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Coronavirus, le blue chip ritirano le guidance in attesa che passi la tempesta

Nexi e Saipem sono solo le ultime di un gruppo sempre più numeroso di aziende che ha sospeso stime e obiettivi

Coronavirus, le blue chip ritirano le guidance in attesa che passi la tempesta
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Mentre Paolo Angelini, dal primo luglio dello scorso anno a capo della Vigilanza di Via Nazionale, conferma alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario che i due miliardi attualmente a disposizione di Sace e del Fondo di garanzia per le Pmi non basteranno a “coprire” 200 miliardi di euro ma, nella migliore delle ipotesi, 12 miliardi, a fronte di circa…

Mentre Paolo Angelini, dal primo luglio dello scorso anno a capo della Vigilanza di Via Nazionale, conferma alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario che i due miliardi attualmente a disposizione di Sace e del Fondo di garanzia per le Pmi non basteranno a “coprire” 200 miliardi di euro ma, nella migliore delle ipotesi, 12 miliardi, a fronte di circa 50 miliardi di euro di fabbisogni di liquidità delle imprese italiane da qui a luglio (per cui il provvedimento andrà rifinanziato), a Piazza Affari aumenta la schiera di chi preferisce ritirare la “guidance” sui risultati di quest’anno, in attesa, a maggio o giugno, di fare il punto e proporre nuove e più credibili previsioni su un anno che comunque vada si preannuncia a dir poco impegnativo.

Gli ultimi in ordine di tempo sono stati i Cda di Nexi e di Saipem, ma già prima avevano alzato le mani i board di Cnh Industrial, di Campari, di EssilorLuxottica, di Safilo, di Askoll Eva. L’elenco potrebbe allungarsi presto: Fca in particolare ha già detto, dopo lo stop agli impianti in Europa e Nord America, che procederà a breve ad una revisione della guidance seguito del “radicale cambio di scenario di mercato” che si trova ad affrontare, mentre l’hanno già tagliata Poste Italiane, Pirelli & C. e Fiera Milano.

Altri come Autogrill, Banco Bpm, Buzzi Unicem, Cairo Communcations, Ovs, Avio e Sciuker Frames hanno preferito non indicare proprio obiettivi per quest’anno, rinviandone l’annuncio a quando la situazione si sarà stabilizzata. Tutti, nel frattempo, stanno studiando il modo di ridurre i costi fissi (in particolare gli affitti nel caso dei marchi del lusso e delle catene distributive) oltre a cercare di abbattere o rinviare quelli variabili (in particolare spese di marketing, costo del lavoro, compresa la remunerazione del top management) e in parte gli investimenti, sospendendo o rinviando in molti casi anche la distribuzione dei dividendi ai soci.

Non che sia un problema solo italiano, anzi. Tra i “grandi nomi” che in tutto il mondo hanno preferito annullare previsioni appena formulate e prendere tempo sugli obiettivi che potranno essere concretamente raggiunti da qui a fine anno si notano la catena distributiva Gap, il produttore di sportwear Under Armour e quello di abbigliamento Hugo Boss, il riassicuratore Munich Re, l’editore Axel Springer, i gruppi medicali e di cura della persona BioMérieux e Beiersdorf.

E poi ancora: il tour operator Tui, il gruppo elettrico Centrica, i produttori automobilistici Ford e Volkswagen, quello di componenti Valeo e quello motoristico Rolls-Royce o i gruppi chimici Henkel e Solvay, piuttosto che la “madre di tutte le multinazionali”, General Electric o il colosso delle bevande Diageo. Un elenco di annunci che dunque si allunga ogni giorno in Italia e all’estero e che rappresenta una mossa “tattica” che serve a evitare bruschi cali delle quotazioni in occasione delle prossime trimestrali.

Ma anche una decisione inevitabile per l’impossibilità di settori come quelli delle vendite al dettaglio, dei servizi di sharing, delle attività di ristorazione e alberghiere o degli eventi dal vivo di fare una programmazione precisa per i prossimi mesi. In ogni caso è la conferma della severità di una crisi che ha già portato negli Usa in poche settimane a veder quasi esaurito l’imponente fondo (350 miliardi di dollari) varato per offrire liquidità alle piccole e medie imprese a stelle e strisce (fondo che ora si cercherà di rifinanziare con altri 250 miliardi).

Così a Piazza Affari, e non solo, gli investitori cercano di capire chi potrà confermare stime e obiettivi per l’anno in corso. Diasorin, impegnata nel lancio di nuovi test per il coronavirus e molto apprezzata in questi giorni dagli investitori, ha confermato gli obiettivi, così come Azimut Holding, Be, Cementir (che però ha già precisato che non si è effettuata alcuna valutazione “sinora prematura” sugli effetti dell’epidemia di coronavirus, non escludendo ove necessario un aggiornamento degli obiettivi), Generali, Enel, Ferrari (che li aveva leggermente alzati a inizio febbraio), La Doria, Maire Technimont, Mondadori, Recordati, Ubi Banca ed Unicredit e Unipol/UnipolSai.

Un manipolo di titoli alimentari, farmaceutici, finanziari e assicurativi e qualche “eccellenza” italiana: per ora Piazza Affari deve aggrapparsi a loro per iniziare a sperare nella “fase 2” e nel superamento della più grave crisi del nuovo millennio.