Covid, il turismo precita nelle città d’arte. Male anche per Veneto, Toscana e Lombardia
Ultima in ordine di tempo a lanciare un disperato grido di allarme che sa tanto di sos per il settore del turismo, colpito duramente dalla crisi provocata dalla pandemia è stata la vicepresidente di Confindustria Alberghi, Maria Carmela Colaiacovo, “Siamo all’inseguimento di una crisi che non si è mai fermata – ha spiegato in un recente intervista a Adnkronos – le misure individuate sinora dal Governo hanno sempre avuto un effetto tampone e non c’è nulla che stia guardando al post emergenza. Quella che, infatti, sembrava un’emergenza temporanea si sta nei fatti prolungando, le misure individuate non sono già più sufficienti e il settore necessità di nuovi e ulteriori aiuti per un periodo che purtroppo non siamo in grado di stabilire”.
E d’altra parte basta scorrere i dati del settore per capire che la situazione è davvero drammatica. Nei primi otto mesi del 2020, l’emergenza Coronavirus avrebbe già bruciato ben 173,5 milioni di presenze e oltre 48 milioni di arrivi, con una contrazione rispettivamente del 52,5% e del 51,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In picchiata anche gli incassi comunali dell’imposta di soggiorno: oltre 211 milioni di euro. Il calo in termini di fatturato risulta di ben 16 miliardi di euro di spesa turistica, con quasi la metà, pari a 7,2 miliardi, concentrata solo in Veneto, Toscana e Lombardia che presentano un tasso di internazionalizzazione dei sistemi turistici ben al di sopra del 50%. Ma la situazione è difficilissima in tutte le parti d’Italia, con punte di cali che arrivano anche a sfiorare, in alcuni casi, il 90% nelle principali città d’arte come Roma Firenze e Venezia.
Covid, dai fondi europei destinati solo 3,1 mld al settore turistico-culturale
L’estate che tante critiche aveva portato con sé per la troppa libertà concessa, aveva dato un filo di speranza a operatori e tour operator ormai al collasso economico, ma la nuova ondata con le nuove chiusure rischia di dare una nuova mazzata ad un settore che rappresenta il 13% del Pil italiano, pari ad un valore economico di circa 232,2 miliardi di euro e che con il suo indotto da lavoro a circa il 14.9 % del totale degli occupati italiani, pari a circa 3,5 milioni di occupati. Ora è chiaro che di fronte a questi dati si può ben capire come una crisi epocale come questa possa incidere sul futuro occupazione del paese e sul suo Pil. Ecco allora che la decisione di prevedere aiuti per circa 3,1 miliardi del piano del Recovery Fund da parte del governo, oltretutto da dividere con la cultura appare davvero difficilmente spiegabile.
Se si pensa che solo il settore alberghiero nel 2020 ha già perso oltre 16 miliardi, l’80% del fatturato, è evidente che si tratta di risorse del tutto insufficienti e ben lontane dalle esigenze di uno dei settori di punta dell’economia italiani. Già per quanto riguarda i ristori al settore ad Aprile aveva fatto molto discutere la cifra stanziata dal governo a circa 4 miliardi che comprendeva pero 1,6 miliardi fra bonus vacanze e sostengo ai consumi e quindi poco più di 2,4 miliardi di aiuti diretti, contro i 18 miliardi della Francia i 10 della Spagna e i 25 della Grecia, paesi che sono direttamente concorrenti con il nostro paese. Insomma davvero troppo poco per un settore cosi vitale per la nostra economia, come lamentano tutti i principali operatori.
Covid, la Spagna con il Plan de Horizonte prevede il lancio di oltre 4,2mld
La Spagna ha già previsto un primo piano definito molto ottimisticamente Plan de Horizonte 2020 da 4,2 miliardi per rilanciare il turismo, ma è pronta ad alzare la cifra grazie ai soldi del Recovery fund. Questo forse spiega perchè la Spagna è arrivata nel 2018 ad essere la prima destinazione mondiale del turismo, mentre il nostro paese arrancava al quinto posto. La Spagna in pochi anni grazie alla programmazione e alla unità di intenti di tutte le componenti e ad un piano di investimenti adeguati ha saputo creare nel turismo la sua punta di diamante, mentre il nostro paese ha purtroppo dormito, per troppo tempo, sugli allori della sua immensa bellezza naturale ed architettonica, senza saperle valorizzare in ottica turistica e di marketing. I soldi sono stati spesso spesi in maniera disarticolata se non sprecati in singole operazioni di marketing, da parte delle Regioni, senza una guida centrale che sapesse convogliarle verso un obiettivo comune, come invece sta facendo egregiamente, per non citare sempre gli stessi paesi, la Croazia, che sta rosicchiando sempre più fette di mercato proprio al nostro paese.
Ma sicuramente al paese manca da tempo un piano di investimenti sulla rete ionfrastrutturale che faccia da supporto all’arrivo dei turisti. Basterebbe guardare cosa sono riusciti a fare in questo senso nella vicina in Spagna negli utlimi trent’anni, proprio in termini di strade, porti ed aeroporti per capire quanto tempo e terreno il nostro paese ha perso. Ecco allora che la crisi, che ha colpito indistintamente o quasi tutto il mondo, poteva essere una occasione unica per rilanciare un piano di investimenti che potesse mettere il paese al passo con gli altri paesi limitrofi e dare nuova linfa vitale al settore. Invece si rischia di perdere anche questa occasione, considerando il peso e la considerazione che il governo sembra voglia dare nel piano di rilancio economico post crisi.
Covid, Meloni: “Non si è fatto nulla per sostenere gli operatori, sono disperati”
Questa nuova mossa del governo lascia perciò piuttosto sconcertati, come affermato in dura nota dalla leader di Fratelli di Italia Giorgia Meloni “Questo è l’ennesimo affronto perpetrato da Franceschini, che si conferma il peggior ministro del turismo della storia repubblicana e che non ha fatto nulla per sostenere ed aiutare gli operatori del turismo, in ginocchio e sull’orlo della disperazione”. Parole durissima ma che che rappresentano però un atteggiamento discutibile da parte di un governo che forse non pone in giusta considerazione un settore vitale per l’economia, che ha dovuto pagare forse il conto più salato della crisi.
Ma anche il presidente di federalberghi, Bernabò Bocca, non è stato certo da meno della leader di Fdi, affermando con un punta di ironia che “L’unica cosa che condividiamo del documento esaminato ieri in Consiglio dei ministri è la parola bozza. Al Turismo, settore più colpito della pandemia, che vale più del 13% del PIL e a parole viene definito strategico per lo sviluppo del Paese, viene dedicata scarsa attenzione, con una dotazione finanziaria esigua (3,1 miliardi di euro per cultura e turismo, pari all’1,6% dei 196 miliardi previsti dal piano), per di più orientata quasi unicamente ai grandi attrattori turistico culturali.” Eh già perché poi come detto nei 3,1 miliardi sono compresi anche gli aiuti per la cultura, denotando come lo spirito dell’attuale ministro sia quello di puntare su un settore di nicchia per il turismo che è appunto quello culturale.
Covid, il turismo non ha peso “politico” e vale il 13% del Pil nazionale
Ma forse, come qualche maligno potrebbe sottolineare, questo potrebbe dipendere dal fatto che il ministro con le deleghe al turismo è proprio quello della cultura. Ecco allora che, come più volte lamentato da molti operatori turistici, la scarsa attenzione verso il settore potrebbe essere determinato anche dal fatto che il turismo non ha peso “politico”, non avendo da tempo un ministero apposito, al contrario di altri paesi, come appunto la Spagna o la Grecia.
Spesso si parla di rilancio della economia del sud, che come si sa, ha proprio nel turismo la sua principale risorsa economica, e questo rischia di essere l’ennesima grande contraddizione di un paese troppo immobile ed ingessato, che non riesce a sfruttare appieno le sue grandi potenzialità. Insomma, dedicare solo poco più del 1% dei fondi ad un settore che vale il 13% del Pil, oltre che inspiegabile dal punto di vista dei freddi numeri, rischia di decretare una sorta di irrazionale rinuncia ad un settore che invece dovrebbe e potrebbe rappresentare un volano irrinunciabile per il rilancio del paese.

