La guerra in Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz stanno provocando gravi conseguenze a livello economico. Pesa in particolare l’incertezza, la prospettiva di un lungo conflitto (l’ennesimo) con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti sta provocando il caos sui mercati. Il petrolio è salito a quasi 105 dollari al barile e le riserve di greggio rilasciate a livello internazionale non bastano a coprire la domanda. Questo naturalmente sta avendo ripercussioni anche sull’Italia e sul potere d’acquisto della gente. La benzina a 1,91 euro al litro in autostrada e il gasolio a 2,105 euro – dati medi di venerdì – sono la prima avvisaglia – riporta Il Sole 24 Ore – di quello che rischia di generare un nuovo choc sul potere d’acquisto delle famiglie. Potere che è risalito negli ultimi tre anni, ma resta leggermente inferiore (-0,4%) ai livelli di vent’anni fa.
Anche l’Istat ha avvertito che “si prefigura una tendenza al ribasso” per l’economia mondiale, sottolineando che molto dipenderà dalla durata del conflitto e dagli effetti su rotte commerciali e infrastrutture. Fare previsioni, insomma, è difficile. Ma è interessante vedere come si presentano i consumatori del nostro Paese di fronte a questa nuova crisi. I bilanci degli oltre 25 milioni di nuclei familiari italiani sono reduci da una fase di recupero. La serie trimestrale dell’Istat – aggiornata al 30 settembre dell’anno scorso – evidenzia una risalita del 7,6% del reddito disponibile delle famiglie consumatrici in termini reali, cioè a parità di potere d’acquisto, rispetto al livello di fine 2022. Se però spostiamo più indietro il punto di osservazione vediamo una curva che – tra vari saliscendi – ha toccato i suoi minimi nel 2012-13 e nel 2020, per poi attestarsi a fine 2025 appena sotto il valore di partenza. Il dato è clamoroso: il potere d’acquisto degli italiani è sceso a un livello ancora più basso rispetto al 2005. E l’incertezza globale non aiuta di certo, soprattutto in termini di fiducia.

