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Economia
Agli italiani piace la finanza dal basso. Crowdfunding, una pezza alla stretta bancaria

Non c'è che dire: agli italiani piace la finanza dal basso. Nel nostro Paese, secondo quanto spiegato dall’Italian Crowdfunding Network che ha presentato la mappa aggiornata del crowdfunding alla Borsa della Ricerca, il crowdfunding ovvero le forme di finanziamento collettivo da una massa di soggetti, è esploso in tutta la sua potenzialità dal 2012 ad oggi. Nato nel 2005 con Produzioni dal basso, cui hanno fatto seguito altre esperienze pionieristiche fino al 2011, è solo due anni fa che il settore ha assunto la configurazione che ha oggi. La maggior parte delle piattaforme ha sede nel Nord Italia, anche se iniziano ad esserci realtà anche al Sud. Andando a guardare gli aspetti demografici, i fondatori e soci delle piattaforme hanno tra i 30 e i 50 anni, e nella maggior parte dei casi (oltre il 70%) hanno un titolo di studio equivalente o superiore alla laurea. La presenza di donne è in crescita e iniziano a registrarsi piattaforme tutte al femminile. Per quanto riguarda il numero di soci, la media si aggira intorno ai 5 soci per piattaforma, che in molti casi lavorano a tempo pieno sul progetto.

L’idea di aprire la piattaforma solitamente viene dal contatto con esperienze straniere (soprattutto americane, ma anche europee) e dalla volontà di replicarle nel nostro Paese. Alcune piattaforme nascono da un’attenta analisi del mercato e del pubblico di riferimento, ma la maggior parte sono accomunate dalla volontà di offrire un’alternativa alle istituzioni finanziarie tradizionali, come soluzione alla crisi economica, la stretta al credito delle banche verso le imprese, la difficoltà quindi di trovare finanziamenti pubblici e privati, le incertezze sul tax credit, la situazione poco favorevole per le startup e l’innovazione in Italia. Altra motivazione è tentare di fare qualcosa di utile per la comunità. Le principali criticità riscontrate dalle piattaforme sono legate alla scarsa cultura sul crowdfunding in Italia, sia a livello di donatori che di progettisti (in particolar modo nel settore non profit), che però sta rapidamente evolvendo, anche grazie al ruolo attivo delle stesse piattaforme, che iniziano ad affrontare questa problematica, organizzando eventi, conferenze, azioni mediatiche, riunendosi in network e associazioni, per diffondere la cultura del crowdfunding a livello nazionale.

In tutto, in Italia si contano 54 piattaforme di crowdfunding, di cui 41 attive e ben 13 in fase di lancio, con un incremento del 30% in soli sette mesi: ad ottobre 2013 se ne contavano infatti 27 attive e 14 in fase di lancio. Delle 41 piattaforme attive, 19 appartengono al modello reward-based (è possibile partecipare al finanziamento di un progetto ricevendo in cambio un premio o una specifica ricompensa non in denaro), 7 al donation-based (è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa senza ricevere nulla in cambio), 2 al lending-based (prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi) e 2 all’equity based, iscritte regolarmente nell’apposito registro Consob (tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società). Ci sono poi 11 piattaforme ibride.

Il modello prevalente resta quindi il reward-based, scelto da quasi il 50% delle piattaforme attuali, che insieme al donation-based, attualmente coprono più dell’80% del mercato. Nel nostro Paese il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme supera i 30 milioni di euro, di cui sette milioni solo da ottobre 2013 ad oggi e 11 milioni nei dodici mesi precedenti (ottobre 2012-ottobre 2013). Un dato ‘impressionante’, che però rappresenta un valore ancora limitato se confrontato con le cifre globali: secondo i dati Massolution, a livello mondiale sono stati raccolti attraverso piattaforme di crowdfunding oltre 5 miliardi di dollari solo nel 2013. I progetti ricevuti dalle piattaforme italiane sono oltre 50mila, di cui circa 1/3 vengono pubblicati e tra questi circa il 35% in media viene realmente finanziato.

Il tasso di caduta dei progetti è ancora molto alto, ma tra le tendenze si registra la diffusione di piattaforme tematiche – i progetti più seguiti sono quelli che riguardano la creatività e il sociale - o di nicchia, mentre si registra un rallentamento nella diffusione di piattaforme con un approccio territoriale, volte a migliorare un particolare contesto ‘locale’, nel segno della cittadinanza attiva. Una tendenza che in una prima fase aveva attecchito bene in Italia probabilmente perché l’elemento comunità e legame con il territorio ‘livella e mitiga’ la scarsa fiducia che gli italiani riponevano nel web e la loro inclinazione ad essere molto aperti e fiduciosi verso le persone che fanno parte della loro comunità più immediata.

Andando nello specifico delle diverse tipologie di finanziamento, grande successo dimostrano nel nostro Paese le piattaforme lending-based, che propongono una modalità di raccolta fondi basata su microprestiti tra privati a tassi più che agevolati, e grande fermento si registra rispetto all’equity-based crowdfunding, sul quale il nostro Paese ha un ruolo di primo piano anche a livello internazionale, essendo stato il primo Paese in Europa a regolamentarne il modello, con il Decreto Crescita 2.0 (Decreto Legge 18 Ottobre 2012 n.179) che ha delegato la Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Ben 9 piattaforme in fase di lancio afferiscono a questa tipologia.

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