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Economia
Covid, record per l’industria della bici: un anno per smaltire gli ordini

Covid, record per l'industria della bici 

Quest’anno per l'industria della bici si aspetta una crescita davvero notevole. Secondo i dati dell’Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori (Ancma), riportati dal Sole 24 Ore, con un balzo del 20% rispetto al 2019 supererà la soglia dei 2 milioni di pezzi venduti. Non era mai accaduto: nel 2009- anche allora in concomitanza con una campagna di incentivi statale- le vendite si fermarono a 1,9 milioni. “Il fatturato del comparto delle due ruote generato con la vendita di biciclette e accessori e dai servizi di riparazione- spiega Piero Nigrelli, direttore settore ciclo di Ancma- passerà da 1,3 miliardi a 1,5 miliardi distribuiti nei canali Gdo, Gds, online e soprattutto negozi specializzati, dove ancora oggi passa il 70% del fatturato nazionale del “settore”.

Covid, i mercati in rottura di stock

Una rete di 2600 negozi con oltre 6mila addetti, che oggi deve fare i conti con le difficoltà di approvigionamento. I produttori, fa sapere il Sole 24 Ore, sono da mesi in rottura di stock. “Anche i grandi marchi, che normalmente in questo periodo avevano scorte nell’ordine di 20mila bici, si ritrovano quando va bene con poche centinaia di pezzi in casa”, racconta Nigrelli. Il problema è dato dall’assenza di componentistica, i cui tempi di consegna in alcuni casi sono arrivati a un anno, come nel caso di alcune linee di prodotto Shimano, standao a testimonianze raccolte tra gli operatori della filiera. Anche chi è riuscito a organizzarsi, consegna comunque in tempi lunghi: mediamente 8-10 mesi. Dinamica che potrebbe mettere a rischio anche le vendite della prossima stagione. 

“Il nostro fatturato sta crescendo del 100%- spiega Gabriele Benedetti, general manager della divisione A4 selection, business unit della distribuzione diretta di Selle Royal- sia per quanto riguarda le forniture di primo equipaggiamento, che per l’aftermarket. Al momento evadiamo le commesse in 4 mesi, a causa della coda di ordini in corso ancora da smlatire. I produttori hanno capito che devono pianificare con cura la loro attività. Per questo alcuni stanno già facendo gli ordini per il 2022”. 

Covid, l'industria della bici italiana

250 aziende fanno parte della filiera della bici italiana, in prevalenzaa pmi, che fatturano 1,25 miliardi all’anno e danno lavoro a 12mila addetti, fra diretti e indiretti. Oltre il 69% della produzione è destinata all’estero. Nei mesi scorsi, fa sapere il Sole 24 Ore, il comparto ha registrato un aumento medio dei livelli di occupazione del 7%. “Ma oggi – aggiunge Nigrelli- ci troviamo di fronte al paradosso di alcune aziende costrette a mettere in cassa integrazione: non per mancanza di orrdini, ma di componentistica”. 

I bonus statali hanno giocato un ruolo, ma srebbe riduttivo leggere il record di vendite che si segnerà nel 2020 in Italia- e in generale in Europa- unicamente sotto la lente degli incentivi fiscali. Il Sole 24 ore fa sapere infatti che la bici è stata, nel post lockdown, uno dei mezzi scelti per riversarsi fuori casa, per svago ma anche per lavoro, quando le distanza erano compatibili; con la voglia di recuperare mobilità da un lato e la paura di utilizzare i mezzi pubblici dall’altro. Non a caso, le bici più richieste sono state quelle da città e da trasporto. Anche le elettriche sono passate dai 195mila pezzi venduti del 2019 ai 230mila del 2020. 

Ma oltre alle vendite, anche le riparazioni non sono mancate. Fin da maggio, fa sapere il Sole 24 Ore, gli associati Ancma hanno segnalato l’arrivo nelle officine di bici che erano rimaste per molto tempo in cantina, da rimettere in strada. Con conseguenze anche per l’industria: esauriti i fondi di magazzino, i produttori di copertoni hanno dovuto riattivare gli stampi dei modelli da 26 pollici, tipici delle mtb degli anni 90, per poter soddisfare una forma e inattesa domanda di ruote ormai fuori produzione. 

 

 

 

 

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