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Economia
Dalla maternità alle vittime di violenza: il Jobs Act per le donne

Ed ecco approvati in via definitiva i decreti attuativi sui contratti di lavoro a tutele crescenti.  Il Jobs Act compie un importante passo avanti verso la realizzazione di quella che viene considerata la riforma epocale, quella della riforma del mercato del lavoro.
Jobs Act rappresenta una vera e propria riforma del mercato del lavoro, volta al superare ed eliminare quelle tipologie contrattuali atipiche, i cosiddetti CoCoCo e CoCoPro, diretto ad incentivare le assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti, ad estendere gli ammortizzatori sociali, sopratutto al sostegno della maternità, della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e al rafforzamento delle politiche attive del lavoro.

Questo Governo ha anche approvato, in via preliminare, il decreto attuativo che riguarda i nuovi tipi di contratto e quello sui congedi parentali e di maternità.
"Proprio quest'ultimo decreto, di cui forse non tutti sembrano percepire ancora il grande valore innovativo, merita a mio parere un'attenzione particolare" così scrive Valeria Fedeli, la Vice Presidente del Senato, sulla sua pagina personale.

Come sappiamo Fedeli, Sindacalista della Cgil per 34 anni, ed attuale vicepresidente Pd del Senato, è da sempre in prima linea per i Diritti del lavoro e della politica di genere.
Intervistata sulle riforme durante l'evento Leopolda a Firenze, nel quale presiedeva un tavolo sulla imprenditoria, ha detto : "Serve che il Pd riesca a fare tutte le riforme, le migliori possibili, con al centro il lavoro, e secondo me i segnali di inversione questo governo, nella condizione data, li sta dando". Ed oggi ribadendo il suo sostegno a queste riforme ed al Governo prosegue e specifica punto per punto quegli ambiti a lei maggiormente vicini, quali le tutele sulla maternità e sui congedi, anche per quelle situazioni di malattia grave, nonché alla garanzia della "non perdita" di occupazione per le vittime di violenza. Altro tema particolarmente sentito, questo, dalla senatrice che per la tutela della donna ed i suoi diritti, ha sempre lottato in prima fila, da sempre.

"Il decreto legislativo per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro interviene, prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità del 2001 e punta a sostenere le cure parentali e a tutelare la maternità delle lavoratrici. Questo provvedimento è importante, anzitutto, perché interviene sul congedo obbligatorio di maternità, per rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari, come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato.
Si prevede inoltre che il congedo parentale possa essere utilizzato fino ai 12 anni del bambino, anziché gli attuali 8. Dalla nascita del figlio, fino al compimento dei 6 anni, si potrà richiedere il congedo parzialmente retribuito (pari al 30 per cento dello stipendio), e dai 6 ai 12 anni quello non retribuito. Il congedo parentale verrà riconosciuto in uguale forma anche nei casi di adozione o di affidamento. In caso di malattia grave del dipendente, inoltre, ci sarà un meccanismo che garantirà il passaggio a un orario di lavoro part time. In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata.

La norma sul telelavoro, poi, prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti.
Molto importante, infine, è la norma che introduce il "congedo per le donne vittime di violenza di genere" ed inserite in percorsi di protezione. La possibilità, per queste lavoratrici, di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo l'intera retribuzione, la maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi, è una norma di civiltà non più differibile, così come il diritto di trasformare, se richiesto dalla lavoratrice, il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Per analoghi motivi, sempre per un massimo di tre mesi, anche le collaboratrici a progetto avranno diritto alla sospensione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Per analoghi motivi, sempre per un massimo di tre mesi, anche le collaboratrici a progetto avranno diritto alla sospensione del rapporto contrattuale"

Occorre comprendere il grande valore di queste misure attuate dal Governo Renzi, all'interno del Jobs Act, misure volte a tutelare la maternità e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per lavoratrici e lavoratori. "È fondamentale che nel nostro Paese il dibattito pubblico si concentri su donne, lavoro e maternità." Continua Fedeli: " Siamo un Paese che fa pochi figli e per questo un serio ragionamento sulla vera rivoluzione da fare non può che partire dal condividere, in famiglia, sul lavoro, nella società in generale, le responsabilità genitoriali. In questo senso, il nostro Paese non ha bisogno di avere solo più occupazione, ma più occupazione per le donne e i giovani in particolare. In Italia, il genere di appartenenza condiziona ancora pesantemente le opportunità economiche e di carriera, e conosciamo bene la mancanza di condivisione delle responsabilità pubbliche tra donne e uomini. Il nostro Paese è terz’ultimo in Europa per tassi di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni. Peggio di noi solo Malta e la Grecia. E questo nonostante le donne siano coloro che da tempo, nelle nostre università, si laureano di più e meglio. Uno dei tanti indicatori, questo, di una distanza tra paese reale e cultura politica non più tollerabile, che è anche tra le principali cause del bassissimo tasso di natalità nel nostro paese.

Dalle disparità di stipendio a quelle di accesso ai ruoli pubblici, dalle scelte imposte tra l'essere mamma oppure lavoratrice fino alla mancata tutela della salute delle donne, i dati raccontano di discriminazioni diffuse in tutti i livelli della società. È fondamentale che la maternità non venga mai più vissuta, nel mondo del lavoro, come un rischio d'impresa. Questo è un problema culturale profondo che va affrontato da tutti, a cominciare da chi fa impresa, visto che siamo ancora il Paese delle dimissioni in bianco. Forse è utile ricordare una notizia di poco tempo fa, secondo la quale alcuni colossi della Silicon Valley offrono incentivi economici alle proprie dipendenti che vogliono ritardare la maternità. Ecco, io credo che invece l'Italia, e tutta l'Europa, debbano scegliere chiaramente percorsi diversi di organizzazione sociale, percorsi con cui riconoscere piena cittadinanza a tutte e tutti senza porre alternative tra lavoro e libertà di scelta.Perché è dal lavoro stesso che le persone costruiscono la propria dignità e la propria libertà, e non certo dalla negazione dei propri diritti e della propria identità."

Antonella Gramigna

Tags:
maternitàcongedo parentalejobs actrenzivaleria fedeli
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