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Economia
Davos, Ceo scettici sulla ripresa: "Meno tasse, più formazione"

Sistema fiscale competitivo, piu' formazione mirata alla creazione di una forza lavoro capace, piu' accesso alla liquidita' dalle banche: sono queste le tre priorita' che i manager italiani chiedono al governo Renzi per riuscire a far fronte a una ripresa 2015 sempre piu' incerta. Lo ha affermato il partner di PriceWaterhouseCooper, Nicola Anzivino, presentando il 18esimo Global Ceo Survey realizzato da PwC alla vigilia del Forum di Davos e che fotografa il livello di fiducia sullo sviluppo globale e sul business di 1300 Ceo di 77 paesi. Dal rapporto emerge che a fronte di una scarsa fiducia nella ripresa economica nel 2015, soprattutto in Italia dove a crederci sono solo il 27% dei manager contro il 43% dello scorso anno e contro il 37% in tutto il mondo, e' aumentato l'ottimismo nei fatturati delle aziende.

"Gli italiani 'molto fiduciosi' sono il 20%, dato che pero' - ha spiegato Anzivino - puo' arrivare all'80% se si includono anche i 'fiduciosi'. Tale valore cresce al poi al 94% per le prospettive a 3 anni, valore massimo registrato negli ultimi 5 anni". Si respira tra le pagine del rapporto anche un certo ottimismo sull'occupazione aziendale: il 36% dei Ceo italiani intervistati valuta infatti un aumento del numero di dipendenti in azienda nei prossimi 12 mesi contro il 26% dell'anno scorso. Complessivamente la meta' dei Ceo di tutto il mondo prevede di incrementare il personale nell'arco del 2015, mentre solo il 21% si aspetta una riduzione dei dipendenti (valori simili a quelli dell'anno scorso).

"La maggiore fiducia per la crescita dei ricavi si sta trasformando in nuovi posti di lavoro e quindi i Ceo sono piu' ottimisti" ha spiegato Anzivino aggiungendo che pur trattandosi di un campione di sole 50 grandi aziende italiane prese in considerazione, questo potrebbe comunque generare un "effetto di trascinamento" anche nelle societa 'piu' piccole. Per quanto riguarda la crescita sia i manager italiani che quelli mondiali guardano con preoccupazione il 2015: crescita debole, incertezze geopolitiche con il timore di nuovi 'cigni neri' in economie emergenti dove l'Italia ha investito, governi alle prese con deficit e debiti pubblici troppo alti. E poi l'eccessiva regolamentazione, le tasse che aumentano e le cyberminacce. A livello mondiale il 37% dei manager crede nella ripresa contro il 44% del 2014. Sono anche aumentati i pessimisti cronici: il 17% dei ceo globali infatti ritiene anche possibile una contrazione della crescita, oltre il doppio rispetto a un anno fa (7%). Un 'mood' non condiviso pero' dalle economie emergenti, come India (59%), Cina (46%) e Messico (42%) che risultano maggiormente ottimisti rispetto a quelli che operano in economie sviluppate come Usa (29%) e Germania (33%).

A livello di fatturato e fiducia nel proprio business il 39% dei Ceo infatti, nonostante le prospettive negative sull'economia globale, resta fiducioso sulle prospettive della propria azienda. L'India guida la classifica dei ceo piu' ottimisti, con il 62%, seguita da Messico (50%), Usa (46%), Australia (43%), Regno Unito e Sudafrica (39%), Cina (36%), Germania (35%) e Brasile (30%). Mentre i piu' pessimisti sono i russi, appesantiti in prima persone dalla crisi Ucraina e dalle sanzioni, dove solo il 16% dei CEO e' ottimista. "Mentre alcuni mercati maturi come gli Usa sembrano in ripresa, altri come l'Eurozona continuano a dibattersi nelle difficolta' - ha spiegato Dennis Nally, presidente di PricewaterhouseCoopers International -. E se alcune economie emergenti continuano a crescere rapidamente, altre stanno rallentando. La fiducia dei CEO e' in discesa specialmente nei Paesi produttori di petrolio come conseguenza del calo dei prezzi del greggio. I CEO russi, per esempio, erano i piu' fiduciosi nel 2014, quest'anno sono quelli con la minor fiducia in assoluto. La fiducia e' crollata anche tra i CEO di Medio Oriente, Venezuela e Nigeria".

Per quanto riguarda le strategie di mercato Il 38% dei CEO afferma che gli Usa si trovano fra i primi tre mercati obiettivo per la propria crescita, seguiti da Cina (34%), Germania (19%), UK (11%) e Brasile (10%), classifica che coinvolge anche i Ceo italiani. Inoltre aumenta la voglia di internazionalizzazione: il 49% dei CEO Italiani dichiara di essere interessato al processo e di voler far crescere la propria societa' attraverso M&A, JVs o alleanze. Tornando alle preoccupazioni dei manager: al primo posto si conferma la sovra-regolamentazione, citata dal 78% dei CEO di tutto il mondo, seguita dalla disponibilita' di competenze chiave (73%), deficit e debito pubblico (72%), incertezza geopolitica (72%), aumento della pressione fiscale (70%), cyber-minacce e carenze di sicurezza dei dati (61%, in rapido aumento dal 48% dello scorso anno), instabilita' sociale (60%), il cambiamento dei comportamenti di acquisto (60%) e la velocita' del cambiamento tecnologico (58%). In particolare gli italiani temono invece i fattori potenzialmente destabilizzanti per le prospettive di crescita aziendale: il 78% la capacita' del governo di rispondere al deficit fiscale e al debito pubblico, il 73% i rischi geopolitici internazionali e il 71% l'aumento del carico fiscale. Gli italiani chiedono soprattutto al governo la creazione di un sistema fiscale piu' efficiente (89%), davanti all'accesso al capitale a condizioni competitive (38%).

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