita il 20 dicembre del 2006 per 13,41 milioni di euro, somma che sarebbe stata ricavata dalla vendita di immobili e trasferiti poi in altre società del gruppo Coppola con pregiudizio dei creditori, secondo il Tribunale di Roma.
Mib prima Srl, società facente capo a Francesca Garofalo (la madre di Danilo Coppola) era nata con la missione di gestire contenziosi e liquidare il patrimonio del gruppo Coppola che in qualità di assuntore del fallimento della Chiaravalle aveva citato in giudizio Nuova Parva (una delle holding ammesse alla procedura fallimentare del gruppo di Luigi Zunino, assieme a Tradim e Zunino investimenti Italia) chiedendo un risarcimento danni di 23 milioni di euro massimi. Chiaravalle era invece un’immobiliare facente capo a Zunino che aveva acquisito nell’aprile del 2006 il 100% di Lupifin, società di Stefania Cossetti e Piero Castoldi proprietaria di un palazzo al numero 15 di via Montenapoleone, a Milano, rilavato dalla Ras nel 2004 per 28 milioni di euro anche grazie ad un finanziamento di Intesa Sanpaolo (32 milioni per cassa e 11 milioni di linea per firma, assistito dal pegno sul 100% del capitale della stessa Lupifin).
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Il 2006 fu un anno impegnativo per molti “novelli imprenditori” provenienti dal mondo del mattone: Coppola era impegnato negli affari Bnl e Antonveneta, mentre Zunino (all’epoca patron di Risanamento), quale parziale contropartita del pacchetto di controllo Ipi ceduto allo stesso Coppola, si era ritrovato in mano i titoli Antonveneta, prima che entrambi provassero a far rotta su Mediobanca (Coppola salirà sino al 5% di Piazzetta Cuccia, Zunino più prudentemente si manterrà attorno al 2%, entrambi i pacchetti finiranno poi in parte in pegno a Popolare Lodi). Il 30 giugno Chiaravalle passa di mano da Zunino a Coppola per 80 milioni di euro, secondo quanto riportano i bilanci del gruppo.
Poi la stagione d’oro degli immobiliaristi italiani si conclude bruscamente, la crisi economico-finanziaria del 2008-2009 fa crollare i prezzi, le banche smettono di essere così generose nei loro finanziamenti e i rapporti tra i vari protagonisti della vicenda si raffreddano, sino ad arrivare allo scontro in tribunale. Uno scontro che segna un punto importante a favore di Coppola e che potrebbe mettere a rischio la procedura fallimentare del gruppo Zunino la cui liquidazione era prevista da un accordo di ristrutturazione omologato dal Tribunale. In soldoni a rischio sarebbe una frazione di quei 467,9 milioni di debiti a fine 2011, di cui 444,4 verso tre sole banche: Banco Popolare, UniCredit e Intesa Sanpaolo.
Luca Spoldi
