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Coronavirus, Colao: ministro di un governo Draghi. I have a dream…

Coronavirus, Colao: ministro di un governo Draghi. I have a dream…
Vittorio Colao

Correvano gli anni ‘90, erano gli anni ruggenti della telefonia e la Telecom, l’ex compagnia telefonica pubblica si trovò di fronte l’Omnitel il cui direttore generale era Vittorio Colao. Non sto qui a raccontare quanto accaduto da lì in avanti. In sintesi, prima la privatizzazione di Telecom, poi i vari passaggi di mano (fino alla sciagurata gestione Pirelli) hanno nei fatti spolpato l’azienda facendola diventare un campione dell’indebitamento. Dall’altro lato, Omnitel entrò nel gruppo Vodafone e Colao assunse incarichi sempre maggiori, fino a diventare amministratore delegato del gruppo stesso (dopo una breve parentesi a capo di RCS) facendolo diventare un player mondiale, sano e lungimirante, in grado di anticipare i trend mondiali delle telecomunicazioni e garantendo sempre lauti guadagni ai propri azionisti.

Ora questo signore, sarà a capo della task force per guidare l’Italia fuori dalla crisi enorme causata dal coronavirus. Con lui ci saranno altri stimatissimi professionisti, a parte qualche eccezione si è cercato di reclutare il meglio. Anche perché, se ci si doveva affidare ai cosiddetti cervelli che sono in grado di esprimere i maggiori partiti saremmo stati freschi. Mi riferisco soprattutto a quelli dell’ultima vulgata populista pescati dalla rete, dalla valli dell’egoismo autarchico che sogna il ritorno alla lira, dalle università semisconosciute con pubblicazioni scientifiche pari a zero, da sacche di quelli che bollono con sprezzo i “professoroni” di tramare contro il popolo.

Meno male quindi che ora ci sono Colao&co, ma basterà? Me lo auguro, ma presto, l’eccellente Colao si renderà conto che il paese Italia non è la Vodafone, che il reclutamento della classe politica che ci rappresenta è avvenuto si con libere elezioni, ma precedute da selezioni interne ai partiti risibili, dove le competenze sono state considerate spesso un fastidio contro la “pancia” del popolo sovrano.

La vulgata dei no vax secondo voi cosa rappresentava? E Tridico all’Inps, dieci chilometri di competenza indietro rispetto al suo predecessore Boeri? Laura Castelli fra i guru economici dei 5 Stelle sarà ricordata per aver detto a Padoan “questo lo dice lei…”, Di Maio al ministero del lavoro e dello sviluppo economico sarà ricordato per non aver risolto nemmeno una delle crisi che si è trovato a gestire, gli economisti leghisti ricordano ancora gli anni felici della lira, come se oggi tornando alla lira ritrovassimo quei presunti anni splendenti (peccato che nel frattempo il mondo è totalmente cambiato..).

Ho fatto solo alcuni esempi casuali, ce ne sono decine e decine per rappresentare l’attuale classe politica con cui Colao avrà a che fare. Forse la educherà un po’, ma la sua capacità di incidere sarà limitata. Il motivo è semplice, le burocrazie (che sono gli strumenti abilitanti delle iniziative politiche ed economiche) sono le stesse da decenni e anche le più lungimiranti idee spesso restano lettera morta.

La toppa Colao ci farà guadagnare senza dubbio un po’ di credibilità nel mondo, magari qualche azienda si sentirà confortata, ma poi nel medio periodo le iniziative si scontreranno con un sistema giudiziario indefinito (ma il dibattito assurdo sulla prescrizione che fine ha fatto?), con pletore normative a dir poco farraginose (si pensi ai recenti decreti liquidità dove il Governo, con una certa faccia tosta, scarica sulle banche la sua incapacità di elargire direttamente dei fondi a chi spettano), con un sistema formativo che fa acqua da tutte le parti.

Ma soprattutto, il vero muro di gomma sarà una classe politica (quella attuale) che ha orizzonti temporali al massimo mensili, che fa dell’indecisionismo la sua politica, che deve sopravvivere a se stessa continuando a ignorare che il nostro debito è tutto sulle spalle dei giovani le cui gambe, prima o poi, crolleranno.

Mi auguro di sbagliare e che Colao, invece, diventi il simbolo della discontinuità, che apra la strada ad una governo Draghi dove Colao stesso diventi ministro dello Sviluppo economico, mi piacerebbe rivedere Piacentini all’innovazione tecnologica, ad Ilaria Capua dovremmo fare ponti d’oro per riaverla in Italia, agli Esteri vorrei tanto vedere chi il mondo lo conosce davvero e che non scambia dittature con democrazie. Scusate, sto sognando. Mi risveglio subito, accendo lo schermo del mio tablet e mi ritrovo i video deliranti di chi oggi rappresenta il 40% del paese…scusate torno a dormire (e a sognare).