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Coronavirus, eurobond resteranno chimera.Gli analisti:Berlino dirà ancora nein

La proposta del premier Conte in Europa

Coronavirus, eurobond resteranno chimera.Gli analisti:Berlino dirà ancora nein

Un rapporto debito/PIl ben sopra il 100% del Pil per Spagna e Francia, il rischio collasso dell’area euro con l’Italia proiettata verso quota 150% e i piani fiscali miliardari appena all’inizio lanciati in tutte le capitali per fronteggiare un’emergenza che ha appena fatto capolino in tutto il Vecchio Continente e che la cancelliera Angela Merkel ha definito in settimana come “la sfida più grande dal dopoguerra”.

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Questi numeri sull’esplosione dei debiti pubblici stimati dagli analisti di Goldman Sachs potrebbero finalmente creare  le condizioni per quella convergenza necessaria in Europa per il lancio dei coronabond, gli eurobond in tempo di Covid-19 proposti dal premier Giuseppe Conte, garantite da Bruxelles, che servirebbero a finanziare i costi della lotta al’epidemia. Sia per quanto riguarda l’aspetto sanitario sia per le conseguenze economiche dovute alla diffusione del virus, ormai piaga che nel Vecchio Continente non risparmia nessuno.

Dopo il vertice europeo in teleconferenza di martedì, in cui Conte ha chiesto uno strumento condiviso per sostenere lo sforzo epocale di spesa pubblica richiesto dalla pandemia, il maxipiano europeo è allo studio della Commissione e del Fondo salva-Stati guidato dal tedesco Klaus Regling. Le istituzioni Ue dovrebbero mettere sul tavolo in queste ore le proposte elaborate. Ma toccherà ai ministri delle Finanze discuterle poi durante l’Eurogruppo, in agenda al più tardi martedì, per farle infine planare sul tavolo dei leader, giovedì prossimo.

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Come funzionerebbero? Posto che per statuto la Bce non può emettere titoli, i bond potrebbero essere emessi dal fondo salva-Stati, dalla Bei o dalla Commissione Ue, che li garantirebbero con il loro bilancio. Stando ai primi segnali emersi dopo le ultime riunioni dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo, si sarebbe aperto un dialogo, pare costruttivo, tra Parigi e Berlino sulla proposta italiana e la stessa Merkel, assieme alla presidente della Commissione,  la connazionale Ursula von der Leyen, ha mostrato un’apertura, rivelando di aver incaricato il ministro delle Finanze Olaf Scholz a partecipare ai tavolo di lavoro su questi strumenti. 

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Sarà la volta buona per l’emissione di strumenti di debito condivisi che rappresenterebbe un passo in avanti nella costruzione dell’architettura europea. Progetto che, come ha dimostrato la crisi dell’eurodebito, subisce un’accelerazione nei momenti di estrema difficoltà per i Paesi della moneta unica e che fino all’altroieri ha ricevuto soltanto “nein“?

Macché. Gli economisti di Goldman Sachs, infatti, si dicono “scettici” sul fatto che i governi dell’Eurozona possano trovare un accordo, dal momento che “alcuni Paesi del nord (compresa la Germania) vedrebbero probabilmente questo come un primo passo verso la mutualizzazione del debito“. Berlino, che al momento della decisione finale, si unirebbe ai grandi oppositori del progetto: l’austriaco Johannes Hahn, commissario al bilancio, e il falco lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea con delega all’economia.  

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Goldman Sachs registra come sebbene “i leader Ue abbiano espresso il proprio sostegno a una risposta fiscale coordinata e indicato flessibilità nelle regole di bilancio” finora “hanno trovato un accordo solo limitato per quanto riguarda uno stimolo a livello di Eurozona“.  

“Inoltre – sottolinea sempre la banca d’affari americana – finora non abbiamo visto a livello di eurozona una condivisione esplicita del rischio legato ai costi fiscali, il che ha contribuito alla forte volatilità dei rendimenti obbligazionari” dei Paesi periferici che si è tradotto in un incremento dello spread. In più, “stiamo vedendo un certo slancio verso una riforma aggiuntiva del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes, il fondo salva-Stati, ndr) per fornire linee di credito con condizioni meno stringenti nel contesto attuale, anche se tale progresso richiederà probabilmente tempo”. 

In ogni caso, conclude l’analisi dell’istituto a stelle estrisce, “il nuovo programma di acquisto di emergenza della Bce dovrebbe contribuire a contenere i rischi sovrani nell’Europa meridionale“. Fiaccando la motivazione ad accelerare nell’introduzione di quelli che sono stati anche ribattezzati covidbond.

Il nuovo Pandemic Emergency Purchase Programme da 750 miliardi appena lanciato dalla Banca centrale europea “toglie il vento dalle vele alla possibilità di una esplicita comunitarizzazione del debito pubblico nell’area dell’euro almeno a breve termine”, spiegano infatti gli analisti finanziari di analisti di Raiffeisen. Insomma, gli eurobond anche questa volta potrebbero restere una chimera.  Nonostante l’emergenza. 

@andreadeugeni