A- A+
Economia

Di Riccardo Puglisi*

Una riflessione inerente alla sentenza Berlusconi-Mediaset.  Franco Tatò, ex-Ad del gruppo televisivo disse che non veniva informato sull’acquisto dei diritti televisivi. Perché? Chi decideva su un settore così importante? Il sospetto è che conti più l’azionista che l’impresa. In barba alla corretta corporate governance.

Doverosa premessa: questo pezzo è stato interamente scritto prima della decisione dei giudici di Cassazione a proposito del processo Mediaset, in cui l’imprenditore e politico Silvio Berlusconi è imputato per evasione fiscale.
Pur non essendo esperto di diritto tributario (pur avendolo studiato) e di diritto penale, vorrei sottolineare alcuni punti relativi al merito del processo per se stesso, e aggiungere alcune considerazioni di carattere più generale.


IL MERITO

L’accusa di evasione fiscale riguarda la pratica dell’acquisto dei diritti televisivi relativi a film di provenienza statunitense da parte di Mediaset, passando attraverso alcune società che acquistavano dalle case produttrici e di distribuzione degli Stati Uniti per poi rivendere gli stessi diritti a Mediaset praticando un prezzo notevolmente maggiorato. Sulla base di prove documentali (ad esempio scambi di email interni alle case di produzione stesse), l’accusa ha sostenuto e sostiene che Silvio Berlusconi, pur impegnato nella sua carriera politica, resta l’ideatore e il beneficiario delle società che si interpongono tra le case produttrici e Mediaset, con il fine doloso di evadere le imposte in Italia.


LA CONSAPEVOLEZZA

Questione importante è la consapevolezza di Berlusconi a proposito dello scopo di queste società domiciliate in paradisi fiscali. A parte il tema dell’evasione fiscale, riesce difficile credere che Berlusconi, in quanto tuttora dominus di Mediaset dal punto di vista del controllo azionario e della posizione carismatica di fondatore, sia inconsapevole di un sistema che incanala profitti da una società (Mediaset) in cui egli non controlla il 100 per cento del capitale ad altre società che beneficiano di un carico fiscale minore e di cui egli è il pieno beneficiario. Il termine anglosassone per questo tipo di comportamenti è piuttosto evocativo: si parla di “tunneling” (fare tunnel dentro un’azienda per spostare risorse altrove, a vantaggio del socio di maggioranza).


IL MAL COMUNE

Il trucchetto utilizzato nei sondaggi a proposito di comportamenti eticamente negativi come la corruzione e l’evasione fiscale consiste nel formulare domande indirette, cioè non sul comportamento dell’intervistato stesso, ma su quanto l’intervistato sa del settore in cui si colloca la propria azienda. Non mi stupirei del fatto che un sondaggio su un campione di imprese italiane medio-grandi condotto con modalità simili -cioè con domande indirette sui comportamenti fiscali nei settori di riferimento- potrebbe mostrare una tendenza abbastanza generalizzata a utilizzare società domiciliate all’estero per diminuire il carico fiscale in Italia e per fare tunneling. Una testimonianza indiretta di ciò è che i sindacati di categoria (in particolare Confindustria) non appaiono particolarmente rumorosi nella denuncia di questi comportamenti illeciti. Ci si lamenti pure della pressione fiscale eccessiva che rende più appetibili l’evasione e l’elusione fiscale, ma la pratica del tunneling danneggia gli azionisti di minoranza (bucolicamente detti “parco buoi”) e diminuisce l’interesse degli investitori -italiani e stranieri- ad apportare capitali di debito e di rischio nelle imprese italiane.
 O forse le imprese italiane hanno capitali in sovrabbondanza, per cui questo non è un problema.


LA TESTIMONIANZA DI FRANCO TATÒ

Un altro aspetto interessante è che Franco Tatò, amministratore delegato di Fininvest negli anni difficili prima della quotazione in borsa di Mediaset, ha dichiarato che non è mai stato (abbastanza) informato a proposito dell’area aziendale relativa alla compravendita dei diritti televisivi, di cui si occupavano direttamente Berlusconi e il defunto Carlo Bernasconi. Dal punto di vista manageriale, il prezzo di acquisto dei diritti televisivi è un tema cruciale per un’azienda come Fininvest/Mediaset, e un amministratore delegato che cerca di migliorare la situazione finanziaria dell’azienda non può che impegnarsi ad ottenere un prezzo migliore. Perché mai un amministratore rigoroso, competente e apprezzato dalle banche creditrici come Franco Tatò doveva essere escluso da quest’area della gestione? L’adagio andreottiano sul pensar male che è peccaminoso ma spesso una mossa azzeccata potrebbe applicarsi agevolmente a questo lato della faccenda: perché mai Silvio Berlusconi non ha a cuore la minimizzazione di questa parte importante dei costi aziendali? Anche la gestione da parte di Tatò può sollecitare alcune riflessioni più ampie: l’interesse per la sola performance aziendale avrebbe forse spinto a richieste più pressanti a Berlusconi per ottenere una delega e una responsabilità anche sulla compravendita dei diritti televisivi. Dall’altro lato, il motivo della fedeltà all’azionista di maggioranza potrebbe avere spinto nella direzione opposta. Anche questo è un tema importante di corporate governance di cui non si è parlato abbastanza: conta di più l’azienda Mediaset o l’azionista Berlusconi?

*Da Lavoce.info

Iscriviti alla newsletter
Tags:
corporate governancemediaset
i più visti
in evidenza
E-Distribuzione celebra Dante Il Paradiso sulle cabine elettriche

Corporate - Il giornale delle imprese

E-Distribuzione celebra Dante
Il Paradiso sulle cabine elettriche


casa, immobiliare
motori
Stefano Accorsi porta in pista la nuova Peugeot 908 9X8 Hypercar

Stefano Accorsi porta in pista la nuova Peugeot 908 9X8 Hypercar

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.