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Credito alle imprese, nell’ultimo anno incremento di 9,7 miliardi. Ma ne beneficiano solo le aziende sopra i 20 addetti

Le micro e piccole imprese, che rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano, continuano invece a subire una contrazione dei finanziamenti, con forti divari territoriali a livello regionale e provinciale

Credito alle imprese, nell’ultimo anno incremento di 9,7 miliardi. Ma ne beneficiano solo le aziende sopra i 20 addetti
RENATO MASON DIRETTORE CGIA

La Cgia di Mestre: “Nell’ultimo anno credito alle imprese in crescita, ma solo per le grandi aziende. Penalizzate le realtà con meno di 20 addetti”

Segnali positivi per il credito alle imprese in Italia, ma la crescita riguarda quasi esclusivamente le realtà di maggiori dimensioni. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. “Nell’ultimo anno – spiega la Cgia – gli impieghi vivi destinati all’intera platea delle attività produttive presenti nel nostro Paese sono aumentati, registrando un incremento complessivo di 9,7 miliardi di euro, un trend positivo che ormai dura dalla metà del 2025″. Ma dietro questo dato apparentemente positivo si nasconde una realtà ben diversa. Ad assorbire interamente le nuove risorse, infatti, sono state le aziende con più di 20 addetti, che, tra marzo 2026 e lo stesso mese del 2025, hanno beneficiato di maggiori finanziamenti per 14,5 miliardi di euro. Al contrario, le imprese di minori dimensioni – quelle con meno di 20 addetti – hanno visto ridursi il credito disponibile di 4,7 miliardi.

Secondo la Cgia, non si tratterebbe di una semplice redistribuzione congiunturale. A essere escluse dal sostegno creditizio sono, infatti, proprio quelle realtà che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo italiano. “Lavoratori autonomi, gli artigiani, i piccoli commercianti e le micro imprese – sottolinea la Cgia – costituiscono il 98% delle aziende presenti nel Paese e, al netto degli occupati nel pubblico impiego, danno lavoro a oltre la metà degli italiani”. “Di fronte a questi numeri, viene spontaneo chiedersi se il sistema bancario, sempre più concentrato nelle grandi operazioni di finanza straordinaria, non stia progressivamente smarrendo la propria funzione originaria: accompagnare e sostenere chi crea lavoro, ricchezza e coesione sociale nei territori. Perché se il credito torna a crescere, ma continua a non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno, il rischio è quello di alimentare un’economia a due velocità, nella quale i piccoli restano sempre più ai margini”, prosegue.

La distribuzione territoriale

Il quadro diventa ancora più disomogeneo se si guarda alla distribuzione territoriale. Infatti, 11 regioni su 20 hanno continuato a subire una flessione nell’erogazione del credito alle imprese. Le contrazioni più significative hanno interessato la Valle d’Aosta -281,3 milioni di euro (-15,2 per cento), la Liguria con -678,4 milioni (-5,7 per cento) e la Sardegna, con -231,5 milioni (-2,9 per cento). In termini assoluti, la riduzione più marcata si è registrata in Veneto, che ha visto scendere gli impieghi di quasi 1,5 miliardi di euro (-2,4 per cento). Diversamente, le regioni che hanno registrato gli aumenti più significativi dei prestiti alle imprese sono la Sicilia con +578,9 milioni (+3,3 per cento), la Calabria con +264,2 milioni (+5) e, in particolare, il Lazio con +7,3 miliardi di euro (+11,5).

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A livello provinciale, il quadro resta eterogeneo, con oltre la metà dei territori in calo. Tra le 102 realtà geografiche monitorate, 59 hanno subito una riduzione degli impieghi vivi alle imprese. Le situazioni più critiche hanno interessato Aosta con una flessione pari a 281,3 milioni di euro (-15,2 per cento), Lodi con -248,7 (-9,4) e Asti con -136,1 (- 8,9). Per contro, i territori dove la variazione è stata maggiormente positiva sono stati Vibo Valentia con +42,8 milioni di euro (+11,1 per cento), Terni con +201,7 (+13,1) e Roma con +7,5 miliardi (+13,5).

Infine, il dato più netto riguarda le micro e piccole imprese, che risultano penalizzate ovunque. “Per le imprese con meno di 20 addetti, in tutte le regioni e anche nelle province gli impieghi sono scesi. L’unica eccezione è Cremona”, sottolinea la Cgia. Nel dettaglio, se a livello regionale sono Valle d’Aosta (-30,4 milioni di euro pari a – 11,1 per cento), Marche (-220,9 pari a -7,7) e Liguria (-172 pari a – 7,5), le realtà provinciali più penalizzate dal taglio dei prestiti alle imprese con meno di 20 addetti si sono verificate ad Aosta (-30,4 milioni pari a -11,1 per cento), Como (-93,6 milioni pari a -10,5) e Imperia (-38,9 milioni pari a -10,1). Tra tutte le province prese in esame, solo Cremona ha registrato un segno positivo (+9,3 milioni pari a +0,7 per cento).

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