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Economia

Di Luca Spoldi

 

La recessione non passa, il Pil continua a calare, la “luce in fondo al tunnel” anziché avvicinarsi pare allontanarsi sempre di più : il risultato è che, nonostante le repressione fiscali in atto (che la manovra “d’autunno” di cui si vocifera con crescente insistenza rischia di inasprire, nonostante le dichiarazioni concilianti di vari esponenti del governo al riguardo), il rapporto indebitamento pubblico/Pil continua a peggiorare. Così se a primo fine trimestre, secondo Eurostat, il valore medio per l’intera area dell’euro (Ue-17) era pari al 92,2%, in crescita rispetto al 90,6% di fine 2012 (e all’88,2% di fine marzo 2012), per l’Italia il rapporto era già salito al 130,3% contro il 127% di fine 2012 e il 123,8% di fine marzo 2012.

Fin troppo facile, purtroppo, prevedere che nei trimestri successivi le cose non potranno che peggiorare: anche ipotizzando una tenuta (sempre più difficile, a causa del costante calo del reddito disponibile e dei consumi) delle entrate fiscali, se a fine anno il Pil italiano calerà, come prevede il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, dell’1,9%, quei 2034,763 miliardi di euro di debito che si erano andati accumulando a fine marzo scorso (in crescita rispetto ai 1988,629 miliardi segnati alla fine dell’anno passato e ai 1955,027 del marzo 2012) non peseranno più “solo” poco più del 130%, ma almeno il 132,8%, visto che il Pil si sarà ridotto entro fine anno appunto a poco più del 98% dell’ammontare di fine 2012, passando dai 1.565,916 miliardi segnati l’anno scorso a circa 1536,16 miliardi.

In realtà si andrà anche peggio, perché sul debito continuiamo a pagare interessi che, per quanto in calo rispetto ai picchi visti nel 2011-2012, restano più che consistenti. Secondo il Tesoro a fine giugno erano in circolazione 1727,29 miliardi di euro di titoli di stato circa, con una vita media di 6,46 anni e visto che sempre a fine giugno il rendimento composto lordo all’emissione era attorno al 3% per i Btp a 5 anni (tasso che saliva al 4,14% nel caso dei Btp a 10 anni), si può stimare in circa il 3,4%-3,5% (valore del resto allineato al Rendistato calcolato da Banca d’Italia, pari al 3,48% medio complessivo a fine giugno) il “peso” degli interessi sul debito pubblico italiano.

Riepiloghiamo: sempre che le cose non peggiorino (come è possibile) ed escludendo improvvisi miglioramenti (che paiono improbabili), a fine anno il debito, comprensivo del pagamento degli interessi, dovrebbe essere salito ad almeno2.057,83 miliardi, il Pil sarà sceso a 1536,16 miliardi e il rapporto tra le due voci sarà dunque pari al 133,96%. Detto in altri termini servirebbe una crescita nominale (crescita reale più inflazione) pari almeno al 3,5% solo per mantenere il debito/Pil stabile sul 130% a fine anno, il che con un’inflazione a fine giugno attorno all’1,2% vorrebbe dire almeno un 2%-2,5% di crescita del Pil reale. Il che è la variazione che Banca d’Italia si attende, ma cambiata di segno: la luce in fondo al tunnel sembra un treno che ci sta venendo contro a tutta velocità, qualcuno avvisi il macchinista prima che sia troppo tardi.

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