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Air France "è pronta a investire nuovamente in Alitalia", secondo gli analisti di Credit Suisse, che però avvertono: "Gli investimenti dovranno focalizzarsi sulla redditività" del vettore. Come noto il Cda di Alitalia proverà a ottenere l'approvazione degli azionisti (tra cui il gruppo francese, col 25% del capitale) per un aumento di capitale da 300 milioni di euro che assicuri la possibilità di continuare a far volare gli aerei della flotta. "Secondo noi - scrivono oggi gli esperti svizzeri - gli investitori non sarebbero sorpresi della volontà di Air France di investire ancora" (come noto il vettore francese venne chiamato a entrare nel capitale nel 2009 dai "capitalisti patrioti" guidati da Roberto Colaninno dopo il "salvataggio" che fuse Alitalia e Air One pochi mesi prima, ndr).

Gli esperti giudicano tuttavia "critico" il fatto che tale aumento debba costituire "la premessa per una ristrutturazione di successo". In effetti la domanda è proprio questa: quanto spazio ha l'ex compagnia di bandiera italiana "per diventare redditizia, dopo la ristrutturazione del 2009. Una ristrutturazione profonda, che suggerisce come il problema della compagnia sia la generazione di  ricavi piuttosto che l'efficienza di costo (un problema già evidenziato in passato da Air France)". Limitarsi "a tagliare le rotte in perdita non è una strada sicura verso la profittabilità, data la possibilità di "infiltrazioni" da parte di Easy Jet/Ryanair" notano gli analisti.

Per di più "la combinazione dell'incoraggiamento da parte del governo italiano a Poste Italiane perché prenda una partecipazione in Alitalia" e "il via libera a Emirates perché inizi a collegare l'aeroporto di New York - JFK da Malpensa, a partire da questo mese, suggeriscono che la priorità politica sia il mantenimento dell'occupazione piuttosto che la profittabilità di Alitalia". Il che, dal punto di vista degli analisti "enfatizza il fatto che l'investimento di Air France debba essere fatto alle condizioni di Air France" per poter essere giudicato positivamente dagli investitori.

Il giudizio sul titolo francese è dunque "neutrale" con un target price di 6,10 euro per azione, mentre in Italia cresce ulteriormente il "rumore di fondo" politico, col segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che (incautamente?) plaude all'eventuale ingresso di Poste Italiane nel capitale di Alitalia perché consentirebbe di evitare "che Alitalia vada in commissariamento e che gli aerei vengano messi a terra" fino al momento in cui "si farà un'integrazione con un altro grande gruppo".

Peccato che, con Lufthansa che ha ribadito ancora di recente di non essere minimamente interessata alla partite, di alternativa ad un'integrazione con Air France ne appaiano, concretamente, molto poche al momento. E che se integrazione col gruppo francese ci sarà non potrà più essere quella che si sarebbe avuta nel 2006, quando i francesi erano disposti a sborsare oltre un miliardo di euro per procedere a una "fusione alla pari". Ma tutto questo è storia e non interessa ai mercati né agli analisti finanziari, che pertanto seguono con attenzione l'evolversi della situazione attuale per capire se Air France vorrà e potrà investire nuovamente in Alitalia e a quali condizioni.

Luca Spoldi

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