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Economia

 

Vittorio Grilli (4)

E' sabato il il D-day per lo sblocco dei crediti vantati dalla imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Ben 90 miliardi di cui lo Stato metterà in pagamento 20 miliardi entro la fine dell'anno (10 entro giungo) e altri 20 nel 2014. Nel fine settimana si terrà infatti il consiglio dei ministri per varare il decreto, riunione prevista inizialmente per mercoledì, slittata poi ad oggi per ulteriori approfondimenti con il fronte delle imprese. Per questo motivo i ministri sono già stati preallertati e gli è stato richiesto di essere reperibili.

Il rimborso degli arretrati, "che in alcuni casi valgono diversi punti di Pil", è "una delle misure di stimolo principali che un Paese possa dare" ha fatto notare ieri il governatore della Bce, Mario Draghi, che ha spronato l'Italia a risolvere la questione dei rimborsi dei debiti della PA nei confronti delle imprese.

Mentre si cerca di stringere i tempi per risolvere la questione, sono continuati i commenti sul decreto: "Nella prima stesura era assolutamente insoddisfacente, quindi piuttosto che avere un pateracchio è meglio che ci si torni sopra e si faccia con calma", è stato il il giudizio del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, sulla decisione dell'esecutivo di Mario Monti di congelare il testo. Sull'ammontare dei debiti totali, intanto, emergono nuove cifre: dopo la stima di Bankitalia, che ha parlato di 90 miliardi a fine 2011, il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha indicato un ammontare superiore a 100 miliardi. Squinzi è intervenuto a margine dell'inaugurazione di Luiss EnLabs.

Giorgio Squinzi (3)

La sua presa di posizione è arrivata mentre Bruxelles ha precisato nuovamente all'Italia che il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese non può trasformarsi in un aumento né del deficit né del debito "oltre i limiti autorizzati". "Quando verifichiamo se uno stato membro ha rispettato gli obblighi nell'ambito della procedura di deficit eccessivo, dobbiamo tenere conto anche dell'evoluzione del debito", ha detto il portavoce della Commissione Ue, Olivier Bailly, leggendo una dichiarazione del commissario Ue agli affari economici Olli Rehn e facendo riferimento alla procedura d'infrazione contro l'Italia. Lo stesso Rehn, che ha avuto un lungo contatto telefonico con Mario Monti, ha sostenuto comunque che la Commissione "non vede l'ora che sia approvato il decreto legge sul pagamento della pubblica amministrazione. Non sarà la soluzione a tutti i problemi, ma è importante per sostenibilità delle finanze pubbliche". Fonti europee precisano inoltre che Bruxelles "si riserva di fare l'analisi", considera "positive" le intenzioni del governo, ma "non è disposto a firmare un assegno in bianco" e ricordano che "la riduzione del debito è più importante del deficit".

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